lunedì 25 luglio 2016

CURARSI CON IL RIBES (Curing with the Redcurrant)



   
IL RIBES


Poche piante sono più belle a vedersi di questo arboscello che si intrufola nelle siepi e che d'estate s'incorona di grappoli di piccoli frutti rosso vivo (frutici) delicatamente aciduli. 
II ribes proviene dalla Scandinavia; gli svedesi lo chiamavano rips, e i danesi ribs, d'onde il nome di ribes e il nome della famiglia: Ribesiacee.
Oltre al ribes nero che descriverò più oltre, esistono due importanti specie di ribes: il ribes spinoso (che i francesi chiamano volgarmente anche ribes da pesce sgombro), e il ribes a grappoli (o ribes rosso o ribes comune). 
Il ribes da pesce sgombro è stato chiamato con questo strano nome per I'uso che se ne faceva nel Medio Evo come condimento per il pesce e in particolare per gli sgombri; è un arbusto molto spinoso alto da un metro a un metro e mezzo, con piccoli fiori verde pallido e frutti ovoidali giallastri della dimensione di un pisello nella varietà selvatica (le varietà coltivate hanno frutti più grossi delle ciliegie). 
Questa specie, allo stato selvatico, è diffusa in quasi tutta l'Europa, in gran parre dell'Asia e dell'Africa settentrionale; fiorisce fra marzo e maggio e i frutti maturano 2 o 3 mesi dopo. 
Il ribes rosso, dagli incantevoli frutti color rubino, talvolta rosa pallido, giallastri o bianchi, discende probabilmente, nella sua forma attuale, da diversi incroci con una razza selvatica diffusa in Gran Bretagna, in Belgio, nei Paesi Bassi e nella Francia settentrionale; fiorisce in aprile o in maggio e i frutti maturano, secondo le località, in luglio o in agosto.
Queste due specie di ribes sono eminentemente rinfrescanti e lassative.  Una signora che conosco, afflitta da una stitichezza refrattaria a tutti i rimedi, è guarita in pochi giorni utilizzando questi frutti. 
Che se ne beva il succo, che si mangi fresco, in gelatina o in sciroppo, il ribes decongestiona l'intestino e il fegato, stimola le digestioni lente, calma le affezioni della pelle dovute a disfunzioni dell'apparato digestivo.
È inoltre utilissimo per depurare l'organismo da tossine (reumatismi, gotta, itterizia, infiammazioni delle vie urinarie, malattie infettive come morbillo, scarlattina, ecc.). 
La sua radice è molto attiva per combattere l'eccesso di albumina; i frutti, schiacciati e applicati esternamente, sono curativi per traumi, tagli e scottature.




Raccolta

Mangiate a volontà il ribes fresco; per conservarlo fatene dello sciroppo e della gelatina: le ricette non mancano nei libri di cucina (e chissà che le donne che mi leggono non abbiano una loro ricetta personale). Se volete servirvi delle radici, estirpatele in autunno; non è necessario distruggere la pianta: basterà prelevare qualche ramificazione della radice (essiccatele all'ombra).




Preparazione e impiego

DECOTTO di radici  (ed eventualmente di foglie fresche): mettete una bella manciata di radici tagliate a pezzetti o di foglie, in un litro d'acqua. (3 tazze al giorno in caso di albuminuria).

BAGNI ALLE MANI E PEDILUVI (lassativo e depurativo): schiacciate una buona manciata di ribes fresco con una foglia e un pezzetto di radice per litro d'acqua. (Da uno a due bagni al giorno.)





