mercoledì 20 giugno 2018

LA PSICANALISI (Psychoanalysis) - Freud, Jung, Adler, Rank, Stack Sullivan



LA PSICOANALISI

Pioniere del sistema di risolvere i problemi mediante la psicoanalisi è stato il medico austriaco Sigmund Freud (1856-1939), alla fine dell'Ottocento. Freud, che curava pazienti affetti da disturbi psichici, introdusse la teoria che il comportamento e le emozioni umane sono ampiamente influenzati da desideri inconsci. I problemi emotivi, sosteneva, traggono origine dalle esigenze e dalle frustrazioni sviluppatesi nell'infanzia. Nella maggior parte delle persone queste sensazioni rimangono nell'inconscio, in quanto legate ad aspetti sessuali che suscitano timore o vergogna.

L'esplorazione della mente

Secondo Freud, la mente si divide in tre parti. L'Io rappresenta la parte di cui la persona è solitamente conscia, cioè quella che percepisce, ricorda e prova sensazioni, e che programma anche cosa fare oggi, domani o la settimana prossima.
Le altre parti della mente, il super-Io e l'Es - sosteneva sempre Freud - sono in gran parte inconsce.
Il super-Io si riferisce alle regole imposte dai genitori, dalla società e dalla morale, e dice al soggetto ciò che è bene e ciò che è male. Quando entra in conflitto con qualcosa che si è fatto o che si desidera, può generare disagio, vergogna o ansia.
L'Es si identifica in molti desideri, appetiti e voglie, e può entrare in diretto contrasto con il super-lo. L'Io funge da mediatore tra le pulsioni dell'Es e le proibizioni del super-Io; le cose che si fanno o non si fanno, che si dicono o non si dicono sono considerate il risultato di questo processo continuo e inconscio.

Tecniche di psicoanalisi

Gli psicoanalisti ritengono che i problemi che affliggono nell'infanzia affiorino alla superficie nella vita adulta sotto forma di disaccordi coniugali, di eccessi nel mangiare, di abuso di alcol e di altre situazioni critiche.
La psicoanalisi, a differenza di molte altre terapie, non è principalmente rivolta all'alleviamento di questi sintomi, bensì alla graduale individuazione delle cause sottostanti, nascoste in ricordi repressi. Finché non viene alla luce il conflitto di base, sostengono gli psicoanalisti, la cura di un sintomo - quale l'eccessivo consumo di alcol - lascerà semplicemente il posto a un altro, per esempio a una forma di ansia patologica o ad abusi alimentari.
L'approccio analitico alla soluzione dei problemi comporta alcune metodiche fondamentali con cui I'analista tenta di aiutare I'individuo a penetrare nel proprio inconscio.
Nell'analisi classica le sedute sono frequenti, solitamente 4 o 5 alla settimana. In ciascuna seduta, che dura di solito dai 45 ai 50 minuti, il paziente viene fatto sdraiare su un lettino, mentre I'analista siede al suo fianco o dietro di lui, fuori della sua vista. Il soggetto viene invitato a lasciarsi andare liberamente, cioè a dire tutto ciò che gli viene in mente, senza autocensure.
Si ritiene che queste associazioni spontanee diano inizio a un processo di scioglimento della mente; in tal modo gli atteggiamenti e i ricordi piri intimi e determinanti cominciano ad affiorare alla superficie.
Mediante il rapporto tra paziente e terapista vengono alla luce le esigenze e i conflitti repressi. L'analista rimane passivo, traendo interpretazioni finalizzate a vincere la resistenza dell'individuo a riconoscere e a far fronte a emozioni e ricordi sepolti nella mente. A poco a poco, in teoria, le sensazioni represse positive e negative del soggetto cominciano a manifestarsi nel rapporto che si va sviluppando con l'analista.
Attraverso questo processo, comunemente noto come "transfert" , il paziente può provare nei confronti del terapista amore, odio o rabbia, che vengono considerati come una riattivazione di sentimenti che il paziente nutriva in passato nei riguardi di altre persone importanti della sua vita. Separando la realtà di questi sentimenti dalla loro componente fantastica e scoprendone le premesse, I'analista aiuta il paziente a distinguere i sentimenti reali da quelli proiettati, il passato dal presente e a integrare queste emozioni nella sua coscienza.
L'interpretazione dei sogni è un'altra tecnica cui ricorrono gli psicoanalisti per scavare nell'inconscio, ed è proprio questo studio che ha reso famoso Freud. I critici della teoria freudiana fanno presente che la sua interpretazione dei simboli e degli eventi onirici è soprattutto di carattere sessuale e riflette la convinzione che i desideri sessuali del bambino siano al centro dei conflitti interiori dell'adulto.
L'interpretazione dei sogni resta comunque la base di molte forme di psicoanalisi.

