giovedì 9 giugno 2016

CURARSI CON IL FIENO GRECO - Trigonella foenum-graecum (Curing with Fenugreek)



IL FIENO GRECO

Trigonella foenum-graecum L.
Famiglia delle Papilionacee
Fiori biancastri

Mi rallegra sempre incontrare questo umile cugino del trifoglio e dell'erba medica, dai fiori giallo pallido, nelle macchie e nelle pietraie. Lo conosco come apportatore di felicità e viene utilizzato, assieme alla santoreggia, lo spondilio e la celidonia, nei filtri d'amore... Ma non crediamo, però, che questa sia la sua unica virtù (!): era già coltivato nell'Egitto dei Faraoni e serviva alle cerimonie religiose, ma ho un fondato sospetto che fosse utilizzato per altri fini. I greci ne avevano un'altissima opinione e se il prosaico Catone il Vecchio lo destinava al bestiame, i monaci del Medio Evo lo coltivarono per curare numerose malattie: disturbi del fegato, di reni, palpitazioni, intossicazioni del sangue, abbassamento della vista e febbri...
Vi sono due varietà di fieno greco (chiamato anche trigonella), una selvatica, comune nelle regioni mediterranee assolate e I'altra coltivata, che si trova nei posti più impensati perché ama evadere dai campi dove vogliamo rinchiuderla. Tutte e due sono toniche, ricostituenti e fortificanti ma non agiscono da "eccitanti": al contrario, con la loro funzione calmante regolano, ordinano e quindi stimolano le funzioni dell'organismo.
Il fieno greco ridona l'appetito agli infermi spossati (le belle orientali ne facevano uso per dare alle forme le rotondità apprezzate dai loro uomini...), è ricco di elementi indispensabili (fosforo, ferro, zolfo, ecc.), favorisce la riproduzione delle cellule e dei globuli rossi e ridona le cariche di energia perduta. Inoltre, in virtù della mucillagine di cui è generosamente provvisto, "lubrifica" i complicati ingranaggi dell'organismo. 
Non lo raccomando per delle indicazioni particolari ma come cura per tutte le malattie da debolezza (anemia, apatia) e in tutti gli stadi delle malattie infettive.




RACCOLTA


Se ne avete il tempo, raccogliete i frutti del fieno greco in campagna, ma credo che sia molto più semplice coltivarne un piccolo appezzamento nel vostro orto. Ama il terreno argilloso e calcareo e non vuole troppa acqua. Si può piantare sia in autunno che in primavera; raccoglietene i baccelli (che rassomigliano un poco a quelli dei piselli o a quelli dei fagioli) quando sono ben maturi. Lasciateli seccare su un pavimento pulito, poi batteteli e raccoglietene i semi che sono la parte attiva della pianta.




Preparazione e impiego

SEMI MACINATI: due cucchiaini da caffè al giorno con del miele, del pan pepato, del cioccolato, ecc.

DECOTTO di semi: mettetene una manciata, dopo averli macinati grossolanamente, in un litro d'acqua; lasciate sul fuoco per un buon quarto d'ora. (Da 2 a 3 tazze al giorno.)

DECOTTO per uso esterno (clisteri, lozioni, ecc.): mettete 2 manciate di semi macinati in un litro d'acqua.

BAGNI ALLE MANI E PEDILUVI: userete la stessa ricetta del decotto precedente.

NOTA: I semi secchi del fieno greco sprigionano un odore piuttosto forte (in grado di allontanare le tarme, le cimici, i punteruoli del grano), che alcuni trovano piacevole e che per altri è disgustoso. Se siete di quelli che proprio non lo sopportano, mettete i vostri semi per due minuti nell'alcool bollente e asciugateli rapidamente in un panno. Questo procedimento li rende inodori. 
Se intendete farne uso solamente per via interna, vi consiglio di non prolungare la cura per più di una settimana, per poi riprenderla dopo otto giorni di interruzione. 

Questa pianta contiene un principio attivo, la trigonellina, che a lungo andare potrebbe essere nociva.