   
INDICE DELLE MALATTIE E DELLE PIANTE INDICATE PER CURARLE


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venerdì 22 luglio 2016

CURARSI CON L'ENULA (Inula helenium) Curing with Elecampane



  
ENULA 
Inula helenium L.
Famiglia delle Composite
Fiori gialli

Questa cugina della margherita, dai fiori gialli sfavillanti come piccoli girasoli, fiorisce dal principio della primavera all'autunno avanzato. Viene spesso coltivata come pianta ornamentale; allo stato selvatico si può trovare sui cigli dei fossi e nei boschi umidi, con le sue grandi foglie ruvide nella parte superiore e vellutate nella parte inferiore.
Esistono molte specie di enula ma la più bella e la più benefica è la grande enula, detta: enula campana, elenio, antiveleno o panacea di Chironte.
Il nome di enula potrebbe derivare dal greco helena "piccola cesta", ma io preferisco immaginare, come già Teofrasto e Dioscoride, che questa pianta fosse cara alla bella Elena,
moglie di Menelao e amante di Paride, a causa della quale achei e troiani si sgozzarono per dieci anni. Qualunque sia la verità storica, questa è una delle piante medicinali più anticamente conosciute. Ad Atene, a Roma e nell'Europa medievale veniva prescritta per curare bronchiti, tosse, pertosse, polmonite e malattie di cuore. In Germania se ne ricavava addirittura un vino considerato efficace per guarire nientemeno che la peste, e che chiamavano "vino di san Paolo", o "pozione di san Paolo".
Ho avuto mille volte modo di convincermi che I'enula è un eccellente tonico generale e stimolante delle mucose. Non andrò fino a dire - come fu detto in passato - che, da sola, guarisce la tubercolosi. Però la considero benefica in quasi tutte le malattie dell'apparato respiratorio: angine, bronchiti, tosse, asma, pertosse, polmonite e pleurite. 
La pertosse - o tosse convulsa - non è più una malattia tanto comune oggigiorno, mi ricordo però di aver visto un medico erborista dare sollievo e addirittura guarire un bambino che ne era affetto curandolo con infusi e bagni di enula. 
È la bronchite cronica che, grazie all'inquinamento dei nostri giorni, gareggia oggi con I'infarto come causa di morte: conveniamo quindi che l'enula ha grossi servigi da rendere a tutti noi... 
Questa pianta, però, non limita i suoi benefici alle vie respiratorie: è anche diuretica (e quindi indicata per combattere la pigrizia dei reni, la gotta, i reumatismi, ecc.); è sudorifera, disinfettante e depura il sangue (e ciò la rende specialmente valida quando vorremo curare malattie infettive); ha notevoli proprietà curative in certe malattie della pelle (dermopatie, acne, erpete, piaghe superficiali come tagli e ulcerazioni); stimola l'appetito, coadiuva le funzioni dello stomaco, calma i bruciori di stomaco e le nausee.



Raccolta

Dell'enula utilizzeremo solamente la "radice" che, in effetti, è un rizoma corto e grosso con varie diramazioni. L'autunno è il momento più indicato per estirparla essendo la parte, in questo periodo, più ricca di principi attivi. Tagliate la radice in dischetti dopo averla scrupolosamente spazzolata, e fatela essiccare. Con l'andare del tempo acquisterà un delizioso odore di violetta. Se volete coltivare I'enula in giardino, riservatele un angolo dove il terreno è grasso, fresco e sarchiato in profondità.


Radice di Enula




  
Preparazione e impiego

INFUSO di radici di enula: mettete una mezza manciata di radici pestate per litro d'acqua. Bevetene da 2 a 3 tazze al giorno.

DECOTTO di radici (essendo piuttosto sgradevole al gusto, lo consiglio per uso esterno in compresse, ecc.): mezza manciata di radici per litro d'acqua.

BAGNI ALLE MANI E PEDILUVI: regolatevi come per la ricetta precedente, eventualmente aggiungendo in stagione qualche fiore fresco.

VINO: una abbondante manciata di radici affettate in un litro di vino bianco. Lasciate riposare una settimana e zuccherate. Ne berrete un bicchierino ad ogni pasto.

INALAZIONI: respirate sotto un panno il vapore del decotto molto caldo e concentrato per curare i malanni dell'apparato respiratorio. Usate due manciate di radice per litro d'acqua.