I soggetti idonei alla psicoanalisi

La psicoanalisi è utile soprattutto a chi è disposto a sottoporsi a una lunga indagine per conoscere se stesso e a tutti coloro che presentano disturbi caratteriali.
Può darsi anche che a ricorrere alla psicoanalisi siano persone soddisfatte delle loro condizioni, ma che provano I'esigenza di modificarsi per un senso di disagio personale o stimolato dai rapporti interpersonali.
La psicoanalisi ha avuto la sua maggiore diffusione nei Paesi di origine anglosassone, in particolare negli Stati Uniti, dove, specialmente tra il 1940 e il 1960, ha fortemente influenzato anche la cultura letteraria.
Quest'ultimo aspetto ha contribuito a far diventare di moda le terapie psicoanalitiche. Attualmente la psicoanalisi, pur mantenendo viva la sua importanza culturale, ha perso gran parte della sua credibilità scientifica, in particolare per quanto riguarda l'interpretazione dei sogni, che costituisce uno dei fondamenti dell'analisi dei disturbi del paziente.
Le ricerche della neurobiologia e della neuropsicologia, in notevole espansione in questo ultimo decennio, e la dimostrazione che molti conflitti psichici nascono da un'alterazione della biochimica del cervello hanno messo in crisi la psicoanalisi. Ma a far perdere clienti agli psicoanalisti ha contribuito anche la scoperta dei tranquillanti, che risolvono a un costo notevolmente piri basso situazioni di ansia, depressione e nevrosi. Altre tecniche vanno intanto sviluppandosi, come quelle della psicoterapia.

La psicoterapia

Nel prendere in considerazione i mezzi per risolvere i propri problemi, è importante non confondere la psicoanalisi con la psicoterapia.
La psicoterapia psicoanalitica è una terapia colloquiale, in cui il paziente e il terapista, profondamente convinto dell'esistenza di processi inconsci, si incontrano (solitamente una o due volte alla settimana) e si siedono faccia a faccia. La terapia continua per tutto il tempo necessario per risolvere i problemi, con soddisfazione del paziente, il che può essere questione di mesi o, più frequentemente, di anni.
Le terapie di breve durata sono in genere indicate per persone sostanzialmente a posto, che devono risolvere un singolo problema specifico, di solito risultante da un "conflitto intimo", cioè una reazione o un comportamento disadattati. Hanno un limite di tempo, abitualmente compreso tra le 6 e le 20 sedute. Lo scopo di questo tipo di terapie è di portare a livello cosciente il conflitto intimo, analizzare quello e soltanto quello, e risolverlo.

Come scegliere il terapista

Il rapporto tra paziente e terapista è un elemento essenziale per il successo della terapia ed è importante scegliere un professionista affermato, con cui si riesca a stabilire un rapporto e in cui si abbia fiducia. Ci si può far consigliare in proposito dal proprio medico curante, o da uno specialista come un neurologo, quest'ultimo anche in grado di valutare se, nel caso specifico, è consigliabile un trattamento psicoanalitico o una psicoterapia.


