mercoledì 29 giugno 2016

CURARSI CON LA SENAPE (Curing with Mustard plant)

Senape bianca

LA SENAPE

La senape, elegante, longilinea, acidula e stretta parente del grosso cavolo panciuto, è la delizia delle api che la ricercano nei prati, fra le macerie, sul ciglio dei sentieri, per la sua ricchezza di nettare prelibato. I fiori gialli a quattro petali diffondono un odore di vaniglia (senape bianca) o un odore aspro (senape nera) e abbelliscono i terreni calcarei e argillosi di quasi tutta I'Europa.

Esistono almeno tre specie di senape, e si distinguono più che altro dai semi. 
La senape bianca, detta anche ruchettone, dai grossi semi color crema; la senape selvatica (o mostarda campestre o senape dei campi) che produce minuscoli semi neri; e infine la senape nera, detta anche senape officinale, dai grossi semi color nero. 
È molto importante poter riconoscere le tre specie di senape, perché se le due prime sono molto affini, la terza, della quale parleremo più avanti, fa razza a parte.




Non starò a dilungarmi sulla senape selvatica che ci interessa pochissimo. La senape bianca è senza dubbio una delle prime piante coltivate dall'uomo. Già i greci antichi ne facevano largo uso per condire e, stando alla brava santa Ildegarda, nel Medio Evo la si mangiava tale e quale come verdura (il che fa pensare che i nostri antenati avessero stomaci corazzati!).
Da tempo se ne estrae un olio, ma oggi è più che altro impiegata nella preparazione della senape da tavola (miscela di semi in pasta o in polvere, aceto, pepe, acido tartarico e spezie).
La senape da tavola, che sia di Digione o altre, esalta piacevolmente il sapore delle vivande e delle salse ma deve essere consumata con molta moderazione: è un vero esplosivo per le mucose gastriche e suggerirei, a quanti soffrono di acidità, flatulenza, aerofagia, senza parlare di ulcere, di astenersene del tutto.

La senape bianca, come medicinale, è più che altro indicata per curare i casi di stitichezza cronica: dà dei buoni risultati, sempreché sia ingerita a piccole dosi e a condizione che I'apparato digerente non sia irritato. Esplica inoltre una benefica azione diuretica e, per gargarismi, guarisce le infiammazioni delle tonsille, la tosse e le angine.




La senape nera è ovviamente I'ingrediente principale dei senapismi o cataplasmi. In India era il simbolo della fecondità. In Grecia e a Roma veniva consumata soprattutto come verdura e condimento, ma se ne diffidava perché i semi, mangiati in grandi quantità, sono fortemente tossici.
Possiamo usare la senape nera, come la bianca. Per curare stitichezze croniche (con semi interi), come diuretico e in gargarismi per curare le angine. La specie ha molte altre virtù: è stimolante, febbrifuga, antiscorbutica. In caso di necessità provoca il vomito. 
È amica dello stomaco. La farina, diluita nell'acqua, ha la notevole capacità di eliminare i cattivi odori; se questa non è, a rigore, una virtù medicinale, mi si consenta di far notare che la vita è molto più piacevole e più sana in una casa che "odori di buono" che non in una topaia perennemente puzzolente.
Tutto quanto è stato detto è poca cosa paragonato alla proprietà revulsiva della senape nera. Ce ne serviamo per preparare senapismi puri (farina di senape), mezzi-senapismi (farina di senape+farina di lino), impacchi, bagni locali, lozioni, ecc., per combattere malanni che vanno dalle infiammazioni di organi interni (polmoni, bronchi, pleura, pericardio, meningi), alla tosse, al raffreddore, alle angine, alla pertosse. 
I dolori nevralgici e reumatici cedono all'azione dei cataplasmi. Si possono prevenire le sincopi applicando dei senapismi sulla regione del cuore. Il decorso delle congestioni polmonari o cerebrali può essere migliorato facendo immediato ricorso a bagni alle mani e a pediluvi a base di senape. 
Vertigini, debolezze cardiache, asma, dolori di schiena, lombaggini, sciatiche, dolori intercostali, mali di denti, dolori mestruali, sono tutti guaribili se ci affideremo alla senape.