INDICE DELLE MALATTIE E DELLE PIANTE INDICATE PER CURARLE


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mercoledì 20 luglio 2016

CURARSI CON LA REGINA DEI PRATI (Spiraea ulmaria) Curing with the meadowsweet



LA REGINA DEI PRATI


Come sei bella, mia regina... quando ti lasci ammirare sui terreni ombrosi bagnati dalle fonti e dai ruscelli incantatori!
I fiorellini immacolati raccolti in fitte infiorescenze esalano un profumo soave. La regina dei prati, malgrado la scarsa rassomiglianza esteriore, è stretta parente della rosa, e il legame di parentela è tradito dal suo profumo.
È un'erba elegante, dal gambo rossigno, €retto, alto più di un metro, con foglie grandi e seghettate. Fiorisce nel cuore dell'estate ed è conosciuta anche come olmaria e barba caprina. 
Prima del '600 non era mai stata usata in fitoterapia. Da allora è stata portata alle stelle per la cura del morbillo, varicella, dissenteria, febbri maligne, diarree, sbocchi di sangue ed emorroidi. Più recentemente ne abbiamo constatato le virtù nella cura della gotta, dei dolori di stomaco, delle ferite, delle vampe di calore, delle emicranie e dei disturbi della menopausa.
Considero la regina dei prati prima di tutto un'erba diuretica: vi ricorreremo con ottime prospettive di guarigione o, in ogni modo, di miglioramento, in tutti i casi di edemi, gotta, reumatismi, coliche renali e calcoli delle vie genito-urinarie.
Favorisce I'eliminazione dei fluidi e delle tossine in casi di obesità e cellulite (tanto più che è anche un buon sudorifero).
È tonica e calmante, virtù che - aggiunta all'azione sudorifera - ne fa un ottimo rimedio per combattere le malattie infettive: particolarmente influenze, morbillo e scarlattina. È cicatrizzante e favorisce la guarigione delle piaghe, delle ulcerazioni e dei tagli. 
Viene somministrata con successo per guarire emorragie, sbocchi di sangue, catarro nelle vie respiratorie, diarree, ecc. Questo deve bastare a darle un posto d'onore nel- la nostra "farmacia della Buona Natura", tanto più che concludo col rammentare che la regina dei prati è un tonico prezioso per il cuore.





Raccolta

Raccogliete la regina dei prati al principio della fioritura, in giugno-luglio, nei prati umidi, vicino alle sorgenti e ai corsi d'acqua. Le radici e le foglie sono ricche di principi attivi (le foglie meno), ma i fiori con il loro soave profumo meritano di essere colti per primi. Recidete le grandi "code fiorite" a metà altezza e fatele essiccare a testa in giù, appese alle travi del solaio. Naturalmente, se volete, potete seminare la regina dei prati in giardino o nell'orto: si riproduce facilmente per stoloni e necessita solo di due cose: molta acqua e un poco di ombra.





Preparazione e impiego

INFUSO RAPIDO: versate un litro d'acqua bollente su una manciata di fiori freschi o secchi. (Da 3 a 4 tazze al giorno,)

INFUSO LENTO: molto più efficace: versate un litro d'acqua a 80° su una manciata di fiori freschi o secchi e lasciate riposare per 12 ore. (Da 3 a 4 tazze al giorno.)

VINO: mettete 4 manciate di fiori freschi, o secchi in un litro di vino rosso e lasciate macerare da 6 a 10 ore. (Un bicchierino ai pasti.)

DECOTTO per uso esterno (impacchi, lozioni, compresse, irrigazioni vaginali): mettete 2 manciate di fiori in un litro d'acqua.

BAGNI ALLE MANI E PEDILUVI: stesse proporzioni della ricetta precedente.





  
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mercoledì 13 luglio 2016

CURARSI CON IL NASTURZIO o CAPPUCCINA, contro la caduta dei capelli, afrodisiaco (Tropaeolum majus) Nasturtium against hair fall - Aphrodisiac




  
LA CAPPUCCINA
Tropaeolum majus L.
Famiglia delle Tropeolacee
Fiori arancione, gialli o rossi


Il tropeolo detto anche nasturzio o cappuccina è una pianta erbacea annuale e perenne, tuberosa, di facile coltura, ma che richiede posizioni semiombreggiate e umide. Non si creda che la cappuccina perchè pianta facile si possa coltivare senza particolari accorgimenti. La cappuccina ama vivere al margine dei corsi d'acqua, in posizioni ombreggiate e in terreni fertili.  