Altre scuole psicoanalitiche

Tutte le moderne terapie analitiche derivano dalla psicoanalisi freudiana e la maggior parte dei nomi più noti del settore sono stati in passato membri della Scuola di Freud.

Carl Gustav Jung (187b-1961), svizzero, psichiatra e seguace di Freud di cui era minore di circa vent'anni, in seguito se ne staccò, in quanto riteneva che vi fossero altre dimensioni dell'inconscio personale, oltre ai desideri sessuali dell'infanzia. Gran parte dell'opera di Jung si basava sulla sua profonda conoscenza delle religioni, delle credenze popolari e delle filosofie delle diverse culture, riconoscibili, a suo parere, nei sogni e nelle fantasticherie della gente.
Jung basava la sua teoria sul fatto che tutti gli individui posseggono, indipendentemente dal proprio sesso, una personalità ambigua, composta di una parte maschile, che egli definiva "animus", e di una parte femminile ("anima") e che la maggioranza delle persone non è consapevole di questo dualismo. Jung sottolineava che se l'individuo non riconosce la propria dimensione maschile e femminile, il mancato riconoscimento può generare squilibri e difficoltà nei rapporti con gli altri. Pertanto, una donna che non sia in contatto col proprio animus può essere portata ad andare incontro a insuccessi nel rapporto con uomini decisamente virili, che si dimostrano alla fine troppo duri. Ristabilendo il contatto col lato maschile di sé attraverso l'analisi, la donna può scoprire di non avere bisogno di questo tipo di uomini, sviluppando cosi un buon rapporto con individui più gentili e meno dominatori.
Jung riteneva che il suo approccio terapeutico fosse adatto soprattutto a persone dimezza età, bisognose di dare alla propria vita una prospettiva e un significato.
Pensava anche che fosse importante prestare attenzione alla particolare fase della vita che la persona sta attraversando e ai cicli di 7 anni che, dal suo punto di vista, sono comuni a tutti gli uomini.

Alfred Adler (1870-1937), psichiatra austriaco, aveva in cura molti bambini e rimase impressionato dalla misura in cui un ragazzo che andava male in un settore, per esempio a scuola, riuscisse a compensare la mancanza dando ottime prove di sé in un altro, per esempio nello sport. Sviluppò la teoria del "complesso di inferiorità" e del "complesso di superiorità", che vi si oppone.

Otto Rank (1884-1939), austriaco, che non era abilitato all'esercizio della medicina, si occupò soprattutto delle cause dell'ansia. Era convinto - come Freud di cui era allievo - che tutti i problemi fossero causati da eventi del passato. Avanzo la teoria del "trauma della nascita", basata sulla convinzione che tutte le ansie abbiano origine da quell'ansia iniziale. Considerava pertanto i timori dell'intimità, dei contatti sessuali, della morte e della separazione come paura di uscire dal grembo materno, del cambiamento e delle conseguenze finali. Egli impostava la sua terapia definendo subito quanto sarebbe durata e preparava il paziente al distacco finale per fargli superare il "trauma" della separazione.
In questo senso, Rank può essere considerato il padre delle terapie a breve termine, in quanto i suoi interventi erano sempre limitali nel tempo e il trattamento non durava più di qualche mese.

Harry Stack Sullivan (1892-1949) fu il primo grande psichiatra americano. Aveva una profonda conoscenza dei processi inconsci, ma riteneva che non vi fossero strutture inconsce. Basò la sua teoria sui rapporti interpersonali.
Reputava che il comportamento umano fosse motivato dallo sforzo di raggiungere la soddisfazione e da altri conflitti estenuanti per ottenere la sicurezza, che gli individui si potessero mettere in relazione gli uni con gli altri in modo positivo o negativo e che potessero apprendere a confrontarsi in maniera più soddisfacente.
Per alcuni versi fu il precursore di molte terapie comportamentali a breve termine.


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