Semi di senape bianca




Raccolta


Della senape utilizziamo solamente i semi. Raccogliete quelli della senape bianca (o della senape selvatica), in campagna: ne troverete in abbondanza. 
La senape nera, la coltiverete nell'orto, seminandola a spaglio in primavera. Vi darà un abbondante raccolto in autunno sempreché il terreno scelto sia profondo, ricco di humus e che vi siano delle api nei dintorni per provvedere all'impollinazione dei fiori. 
Il miglior momento per la raccolta dei semi è di buon mattino durante la rugiada.


Preparazione e impiego

GARGARISMI di farina di senape bianca: macinate i semi in farina; diluitene da 2 a 3  pizzichi in un litro di infuso di fiori di sambuco preparato con 20 pizzichi per litro.

SEMI di senape nera (contro la stitichezza, ecc.): fate macerare i semi interi per un'ora in un po' d'acqua; prendeteli così, nella dose di un cucchiaino da caffè, al mattino a digiuno (metà dose per i bambini) per 2 giorni.

POLVERE di semi di senape nera (emetico, in caso di avvelenamento): stesso procedimento come sopra, con le stesse dosi, ma invece di ingerire i semi interi, pestateli nel mortaio.

DECOTTO di semi di senape nera (diuretico, stimolante, coadiuvante del sistema digestivo): mettete 20 pizzichi di semi interi in un litro d'acqua. (3 tazze al giorno.)

BAGNI ALLE MANI E PEDILUVI: diluite una manciata di farina di senape nera per litro d'acqua; a vostro giudizio, se il caso lo giustifica, arrivate pure a due manciate (congestioni cerebrali e polmonari in attesa dell'arrivo del medico).

BAGNI COMPLETI: un chilo di farina di senape nera per una vasca da bagno media.
Gli anemici si asterranno dal bagno completo che può essere loro dannoso.

SENAPISMI: benché siano disponibili in commercio dei senapismi già pronti, vi esorto a prepararli voi stessi. La farina di semi di senape nera deve essere purissima (conservata all'asciutto in recipienti chiusi ermeticamente). Insisto sul fatto che non deve essere mai scaldata a una temperatura superiore ai 40° - 45°: è un errore troppo diffuso quello di credere che più un cataplasma è caldo, più è efficace. È vero il contrario perché, superato il limite dei 50°, la senape perde tutte le sue capacità revulsive.
Per la preparazione del cataplasma potete scegliere due alternative: la prima è di scaldare a 40° un impiastro di farina di lino inumidita e di cospargerla generosamente con della farina di senape prima di applicarlo sulla parte da curare; la seconda, decisamente preferibile, consiste nell'impastare la farina di lino con della farina di senape nera ottenendo una miscela omogenea prima d'inumidirla e di scaldare I'impasto alla temperatura di 40°.
Per ottenere la massima efficacia, vi regolerete sulla base di 100-150 grammi di farina di senape nera per senapismo.


Semi di senape nera


INDICE DELLE MALATTIE E DELLE PIANTE INDICATE PER CURARLE

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CURARSI CON IL SEDANO - Afrodisiaco (Curing with Celery - Aphrodisiac)




  
IL SEDANO

I vecchi detti popolari non mentono, e ne conosco due sul sedano che rispecchiano perfettamente la realtà. Il primo dice che: 
"Se donna sapesse quel che il sedano fa all'uomo, andrebbe a cercarlo da Parigi a Roma".
 Il secondo vuole che:
"Se l'uomo conoscesse i benefici del sedano, ne riempirebbe l'orto". 
È vero! Il sedano è l'amico della virilità. È vero! È afrodisiaco. 
Il filtro d'amore di Tristano ne conteneva, sia pure mescolato ad altri ingredienti (fra cui un testicolo di gallo bianco, del vino, dei gamberi di fiume, fiori di mandragola, tartufi, peperone, pepe, timo e alloro)...