È originaria delle foreste dell'America del Sud; fu descritta per la prima volta nel '500, con il nome suggestivo di "fiore sanguigno del Perù". Le si attribuiscono, sembrerebbe a ragione, virtù afrodisiache, pertanto in Francia è anche conosciuta come "fior d'amore"; abbellisce i giardini con le sue grandi foglie arrotondate e i fiori rossi, arancione o gialli, secondo le varietà. In Francia la si usa anche come ingrediente nella minestra di patate per il suo soave sapore pepato. I fiori sono un grazioso ornamento per le insalate; in passato, i boccioli sotto aceto erario più apprezzati dei capperi. 
La cappuccina è una pianta attiva contro lo scorbuto (fortunatamente diventato rarissimo), le irritazioni bronchiali e polmonari, le disfunzioni renali e le infezioni della vescica. Il suo alto tenore di zolfo la raccomanda alle persone anziane e ai convalescenti. 
È leggermente lassativa e stimola il movimento del bolo alimentare nell'intestino; mia nonna si serviva dei cespi di cappuccina per due particolari preparazioni: in semicupi per regolarizzare il ciclo mestruale e in lozioni per combattere la calvizie degli uomini (la cappuccina "trattiene i capelli" probabilmente per I'alto tenore di zolfo).






Raccolta

Piantate una quantità sufficiente di semi di cappuccina per soddisfare il vostro gusto estetico e le vostre necessità terapeutiche. Abitanti delle città, non dimenticate che la cappuccina si coltiva anche sul balcone! La pianta fiorisce fra giugno e settembre: coglierete i primi boccioli, i primi fiori appena schiusi, ed eventualmente le prime foglie, per la minestra. Il resto lo lascerete per abbellire il giardino. I semi, li raccoglierete quando saranno belli grossi: una parte conservatela per la futura semina (la cappuccina è una pianta annuale), il resto vi sarà utile quando non avrete più né fiori né boccioli per le vostre preparazioni. 
Vi raccomando di non utilizzare mai per scopi medicinali i semi venduti in commercio perché sono stati trattati chimicamente.






  
Preparazione e impiego

INFUSO e DECOTTO (pettorale, diuretico, eccitante, afrodisiaco): misurate una piccola manciata di boccioli di fiori o di semi per litro d'acqua. (Da 2 a 3 tazze al giorno.)

SEMICUPI (regolatori delle mestruazioni) : come sopra, stesse proporzioni.

LOZIONE PER CAPELLI: tritate due manciate di fiori, di foglie fresche e di semi di cappuccina con una decina di foglie d'ortica e tre foglie di bosso; fate macerare il tutto per due settimane in un litro d'alcool a 90°; filtrate e frizionate vigorosamente il cuoio capelluto.




  
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venerdì 8 luglio 2016

CURARSI CON IL RAVANELLO (Raphanus sativus) Curing with Radish



IL RAVANELLO

Rosso fuori, bianco dentro: questo contrasto di colori proclama chiaramente che il ravanello agisce in due maniera diametralmente opposte sul nostro organismo. Da una parte stimola l'appetito ed è un antipasto ideale, dall'altra non è amico di tutti gli stomaci, essendo piuttosto indigesto.
Conosciamo almeno due specie di questa pianta, stretta parente del cavolo, della rapa e della senape (famiglia delle Crocifere): una, selvatica, considerata un'erbaccia, è il rafano selvatico o ramolaccio; I'altra, coltivata, è il ravanello propriamente detto di cui conosciamo numerose varietà (rosa, bianco, sferico, fusiforme, ecc.); una di queste varietà, il ravanello nero, la cui radice commestibile può raggiungere la lunghezza di 50 centimetri, è spesso chiamato, a torto, rafano: in realtà, non è un rafano ma un ravanello. 
Il ravanello selvatico cresce in tutti i campi e prati in primavera coprendone alcuni di un tappeto di fiorellini a quattro petali, giallo pallidi o bianchi venati di lilla. Le foglie frastagliate e vellutate sono nocive al bestiame perché irritano le mucose dell'apparato digerente: cotte, però, sono commestibili. I semi, maturi d'estate, rimpiazzano egregiamente i semi di senape nella preparazione dei senapismi (particolarmente per curare i reumatismi).
Il ravanello coltivato era ben conosciuto dagli egizi: i Faraoni lo facevano somministrare agli schiavi addetti alla costruzione delle piramidi, assieme all'aglio e alla cipolla. 
Il ravanello rosa è, principalmente, uno stimolante dell'appetito, è anche antiscorbutico, stimolante dell'organismo, diuretico, in grado di facilitare l'eliminazione delle mucosità che ingorgano l'apparato respiratorio (espettorante). 
Il ravanello nero, oltre a queste virtù, ha quella di curare bronchiti, tosse convulse, reumatismi, malattie dell'apparato genito-urinario e coliche epatiche. 
Ho conosciuto, tempo addietro, una vecchietta che guariva i calcoli della cistifellea e della vescica con il succo raccolto da un ravanello nero nel quale aveva scavato un buco profondo che riempiva di miele.



