domenica 3 giugno 2018

CURARSI CON L'EDERA TERRESTRE (Curing with Terrestrial Ivy - HEDERA)



EDERA TERRESTRE


Se l'edera rampicante ama l'altezza, l'edera terrestre preferisce la posizione orizzontale; la prima scala tutti gli ostacoli che incontra e la seconda si accontenta di strisciare al livello delle formiche. Eppure le due specie hanno all'incirca le stesse proprietà. Pur non facendo parte della stessa famiglia (l'edera terrestre è cugina della salvia, della menta e della lavanda, vale a dire una labiata), esiste una certa somiglianza fra di loro per la forma delle foglie e, ancora di più, per le virtù terapeutiche.
L'edera terrestre ha il vantaggio di non essere mai tossica e pertanto la preferisco all'edera rampicante. È una pianta a lunghi ramoscelli striscianti, con foglie reniformi opposte.
Schiude i fiori viola chiaro o rosa lilla in maggio-giugno, vicino alle siepi, nei prati, nei frutteti; a parte il nome scientifico, la gente di campagna la battezza con i nomi più svariati.
Già ai tempi di Carlo Magno l'edera terrestre era citata in una specie di farmacopea intitolata: Rimedi contro tutte le febbri. Veniva usata per curare affezioni dei bronchi e dei polmoni, mali di testa, dolori al ventre, sbocchi di sangue, ferite ed emorragie interne. Ritengo l'edera terrestre uno dei semplici più utili.
Servitevi dell'edera terrestre come tonico. Ne trarrete grandi benefici, specialmente se il vostro stato di debolezza è imputabile a carenza di vitamine (la pianta è antiscorbutica, cioè ricca di vitamina C), o se la vostra mancanza di energia è dovuta a malanni dell'apparato respiratorio. L'asaro (altro nome con il quale è conosciuta) calma la tosse, libera i polmoni dalle mucosità e risolve gli attacchi di asma. È un'erba particolarmente indicata per i bambini. Inoltre, e non è cosa da poco, è diuretica e facilita il buon funzionamento dello stomaco e dell'intestino. Come l'edera rampicante, la adopereremo con successo per curare scottature, ascessi, ferite e ulcere. Lenisce le pene dei gottosi e dei reumatici. Sulla pelle ha un'azione tonificante che ne fa una vera erba di bellezza: con l'edera terrestre le donne si libereranno della brutta "pelle a buccia d'arancio" che si accompagna alla cellulite.
Basterà utilizzate l'edera terrestre contemporaneamente: per via interna (per I'effetto diuretico disintossicante) e per via esterna (in cataplasmi, lozioni, ecc.).




Raccolta

All'inizio dell'estate coglierete la pianta intera, le foglie e i fiori. Pulite bene dal terriccio le parti che avrete scelto e fatele essiccare rapidamente al sole o appese all'ombra in un locale asciutto. È essenziale preservare l'odore molto aromatico della pianta e pertanto si eviterà a qualsiasi costo I'umidità che la farebbe annerire e la priverebbe di tutte le sue virtù.


EDERA TERRESTRE
Glechoma hederaceum L.
Famiglia delle Labiate
Fiori viola chiaro

     Preparazione e impiego

INFUSO e DECOTTO - mettete da 10 a 2 pizzichi di fiori o di foglie in un litro d'acqua. (Da 2 a 3 tazze al giorno.)

LATTE - mettete una piccola manciata di pianta fresca in un litro di latte fresco e fate bollire. (Contro i disturbi polmonari: da prendere la sera prima di dormire, molto calda. Per i bambini ridurre la dose di edera a una mezza manciata.)

SUCCO FRESCO - spremete il succo di tutta la pianta fresca attraverso un telo e prendetene un mezzo bicchiere (un quarto di bicchiere per i bambini) in una tisana di borragine, di altea, di menta o di violetta.

POLVERE di foglie secche - 2 pizzichi al giorno in una tisana.

TISANA (uso esterno: impacchi, bagni locali, ecc.): misurate due manciate di pianta fresca o secco, per litro d'acqua.

BAGNI ALLE MANI e PEDILUVI - misurate una o due manciate di pianta per litro d'acqua.

CATAPLASMI (contro i dolori e contro la cellulite): usate le foglie e i fiori schiacciati, sia direttamente sulla pelle, sia mescolati a farina di lino.