Apio selvatico

Conosciuto allo stato selvatico come apio, sedano odoroso, prezzemolo delle paludi, cresce nei luoghi umidi. Le api ne sono ghiotte e forse è da questo che deriva il nome latino di Apium. È una pianta della stessa famiglia della carota, a foglie composte triangolari seghettate, fiori bianchi o verdastri, alti steli cavi (alti circa un metro) e scanalati, di sapore acre e di odore abbastanza repellente. Cresce in suoli ricchi di sale come le paludi litoranee o le sorgenti salate, per cui non è facile da rintracciare. 
Gli antichi lo conoscevano benissimo: nell'Iliade Omero ci dice che Achille se ne serviva per curare i suoi superbi destrieri.
I medici greci, e in seguito nel Medio Evo la saggia santa Ildegarda, lo considerarono un rimedio universale. Se ne servivano come diuretico, febbrifugo, digestivo, antiscorbutico, stimolante e, già allora, come afrodisiaco. 
Venticinque secoli fa il padre della medicina, Ippocrate, proclamava quanto proclamo anch'io oggi: 
"Se i vostri nervi sono sconvolti, il sedano sia il vostro cibo e la vostra medicina". 
La coltivazione del sedano ha avuto inizio nel XVI secolo: si è prima passati dall'apio al sedano cavo (che già non ha più I'odore sgradevole della varietà selvatica), indi si è passati al sedano rapa, prima di ottenere il sedano a coste o sedano coltivato.
Il sedano coltivato ha mantenuto quasi tutte le virtù del suo antenato selvatico: favorisce la diuresi e di conseguenza lo raccomando contro tutte le affezioni renali, la gotta e i reumatismi. È febbrifugo e giova alle funzioni dello stomaco; è un forte stimolante dell'appetito, è ricco di vitamine quindi un buon ricostituente per i convalescenti, per i "malandati" cronici, insomma per molti di noi che viviamo in questa era di inquinamento galoppante. 
Come stimolante generale, non c'è niente di meglio del succo di sedano mescolato a succo di carota e a succo di pomodoro. Il sedano fa anche dimagrire: alle donne civettuole, preoccupate di mantenere la linea, raccomando di mangiare del sedano crudo fra un pasto e l'altro.
Infine il sedano ha ancora un'altra virtù sorprendente che mi ha fatto conoscere nonna Sonia: l'acqua di cottura del sedano è un'ottima lozione antiforfora.





Raccolta

Non perdete tempo a cercare l'apio selvatico in campagna: è troppo raro e anche se riusciste a identificarne qualche pianticella, non basterebbe mai per le vostre preparazioni. Comperatelo piuttosto in un'erboristeria di fiducia, o ripiegate sul sedano coltivato (sedano o sedano rapa) purché ne conosciate la provenienza (insetticidi, pesticidi, funghicidi: pericolo!).




Preparazione e impiego

SUCCO di foglie (sedano selvatico o coltivato), come diuretico: un bicchiere da liquore al giorno; contro la febbre: un bicchiere normale.

INFUSO di foglie (sedano selvatico o coltivato) per lo stomaco: mettete una grossa manciata di foglie fresche o una piccola manciata di foglie secche per litro d'acqua. (2 tazze al giorno, dopo i pasti.)

DECOTTO di radice (sedano selvatico o sedano rapa) come stimolante: una manciata di radice pestata in un litro d'acqua. (2 tazze al giorno.)

BAGNI ALLE MANI E PEDILUVI  stimolanti: misurate 50 grammi di sedano coltivato e di radice di sedano rapa (o di sedano selvatico) per litro d'acqua. (Una volta al giorno, per una settimana.)

LOZIONE: prendete l'acqua di cottura del sedano coltivato e lasciatela intiepidire; applicatela così più volte, pettinando accuratamente i vostri capelli, alla fine del lavaggio. Il risultato è ancora migliore se mescolate a questa lozione un decotto di foglie di bardana e di betulla.




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domenica 26 giugno 2016

LO SPONDILIO, contro I'impotenza e la frigidità (Heracleum sphondylium) The hogweed, against the impotence and frigidity