Raccolta

Raccogliete le foglie del rafano selvatico o ramolaccio per farne delle minestre; la stessa raccomandazione vale per le foglie del ravanello coltivato. Raccogliete i semi in estate. Coltivate il ravanello rosa o nero nel vostro orto: seminerete a primavera, e farete una seconda semina al principio dell'estate.


Cestino di ravanelli nero, rosa e bianco (Raphanus sativus)



   
Preparazione e impiego

SENAPISMO: preparatelo come quello di semi di senape nera.

INFUSO o DECOTTO di foglie di ravanello rosa o nero: mettete due manciate di foglie fresche in un litro d'acqua. (2 tazze al giorno come stimolante e diuretico.)

CATAPLASMI di corteccia di ravanello nero: da applicare sulle diverse parti del corpo: piedi (congestione cerebrale), petto (tosse, bronchi.te), spalle, polsi o ginocchi (reumatismi), ecc.





  
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giovedì 7 luglio 2016

CURARSI CON LA RAPA (Brassica napus) Curing with the Turnip



LA RAPA

Molti, per denigrare qualcuno, dicono che è una "testa di rapa". L'offesa è per la povera rapa piuttosto che per il deficiente che si sente accomunato a questo vegetale principesco.
La rapa è piena di virtù: ha un sapore delizioso, disdegnato forse da palati più condizionati dallo snobismo che da un vero senso del gusto (sfido chiunque a suggerire un contorno migliore per l'anatra arrosto, giusto per citare un solo caso); ha notevoli proprietà nutritive e virtù medicinali eccezionali.
La rapa non è che un cavolo un po' bizzarro, che si sviluppa tutto in radice o in semi, secondo l'ambiente, invece che in foglie. Si contano diverse varietà di rapa secondo la forma della radice; ci limiteremo a considerarne cinque: tre a radici rotonde e voluminose (rapa propriamente detta, cavolo-rapa e rutabaga) e due con radici sottili (colza e ravizzone). 
Le prime tre varietà sono coltivate per la grossa radice sotterranea piena di elementi nutritivi, le altre per i semi che servono da mangime per il bestiame o per estrarne I'olio. (Il cavolo-rapa però appartiene a una specie diversa.)
Siamo tutti al corrente della polemica sull'olio di colza: molti sostengono che è nocivo e che, in base a esperimenti fatti sui ratti, può provocare seri disturbi cardiaci. Io sono incline a dar loro ragione e ritengo che un consumo eccessivo di olio di colza (come olio alimentare) non possa che essere nocivo. Sarebbe però ingiusto passare sotto silenzio le sue grandi virtù se preso in dosaggi terapeutici. A piccole dosi e a intervalli distanziati nel tempo, è infatti un prezioso lubrificante dell'organismo ed ha virtù emollienti e lassative. Al mio paese si dice persino che sia benefico quando si è morsi dalle serpi, nel senso che aiuta a superare il trauma psichico. Per uso esterno è assolutamente innocuo e lo raccomando in compresse per curare piaghe e ferite.
Le foglie della rapa potrebbero essere usate come quelle del cavolo, ma sono meno attive e non credo che il cavolo debba mai scarseggiare al punto da dover far ricorso alle foglie di rapa.
La radice di rapa che mangiano nella minestra, col bollito o con l'anatra, è estremamente ricca di vitamine, di zuccheri, e di sali minerali. Se piace ai vostri bambini, datene loro a volontà: è il più sano dei legumi. Lenisce i dolori ed è un ottimo emolliente per le affezioni di petto. Grattugiata e lasciata macerare nel latte addolcito col miele è un rimedio sovrano contro la tosse, la bronchite, i mali di gola, la pleurite, la polmonite, l'asma e la tosse convulsa. Preparata in decotti, sciroppi, ecc. da ugualmente ottimi risultati. 
Per uso esterno, cotta e schiacciata, fornisce un ottimo cataplasma per il sollievo dei dolori dei gottosi e dei reumatici; cura gli ascessi e i foruncoli e fa miracoli nella cura dei geloni.