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INDICE DELLE MALATTIE E DELLE PIANTE INDICATE PER CURARLE
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CURARSI CON L'EDERA RAMPICANTE (Curing with Climbing ivy - HEDERA)



EDERA RAMPICANTE

Se le piante avessero un loro motto araldico, quello dell'edera sarebbe: "Dove m'attacco muoio". L'edera comune, scegliendo i grandi alberi sui quali arrampicarsi, cerca soprattutto l'esposizione al sole. Non avendole la natura dato un tronco suo, la povera edera deve sfruttare quello delle piante più fortunate per innalzarsi verso il sole. C'è chi la chiama edera dei poeti, facendone il simbolo dell'amore fedele; chi, meno caritatevolmente, la chiama boia degli alberi. Eppure la nostra pianta non vive da parassita perché anche se si abbarbica ai tronchi degli alberi, non ne succhia la linfa. Tutti conosciamo le caratteristiche foglie a cinque lobi, lucide e verde scuro, ma le cime dei rami in fiore delle vecchie piante hanno foglie ovali, piuttosto somiglianti a quelle del pero.
L'edera fiorisce in autunno, vera rarità nella natura, con delle infiorescenze a ombrello e i suoi frutti, grandi come piselli, maturano e diventano neri in inverno.
Presso i greci, l'edera era dedicata a Dioniso, il dio del vino, della gioia di vivere e della vitalità. Era anche il simbolo dell'immortalità. I medici di allora, come Dioscoride, la propinavano nella cura di tutte le malattie e particolarmente la dissenteria, i malanni della milza, le ulcere, le otiti e il mal di denti.
Nel Medio Evo la lista dei malanni per i quali I'edera è raccomandata si allunga fino a comprendere I'itterizia, l'insonnia, la sordità, i disturbi della vista, il mal di testa, le irregolarità delle mestruazioni, ecc. 
Sono solito dire che I'edera è a un tempo la migliore e la peggiore delle erbe. 
La peggiore perché, presa a forti dosi per via interna, è molto tossica. I sintomi di avvelenamento si manifestano prima con vomito, diarrea, irritazione dello stomaco e dell'intestino e infine con seri disturbi del sistema nervoso che finiscono per colpire le meningi. Gli animali sono sensibili in gradi diversi alla tossicità della pianta; può capitare che, particolarmente affamati, tordi e cincie si cibino delle bacche dell'edera, ma ricordo di un amico che teneva la gabbia del canarino vicino a una pianta d'edera: il canarino ne mangiò le bacche e rimase stecchito.
Per uso esterno, e solamente esterno, l'edera vi può rendere dei meravigliosi servigi. È leggermente eccitante, febbrifuga e sudorifera. Ha la virtù di regolarizzare le mestruazioni. È emolliente, vale a dire che ha la proprietà di restituire ai tessuti lesi il loro stato normale (in casi di ulcere, di gonfiori, di tumefazioni, ecc.). Viene somministrata I'edera per curare delle gravi scottature; inoltre è antireumatica e il miglior calmante di dolori che si possa trovare a due passi da casa se non addirittura sul balcone. Oggi, che cominciamo a renderci conto dei pericoli che presentano i vari analgesici chimici con i loro effetti secondari, rivolgiamoci all'edera che la natura ci mette gratuitamente a disposizione: fate uso dei cataplasmi, dei gargarismi, dei bagni di edera ogni volta che dovete lenire un dolore: che si tratti di un mal di denti, di orecchi o di un attacco di gotta.
Oltre a tutte le virtù che ho già elencato, l'edera ne possiede altre tre che debbo far presente: prima di tutto, come tutte le piante amare, è fortemente stomachica, è un buon diuretico e infine ha anche delle qualità cosmetiche notevoli. Applicata in cataplasmi dissolve il grasso e fa scomparire la cellulite. Se è il simbolo dei cuori fedeli in amore è anche una preziosa collaboratrice delle donne che tengono alla loro bellezza. Non mi sembra proprio che ci sia conflitto fra queste due proprietà.




Raccolta

Dell'edera utilizzerete solamente le foglie, eventualmente i fiori, ma mai i frutti che sono decisamente troppo pericolosi soprattutto per i bambini. In fondo l'uomo è una bestia debole e cagionevole; si dice che le capre e le pecore divorino I'edera e ne ricavino il beneficio di un accrescimento della secrezione del latte. Cogliete le foglie in qualsiasi stagione e solo nella quantità necessaria al momento perché vanno usate fresche. Scegliete di preferenza un'edera che cresca in boschi lontani dall'inquinamento. Non sarebbe una cattiva idea se metteste una piantina di edera ai piedi del muro di casa vostra, tenendo a mente però che questa pianta mette delle radici enormi che potrebbero crearvi delle difficoltà.