LO SPONDILIO

A Crauglio, quando ero ancora un fanciullo, una delle mie leccornie preferite era il fusto seccato al sole dello spondilio, che spezzaro dà delle "perline" dolcissime.
Lo spondilio, noto anche come panace, panacea o sedano dei prati, è un parente gigante della carota; alto come un uomo, con grossi fusti scanalati, cavi e ispidi e foglie molto grandi, ha fiori di colore bianco, raccolti in grandi ombrelle. Fantasticando, nella mia immaginazione, si trasforma in una pianta mostruosa delle foreste primitive del nostro pianeta nelle quali vagavano insetti giganti... 
Lo spondilio è di casa nei prati, nelle radure e, in una stagione, invade il campo che il contadino lascia a maggese. Fiorisce dalla primavera all'autunno e da piccoli frutti rotondi e piatti somiglianti a lenticchie che fanno la gioia degli uccellini. 
Secondo le condizioni climatiche è una pianta perenne o biennale. Il nome latino Heracleum, ci ricorda che era dedicato a Ercole per il suo vigore e per le sue virtù toniche.
Devo ammettere che gli slavi e i popoli nordici hanno molta più confidenza con lo spondilio di me. Con le sue foglie fanno il bortsch, una zuppa acida e corroborante, e con il midollo dei fusti delle dolcissime leccornie. Gli svedesi poi, attribuiscono alla radice delle virtù per curare l'isterismo e l'epilessia. I russi pretendono di curare con lo spondilio tutti i disturbi dell'apparato digerente (stomaci pigri, diarree e dissenterie) e l'adoperano come vermifugo.
Per conto mio, vi faccio presente questa pianta per ben altre ragioni. Prima di tutto ho potuto osservare che è molto attiva per uso esterno (foglie e radici schiacciate) contro foruncoli, favi, ulcerazioni, ascessi e punture d'insetti.
Mio padre, che chiamava lo spondilio "zampa d'orso", lo considerava il migliore degli afrodisiaci: non si contano gli uomini impotenti o le donne frigide che hanno ritrovato l'equilibrio sessuale grazie allo spondilio; un equilibrio senza il quale il corpo e I'anima non possono considerarsi sani.




Raccolta

È consigliabile cogliere le foglie durante I'estate quando sono già ben sviluppate ma non ancora aggredite dagli insetti.
Per estirpare le radici non c'è una stagione particolare, anche se io ho una certa predilezione per l'autunno perché ritengo che in quel periodo siano maggiormente attive.




Preparazione e impiego

DECOTTO di radici (contro i disturbi dell'apparato digerente): una piccola manciata di radici fresche in un litro d'acqua. (Da 2 a 4 tazze al giorno.)

CATAPLASMI di foglie e di radici: schiacciate (contro i foruncoli, ecc.): rinnovateli ogni 10 minuti.

BAGNI ALLE MANI E PEDILUVI per combattere la frigidità e l'impotenza sessuale: gettate due manciate di foglie fresche e di radici tagliate a fettine per litro d'acqua. (2 volte al giorno.)

SUCCO di spondilio intero contro I'impotenza e la frigidità:
un cucchiaino da caffè al giorno.




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giovedì 9 giugno 2016

CURARSI CON IL FIENO GRECO - Trigonella foenum-graecum (Curing with Fenugreek)



IL FIENO GRECO

Trigonella foenum-graecum L.
Famiglia delle Papilionacee
Fiori biancastri

Mi rallegra sempre incontrare questo umile cugino del trifoglio e dell'erba medica, dai fiori giallo pallido, nelle macchie e nelle pietraie. Lo conosco come apportatore di felicità e viene utilizzato, assieme alla santoreggia, lo spondilio e la celidonia, nei filtri d'amore... Ma non crediamo, però, che questa sia la sua unica virtù (!): era già coltivato nell'Egitto dei Faraoni e serviva alle cerimonie religiose, ma ho un fondato sospetto che fosse utilizzato per altri fini. I greci ne avevano un'altissima opinione e se il prosaico Catone il Vecchio lo destinava al bestiame, i monaci del Medio Evo lo coltivarono per curare numerose malattie: disturbi del fegato, di reni, palpitazioni, intossicazioni del sangue, abbassamento della vista e febbri...
Vi sono due varietà di fieno greco (chiamato anche trigonella), una selvatica, comune nelle regioni mediterranee assolate e I'altra coltivata, che si trova nei posti più impensati perché ama evadere dai campi dove vogliamo rinchiuderla. Tutte e due sono toniche, ricostituenti e fortificanti ma non agiscono da "eccitanti": al contrario, con la loro funzione calmante regolano, ordinano e quindi stimolano le funzioni dell'organismo.
Il fieno greco ridona l'appetito agli infermi spossati (le belle orientali ne facevano uso per dare alle forme le rotondità apprezzate dai loro uomini...), è ricco di elementi indispensabili (fosforo, ferro, zolfo, ecc.), favorisce la riproduzione delle cellule e dei globuli rossi e ridona le cariche di energia perduta. Inoltre, in virtù della mucillagine di cui è generosamente provvisto, "lubrifica" i complicati ingranaggi dell'organismo. 
Non lo raccomando per delle indicazioni particolari ma come cura per tutte le malattie da debolezza (anemia, apatia) e in tutti gli stadi delle malattie infettive.