  
Raccolta

Senza stare a spiegare come si coltiva la rapa, essendo una cosa piuttosto semplice, mi permetto di esortarvi a farlo, altrimenti dovrete ricorrere al verduraio, correndo i rischi che offrono tutti i prodotti provenienti da culture "industriali".
Dato che vi ho già parlato della colza, vorrei raccontarvi a questo proposito un piccolo aneddoto: un contadino si lamentava che circa il 10 % del suo raccolto di colza veniva distrutto da insetti "nocivi"; decise di ricorrere in maniera drastica a una irrorazione d'insetticidi. Sapete quale percentuale del raccolto andò persa I'anno successivo? Esattamente il 100 %.
I fiori di colza, che non sono autofecondanti, dipendono dalle api per I'impollinazione; una volta eliminati questi preziosi insetti, il raccolto intero andò a farsi benedire.




Preparazione e impiego

OLIO DI COLZA: per uso interno come lassativo ed emolliente (un cucchiaio da minestra in caso di bisogno); per uso esterno per cicatrizzare le piaghe.

INFUSO: mettete una grossa radice di rapa tritata finemente in un litro d'acqua: dolcificate con miele. (A volontà.)

LATTE espettorante: grattate due radici di rapa in un mezzo litro di latte; lasciate macerare per sei ore; dolcificate con miele (2 o 3 grandi bicchieri al giorno).

SCIROPPO: scavate una bella rapa molto profondamente e riempite la cavità con zucchero candito o miele; appoggiate la vostra rapa sopra un bicchiere: lo sciroppo traverserà la polpa lentamente. (Mezzo bicchiere al giorno.)

DECOTTO (per uso esterno: impacchi, lozioni calmanti): grattugiate 3 o 4 rape in un litro d'acqua.

CATAPLASMI: cuocete a lungo le radici di rapa; passatele allo schiaccia-patate; applicate la poltiglia ottenuta sulle parti da curare.







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martedì 5 luglio 2016

CURARSI CON IL RAFANO (Armoracia rusticana) Curing with Horseradish



IL RAFANO
Armoracia lapathifolia, Cochlearia armoracia, Nasturtium armoracia, Armoracia rusticana

Il rafano ha tutte le caratteristiche di una pianta esplosiva: è a un tempo la migliore e la peggiore delle erbe: a piccole dosi stimola I'organismo e in particolare il sistema digestivo, mentre a forti dosi lo sconvolge!
È una grossa pianta della famiglia delle Crocifere che raggiunge il metro e mezzo e che, fuori degli orti, si diffonde nei luoghi freschi (fossi, argini dei corsi d'acqua, rive degli stagni). 
Le grandi foglie dentate talora raggiungono un metro di lunghezza, mentre i fiori a quattro petali, bianchi e profumati, sono piccolissimi. 
Questa specie proviene dalla Russia, anche se la fantasia popolare le ha affibbiato nomi come cren inglese, senape tedesca, radice di cavallo, ecc. 
Fin dal Medio Evo Santa Ildegarda lo prescriveva per curare stitichezza, intossicazioni, vermi, disturbi del fegato, dei reni, della vescica, degli orecchi, dell'apparato respiratorio e della pelle.  La radice del rafano ha all'incirca le stesse proprietà della senape. È fortemente revulsiva e questo ce la raccomanda per curare tosse, tosse convulsa, bronchite, pleurite, polmonite, asma, congestioni e reumatismi. 
È anche diuretica (ottima per curare albuminuria, edemi, gotta, calcoli delle vie genito-urinarie), ha un'azione tonica su tutto I'organismo, è stimolante, antiscorbutica e, in dosaggi appropriati, la migliore coadiutrice delle funzioni dello stomaco, dell'intestino e del fegato. 
Per uso esterno la radice, affettata o grattugiata e applicata in cataplasmi, è un ottimo rubefacente: in altre parole decongestiona le parti colpite, allevia il dolore e accelera la guarigione.
La raccomando contro vertigini e sincopi (applicata sul petto), contro lombaggini, sciatiche, dolori della colonna vertebrale, dolori di stomaco e di ventre, emicranie e mal di denti.