   
INDICE DELLE MALATTIE E DELLE PIANTE INDICATE PER CURARLE

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CURARSI CON LA GRAMIGNA (Cynodon dactylon) (Curing with Bermuda grass)


LA GRAMIGNA

Cynodon dactylon (L.) Persoon
Famiglia delle Graminacee
Fiori violacei


Alcune umilissime e dimesse graminacee hanno virtù sorprendenti. I contadini vi saranno ben grati se libererete i loro campi dalla gramigna: per loro questa erba tenace è una vera peste. Ma la tenacia stessa della gramigna non dimostra forse la sua straordinaria vitalita?
Sono almeno due le "erbe" note come gramigna: una, più grande, detta gramigna italiana o capriola e la piccola gramigna, o gramigna officinale o erba canina. 
L'una e l'altra hanno analoghe virtù medicinali e l'antica erboristeria le raggruppava sotto l'unico nome di Rhizoma graminis. 
La prima specie è diffusa nei terreni silicei; è una pianta di altezza variabile da 20 a 50 centimetri, dal rizoma ramoso e strisciante che butta numerosi stoloni, ha foglie piccole e grigiastre e la spiga o fiore è costituita da rametti disposti a ombrello e formati da piccoli fiori violacei. 
La seconda specie, più infestante e tenace, è tristemente nota a quanti tengono al loro giardino; si trova altrettanto bene nei terreni incolti, che nutrono le sue corte radici, il rizoma ramoso e strisciante, le foglie molli leggermente azzurrine e le piccole spighe di fiori appiattiti. 
I fiori sono raccolti in spighe formate da due serie di spighette parallele. 

È un fatto che i cani (e anche i gatti) si purgano con la gramigna: li ho visti io stesso farlo. Le lezioni di Madre Natura, anche se ci vengono dai suoi umili rappresentanti a quattro zampe,
devono essere sempre seguiti...

Della gramigna adoperiamo principalmente le parti sotterranee e i germogli, ma anche le foglie, gli steli e le spighe mature non sono privi di virtù. La pianta è diuretica e depurativa, ha azione sudorifera ed è rinfrescante. La raccomando in tutte le malattie infettive accompagnate da febbre, in tutti i casi di disturbi urinari (infiammazione dei reni e della vescica, reumatismi, gotta e coliche renali), ma anche quando vogliamo combattere casi di itterizia, cellulite, coliche epatiche o calcoli biliari refrattari ad altre forme di medicazione. 
Le lunghe radici sono utilizzate per farne delle scope: ma è nel vostro intestino che faranno la pulizia più efficace. Affidatevi a loro per le grandi pulizie primaverili del vostro organismo!




Raccolta

La gramigna è un'erba vivace e pertanto è consigliabile estirparne le parti sotterranee in autunno; per poter far ciò, consiglio di localizzare al momento della fioritura le parti sotterranee, a scanso di errori. Le parti aeree della pianta si possono cogliere durante tutta la bella stagione. Rinnoverete spesso la vostra provvista di radici poiché si deteriorano rapidamente.





  
Preparazione e impiego

DECOTTO di pianta intera: mettete una piccola manciata di foglie, spighe e radici lavate e pestate in un litro d'acqua. (2 tazze al giorno, oppure 4 tazze per 3 o 4 giorni come "cura di primavera" per prevenire disturbi al fegato.)

INFUSO rinfrescante e depurativo: mettete una piccola manciata della parte sotterranea della gramigna (preferibilmente fresca) a bollire per un minuto in un litro d'acqua; buttate questo primo liquido, raschiate accuratamente la radice e rifatela bollire per una decina di minuti in un litro d'acqua già a bollore; aggiungete un pizzico di liquirizia, un pizzico di menta e la parte esterna della scorza di un limone (2 tazze al giorno). (Questa tisana la raccomando particolarmente in tutte le malattie del fegato e della vescica: itterizia, calcoli biliari, coliche renali, cistite, ecc. La consiglio anche contro la cellulite, la ritenzione di liquido e la gotta. La radice della gramigna è molto coriacea ed è per questo che raccomando di farla bollire due volte per estrarne il massimo dei principi attivi.)

SUCCO FRESCO di pianta intera: pestate la gramigna appena colta; spremetene il succo attraverso un telo; prendetene 5 cucchiai da minestra al giorno con un po' di miele. (Contro
le malattie del fegato.)


Infiorescenza di gramigna



  
ERBE MEDICINALI - FITOTERAPIA

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