RACCOLTA


Se ne avete il tempo, raccogliete i frutti del fieno greco in campagna, ma credo che sia molto più semplice coltivarne un piccolo appezzamento nel vostro orto. Ama il terreno argilloso e calcareo e non vuole troppa acqua. Si può piantare sia in autunno che in primavera; raccoglietene i baccelli (che rassomigliano un poco a quelli dei piselli o a quelli dei fagioli) quando sono ben maturi. Lasciateli seccare su un pavimento pulito, poi batteteli e raccoglietene i semi che sono la parte attiva della pianta.




Preparazione e impiego

SEMI MACINATI: due cucchiaini da caffè al giorno con del miele, del pan pepato, del cioccolato, ecc.

DECOTTO di semi: mettetene una manciata, dopo averli macinati grossolanamente, in un litro d'acqua; lasciate sul fuoco per un buon quarto d'ora. (Da 2 a 3 tazze al giorno.)

DECOTTO per uso esterno (clisteri, lozioni, ecc.): mettete 2 manciate di semi macinati in un litro d'acqua.

BAGNI ALLE MANI E PEDILUVI: userete la stessa ricetta del decotto precedente.

NOTA: I semi secchi del fieno greco sprigionano un odore piuttosto forte (in grado di allontanare le tarme, le cimici, i punteruoli del grano), che alcuni trovano piacevole e che per altri è disgustoso. Se siete di quelli che proprio non lo sopportano, mettete i vostri semi per due minuti nell'alcool bollente e asciugateli rapidamente in un panno. Questo procedimento li rende inodori. 
Se intendete farne uso solamente per via interna, vi consiglio di non prolungare la cura per più di una settimana, per poi riprenderla dopo otto giorni di interruzione. 

Questa pianta contiene un principio attivo, la trigonellina, che a lungo andare potrebbe essere nociva.






   
INDICE DELLE MALATTIE E DELLE PIANTE INDICATE PER CURARLE

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CURARSI CON LA GRAMIGNA (Cynodon dactylon) (Curing with Bermuda grass)


LA GRAMIGNA

Cynodon dactylon (L.) Persoon
Famiglia delle Graminacee
Fiori violacei


Alcune umilissime e dimesse graminacee hanno virtù sorprendenti. I contadini vi saranno ben grati se libererete i loro campi dalla gramigna: per loro questa erba tenace è una vera peste. Ma la tenacia stessa della gramigna non dimostra forse la sua straordinaria vitalita?
Sono almeno due le "erbe" note come gramigna: una, più grande, detta gramigna italiana o capriola e la piccola gramigna, o gramigna officinale o erba canina. 
L'una e l'altra hanno analoghe virtù medicinali e l'antica erboristeria le raggruppava sotto l'unico nome di Rhizoma graminis. 
La prima specie è diffusa nei terreni silicei; è una pianta di altezza variabile da 20 a 50 centimetri, dal rizoma ramoso e strisciante che butta numerosi stoloni, ha foglie piccole e grigiastre e la spiga o fiore è costituita da rametti disposti a ombrello e formati da piccoli fiori violacei. 
La seconda specie, più infestante e tenace, è tristemente nota a quanti tengono al loro giardino; si trova altrettanto bene nei terreni incolti, che nutrono le sue corte radici, il rizoma ramoso e strisciante, le foglie molli leggermente azzurrine e le piccole spighe di fiori appiattiti. 
I fiori sono raccolti in spighe formate da due serie di spighette parallele. 

È un fatto che i cani (e anche i gatti) si purgano con la gramigna: li ho visti io stesso farlo. Le lezioni di Madre Natura, anche se ci vengono dai suoi umili rappresentanti a quattro zampe,
devono essere sempre seguiti...