Preparazione e impiego

DECOTTO per uso esterno (lozioni, impacchi, ecc. contro i dolori): una manciata di foglie fresche per litro d'acqua.

CATAPLASMI contro i dolori, i reumatismi, ecc.: applicate direttamente sulla parte da curare una poltiglia di foglie fresche; oppure mescolate 1/4 di foglie di edera macinate a della farina di lino.

IMPACCHI contro la cellulite: preparate un decotto di foglie fresche e inzuppatene un telo che metterete sulla parte del corpo da "ridurre".

CATAPLASMI contro il mal di denti e la carie dentaria: preparate un infuso di foglie fresche con quattro o cinque pizzichi per litro; salate abbondantemente; naturalmente non inghiottite...
In farmacia potete trovare anche delle gocce di edera molto efficaci per curare le tracheiti ribelli dei vostri bambini.

NOTA: Ricetta per curare la scabbia: si tratta di una macerazione di edera che vi consiglio: 
mettete a bagno per 24 ore una manciata di foglie di edera in un litro di aceto di vino; filtrate con un telo. Applicate il liquido, leggermente diluito con acqua, sulle parti ammalate, con impacchi, mattina e sera per una settimana.




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CURARSI COL CIPRESSO (Curing with Cupressus)

Campo di grano con cipressi - Vincent van Gogh (1889)

CIPRESSO

Nessuno saprà mai dipingere meglio di Van Gogh le verdi fiamme dei cipressi sotto l'azzurro cielo provenzale. Nessuno, meglio di lui, saprà cantare il mistero di questi alberi tristi, piegati dal vento. Da sempre il cipresso è stato circondato da un alone di magia. Platone, addirittura, sosteneva che il legno di cipresso superasse in durezza il bronzo delle statue, e nelle foglie sempreverdi ravvisava il simbolo dell'immortalità dell'anima. Orazio ne faceva un simbolo della tristezza offertoci dalla natura. Gli antichi persiani mettevano il cipresso al centro del loro paradiso. 
Esistono diverse specie di cipressi e molte varietà della specie comune, o cipresso sempreverde (cipresso maschio, cipresso femmina, cipresso italiano). Il cipresso è una conifera che raggiunge un'altezza di circa venti metri, ha rami corti, coperti da piccole foglie squamiformi carnose. I fiori maschi, piccolissimi, crescono vicini ai fiori femmina che sono grigio verdastri con riflessi rosa o violacei. Maturando, i fiori femmina si trasformano in frutti ovoidiformi di due o tre centimetri rivestiti da una decina di scaglie esagonali.
Anticamente i greci solevano far respirare l'aria balsamica dei boschi di cipressi ai malati di petto. Il loro grande medico, Ippocrate, ricorreva alle fibre del cipresso per curare le malattie dell'utero e del retto, e il collega Galeno prescriveva i fiori femmina per combattere la diarrea. In seguito, nel Medio Evo, i rametti di cipresso acquisirono fama di guarire le emorroidi. Del cipresso, di solito, utilizziamo il legno, i rametti e i frutti (noti come galbuli o coccole).
Io ho verificato personalmente tutte le virtù che gli antichi attribuivano al cipresso, ma gli ho anche riscontrato proprietà sudorifiche, diuretiche e anti-emorragiche. Mi ricordo bene di aver visto curare una volta, con solo cipresso, un bambino afflitto da enuresi... insomma, un bambino che faceva pipi a letto.




Raccolta

In primavera, quando la linfa sale, cogliete i ramoscelli del cipresso. In maggio-giugno, subito dopo la fecondazione, raccogliete i frutti teneri ancora verdi e carnosi (galbuli); non aspettate che si induriscano perché allora avranno perso quasi tutte le loro virtù curative. Il legno lo si può prelevare in qualsiasi stagione.




Preparazione e impiego

INFUSO e DECOTTO di legno di cipresso (per lenire affezioni uterine o rettali): pestate bene, per litro d'acqua, del legno di cipresso fresco o mezzo essiccato (quanto ne può contenere una scatola di fiammiferi). Bevetene da 2 a 3 tazze al giorno.

INFUSO e DECOTTO di ramoscelli di cipresso (per lenire le emorroidi): un ramoscello verde per litro d'acqua. Bevetene 2 tazze al giorno.





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