Raccolta

Se non avete del rafano in giardino, andatelo a cercare in luoghi umidi, vicino a casa vostra: estirpate la radice in autunno. Il rafano si moltiplica per stoloni; ama il terreno molto umido, ricco e profondo. È consigliabile a fine primavera tagliare le radici laterali per ottenere, in ottobre, una grossa




Preparazione e impiego

INFUSO o DECOTTO: misurate una mezza manciata di radice fresca tagliata in piccoli pezzetti (non spellata) per litro d'acqua (2 tazze al giorno).

SUCCO (antiscorbutico): spremete il succo della radice fresca attraverso un telo. (1 o 2 cucchiai da minestra al giorno.)

CATAPLASMI di rafano fresco: applicate sulla parte del corpo colpita delle fettine di radice il più sottili possibile o un impiastro di radice grattugiata (non spellata).





  
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venerdì 1 luglio 2016

CURARSI CON LA SERENELLA - Syringa vulgaris (Curing with Lilac Plant)



   
LA SERENELLA


La serenella incanta con il suo profumo i villaggi delle nostre campagne sin dall'inizio della primavera. Le sue virtù si esprimono al massimo al momento della risalita della linfa, quando il sole è ancora giovane. È conosciuta in Italia anche sotto il nome di siringa o lillà.
I grossi grappoli di fiori lilla chiaro o bianchi deliziano gli occhi e rendono I'animo sognante. L'arbusto, che non è necessario descrivere in dettaglio, può raggiungere i 10 metri di altezza. Proviene dai Balcani e dal Medio Oriente. Il nome volgare (lillà) deriva dall'arabo-persiano likâk . 
I mori del X secolo lo introdussero in Spagna, ma si dovette attendere fino al XVI secolo prima che si diffondesse nel resto dell'Europa.

La serenella è amarissima in tutte le sue parti, ed è per questa ragione che le bestie delle nostre campagne - persino le capre! - la rispettano. È proprio questa amarezza che costituisce la sua principale virtù medicinale: da un lato fa calare la febbre, da un altro è un ottimo tonico particolarmente per il sistema digerente. La raccomando per curare digestioni laboriose, aerofagia, flatulenze e diarree. Sono inoltre fermamente convinto della sua efficacia come febbrifugo perchè viene somministrata anche ai gottosi e ai sofferenti di reumatismi.




Raccolta

Se ne avete la possibilità, piantate una serenella davanti a casa vostra: offrirete una gioia ai vostri occhi e il profumo vi incanterà. Ai nostri tempi nulla può sostituire il fascino sottile del profumo della serenella: ve ne sentirete purificati da tutti i fetori che questa nostra civiltà industriale ci dispensa così generosamente. 
Raccogliete in primavera la corteccia e i rametti giovani, le foglie più tenere e i fiori odorosi che essiccherete all'ombra. In seguito coglierete i frutti (capsule) della pianta.






Preparazione e impiego

INFUSO o DECOTTO di fiori: mettete una mezza manciata di fiori secchi in un litro d'acqua. (Da 2 a 3 tazze al giorno come tonico del sistema digestivo.)

INFUSO o DECOTTO di foglie: mettete una mezza manciata di foglie secche in un litro d'acqua. (Da 2 a 3 tazze al giorno per far calare la febbre.)

DECOTTO CONCENTRATO di corteccia: mettete una mezza manciata di corteccia pestata in un litro d'acqua. (2 tazze al giorno per far calare la febbre.)

DECOTTO LEGGERO di frutti: mettete 10 pizzichi di capsule fresche o secche in un litro d'acqua. (2 tazze al giorno.)

BAGNI ALLE MANI E PEDILUVI: mettete mezza manciata di fiori, mezza manciata di foglie, e mezza manciata di corteccia pestata in una bacinella d'acqua. (2 bagni al giorno, in particolare contro i dolori dell'apparato digerente, le crisi di gotta e i reumatismi.)

MACERAZIONE di fiori (uso esterno): fate macerare una grossa manciata di fiori secchi in un litro di buon olio d'oliva ed esponete il tutto al sole per 15 giorni; filtrate e usate il preparato per frizioni sul ventre (disturbi dell'apparato digerente) o sulle parti doloranti (reumatismi).






   
INDICE DELLE MALATTIE E DELLE PIANTE INDICATE PER CURARLE

A - B - C - D - E - F - G - H - I - L - M - N - O - P - R - S - T - U - V