Della gramigna adoperiamo principalmente le parti sotterranee e i germogli, ma anche le foglie, gli steli e le spighe mature non sono privi di virtù. La pianta è diuretica e depurativa, ha azione sudorifera ed è rinfrescante. La raccomando in tutte le malattie infettive accompagnate da febbre, in tutti i casi di disturbi urinari (infiammazione dei reni e della vescica, reumatismi, gotta e coliche renali), ma anche quando vogliamo combattere casi di itterizia, cellulite, coliche epatiche o calcoli biliari refrattari ad altre forme di medicazione. 
Le lunghe radici sono utilizzate per farne delle scope: ma è nel vostro intestino che faranno la pulizia più efficace. Affidatevi a loro per le grandi pulizie primaverili del vostro organismo!




Raccolta

La gramigna è un'erba vivace e pertanto è consigliabile estirparne le parti sotterranee in autunno; per poter far ciò, consiglio di localizzare al momento della fioritura le parti sotterranee, a scanso di errori. Le parti aeree della pianta si possono cogliere durante tutta la bella stagione. Rinnoverete spesso la vostra provvista di radici poiché si deteriorano rapidamente.





  
Preparazione e impiego

DECOTTO di pianta intera: mettete una piccola manciata di foglie, spighe e radici lavate e pestate in un litro d'acqua. (2 tazze al giorno, oppure 4 tazze per 3 o 4 giorni come "cura di primavera" per prevenire disturbi al fegato.)

INFUSO rinfrescante e depurativo: mettete una piccola manciata della parte sotterranea della gramigna (preferibilmente fresca) a bollire per un minuto in un litro d'acqua; buttate questo primo liquido, raschiate accuratamente la radice e rifatela bollire per una decina di minuti in un litro d'acqua già a bollore; aggiungete un pizzico di liquirizia, un pizzico di menta e la parte esterna della scorza di un limone (2 tazze al giorno). (Questa tisana la raccomando particolarmente in tutte le malattie del fegato e della vescica: itterizia, calcoli biliari, coliche renali, cistite, ecc. La consiglio anche contro la cellulite, la ritenzione di liquido e la gotta. La radice della gramigna è molto coriacea ed è per questo che raccomando di farla bollire due volte per estrarne il massimo dei principi attivi.)

SUCCO FRESCO di pianta intera: pestate la gramigna appena colta; spremetene il succo attraverso un telo; prendetene 5 cucchiai da minestra al giorno con un po' di miele. (Contro
le malattie del fegato.)


Infiorescenza di gramigna



  
ERBE MEDICINALI - FITOTERAPIA

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martedì 7 giugno 2016

CURARSI CON IL MANDORLO (Curing with the almond tree)



MANDORLO

Prunus amygdalus (L.) Stokes
Famiglia delle Rosacee
Fiori rosa



La mandorla, secondo me, contiene tutta la dolcezza di questo mondo: il suo olio è insuperabile per lenire infiammazioni, scottature e... per il culetto irritato dei bambini!
Il mandorlo è originario dell'Asia centrale e da più di 35 secoli viene coltivato in Persia e in Cina. Fino all'anno 700 non era conosciuto in Italia; d'altronde, alcune regioni europee non avranno mai la fortuna di vederlo fiorire perché prospera solo sotto il caldo sole del meridione. 
Ne esistono due varietà: una che da mandorle dolci e una che da mandorle amare ma, botanicamente, si tratta della stessa specie.
Prima di distinguere fra i due tipi di frutti, mi soffermo sui fiori: queste incantevoli roselline rosa pallido che deliziano intere regioni e che sono state così bene raffigurate dai maestri delle stampe cinesi, hanno innegabili virtù purgative e vermifughe. Mi ricordo ancora che, da bambino, quando eravamo afflitti da parassiti, nonna Sonia ce ne preparava spesso un infuso che dovevamo bere ogni due ore fino alla partenza degli indesiderati ospiti dell'intestino...

Le mandorle amare, che contengono acido prussico (o cianidrico), sono un potente veleno e quindi non assumere assolutamente per via orale.

Per via esterna, in cataplasmi e bagni, la polpa delle mandorle amare lenisce il dolore, particolarmente l'emicrania, le coliche renali ed epatiche, i reumatismi, I'acidità di stomaco e i dolori nevralgici. Una pasta preparata con questi frutti dà un ottimo sapone per quanti hanno la pelle delicata e un buonissimo deodorante naturale preferibile di gran lunga alle varie bombolette chimiche che ci avvelenano ogni giorno di più.

Del mandorlo dai frutti dolci utilizziamo i frutti (guscio e mandorla), le foglie e la corteccia. 
Le foglie e i gusci stimolano le funzioni del fegato e calmano la tosse. 
La corteccia è anche un buon vermifugo, febbrifugo e diuretico.
La mandorla dolce, così deliziosa e nutriente mangiata come frutta, nei dolci, nei cioccolatini, non è sempre ben tollerata dagli stomaci delicati, ma per chi è in grado di digerirla rappresenta un formidabile concentrato di energia. Questo frutto serve anche a preparare Io sciroppo di mandorle (detto anche sciroppo d'orzata) al quale non attribuisco nessuna virtù curativa, e I'olio di mandorle dolci che acquisterete in farmacia.
L'olio di mandorle dolci è di colore giallo pallido e ha un sapore piacevole; lenisce le irritazioni dell'apparato digerente (dalla bocca fino all'intestino crasso), è abbastanza efficace contro bronchiti, disturbi dell'apparato urinario e lo raccomando particolarmente come vermifugo per i bambini in un decotto di altea e papavero con un po' di miele e di tuorlo d'uovo. Per via esterna I'olio di mandorle dolci è efficace contro pruriti, scottature, risipola e infiammazioni superficiali.




Raccolta 
(solo mandorle dolci)

Se vivete in una località dove esistono mandorli, coglietene i fiori quando sono ancora in boccio (marzo-aprile), le foglie alla stessa epoca e raccogliete corteccia e frutti quando questi saranno maturi. In caso contrario, comperate fiori foglie e gusci in una buona erboristeria e procuratevi mandorle freschissime: diffidate dalle "confezioni moderne" (sacchetti di plastica, imballaggi sotto vuoto, ecc.) così pratiche ma così poco sane.




Preparazione e impiego 
(solo mandorle dolci)

INFUSO di fiori: per ogni tazza da 3 a 4 pizzichi di fiori secchi nell'acqua bollente. (Vermifugo: ripetete la dose fino all'espulsione completa dei parassiti, ma solamente ogni 2 ore.)

TISANA di gusci: pestate un pugno di gusci e fateli bollire per un'ora. (2 tazze al giorno.)

DECOTTO di foglie: una manciata di foglie fresche o secche per litro d'acqua; non abusate troppo di questo tipo di medicamento. (Una tazza al giorno.)

DECOTTO di corteccia: usate, per questa preparazione, la seconda corteccia dell'albero; pestatene da 20 a 30 pizzichi per litro d'acqua. (Una tazza al giorno.)

BAGNI ALLE MANI E PEDILUVI: prendete una manciata di foglie e di fiori e unitevi 20 pizzichi di gusci e di corteccia pestati per un catino d'acqua molto calda. (Diuretico, calmante della tosse, efficace contro la lebbre e i disturbi epatici. (2 bagni al giorno)

LATTE DI MANDORLE: pestate una piccola manciata di mandorle dolci con altrettanto zucchero e sciogliete il tutto in un litro d'acqua distillata; bevetelo con sciroppo di violetta (contro le affezioni respiratorie), o con un decotto di lattuga (contro la lebbre).




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lunedì 6 giugno 2016

LA GINESTRA (Curing with broom flower)



LA GINESTRA

Fra le tante ginestre spinose, vi consiglio di concentrare la vostra attenzione sulla ginestra da scope, o Sarothamnus scoparius; è questa infatti la specie che, con un minimo di tossicità, ha le massime facoltà terapeutiche.
Questa ginestra prospera nei terreni silicei e nelle lande invase dall'erica e sorvolate da minacciose nuvole tempestose, dove abbiamo I'impressione di veder passare veloci cortei di folletti ghignanti... La troverete nei luoghi incolti e desolati, in prossimità di boschi solitari e nelle radure che appaiono destinate a eterni sabba di streghe. Si riconosce facilmente per la sua taglia mediocre (raramente superiore a 1 - 1,50 metri), dai rami a 5 angoli irti di aculei pungentissimi, dalle foglie vagamente somiglianti al trifoglio e dai fiori gialli che hanno la tipica forma delle Papilionacee. 
La fioritura avviene normalmente da maggio a luglio, ma la specie rifiorisce spesso in autunno e, talvolta, ha una fioritura parziale in primavera.
Questa ginestra, nei miei ricordi, è indissolubilmente legata al caso di un vecchio idropico completamente incapace di urinare, che un giorno andò consultarsi da un fitoterapista e che riuscì a guarire in due mesi dopo una cura intensa di bagni dorati preparati con i fiori di questa pianta. 
Oltre alle virtù diuretiche (preziose in tutti i casi di albuminuria, calcoli urinari, edemi, gotta, reumatismi, ecc.), questa specie combatte attivamente l'ipotensione, le infezioni polmonari, le emorragie uterine e I'insufficienza delle ghiandole endocrine (particolarmente la tiroide).




Raccolta

Badate bene a non fare confusioni e a scegliere la ginestra Sarothamnus (si chiama anche ginestra dei carbonai, amaracciola, scopa); il suo carattere essenziale è rappresentato dai rami a 5 angoli. Cogliete qualche giovane germoglio a primavera per l'impiego immediato. Cogliete i fiori subito prima che si schiudano e fateli seccare immediatamente nel forno perché conservino il loro meraviglioso color oro.
Potete coltivare la ginestra in giardino: l'unico terreno che non le si adatta è quello calcareo. Seminatela in estate, a spaglio, e trapiantate le pianticelle migliori quando saranno abbastanza vigorose.




Preparazione a impiego
Solamente per uso esterno

INFUSO E DECOTTO di fiori secchi: mettete da 10 a 15 pizzichi di fiori in un litro d'acqua. (per impacchi, lozioni, ecc.)

DECOTTO di giovani germogli e fiori freschi: mettete al massimo 15 pizzichi di miscela in un litro d'acqua. (per impacchi, lozioni, applicazioni locali, ecc.)

BAGNI ALLE MANI E PEDILUVI: misurate una manciata di fiori secchi per litro d'acqua. (Un bagno al giorno.)

CATAPLASMI  di fiori freschi o di fiori secchi inumiditi: da applicare su gonfiori, edemi, o sulla vescica in caso di ritenzione di urina. (Rinnovate il cataplasma ogni 2 ore.)




ERBE MEDICINALI - FITOTERAPIA

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sabato 4 giugno 2016

FIORI DI BACH - WALNUT - Juglas regia (IL NOCE, per disintossicarsi (To detoxify)

Noce

WALNUT 


Walnut è il fiore di Bach indicato per chi è di fronte a un cambiamento, come per esempio la
relazione con un nuovo partner o il trasferimento in un paese straniero. Questo rimedio aiuta a prendere decisioni importanti e a sostenerle anche contro il volere altrui o proprie indecisioni.


IL NOCE

Il noce cresce in luoghi protetti e isolati, appartiene alla famiglia delle Juglandacee e può raggiungere un'altezza di 30 metri. Gli amenti, i fiori maschili, misurano fino a 15 cm, mentre gli apicali, i fiori femminili, sono molto piccoli.
La fioritura va da aprile a maggio. Per scopo terapeutico si utilizzano solo le foglie.
Il noce fu introdotto in tutta Europa dai Romani,che lo consacrarono o Giove.




JUGLAS REGIA

Azione terapeutica - Il Walnut è indicato per persone che vivono un periodo difficile o in fase di transizione: a loro questo fiore di Bach dà energia per superare lo stress. Il Walnut si è rivelato particolarmente efficace per le donne che durante la menopausa accusano problemi psicofisici.
Dopo una malattia grave, come per esempio un infarto o un incidente, questo rimedio aiuta a ricominciare a vivere con coraggio.

Temperamento Walnut - Vi trovate in un periodo di transizione della vostra vita, per esempio di fronte alla scelta di un nuovo partner o di un nuovo lavoro; sapete cosa volete, ma le abitudini, la nostalgia, gli obblighi presunti oppure i dubbi e gli ammonimenti altrui vi impediscono di muovere i primi passi verso la nuova vita: in questi casi il Walnut è indicato per sbloccare la situazione. Questo fiore di Bach è adatto anche a chi desidera percorrere strade non convenzionali, ma per questo vive momenti di insicurezza e ha bisogno di aiuto per resistere agli influssi esterni.

Aiutarsi non solo con i fiori - Dormite molto e riposatevi in modo da affrontare i cambiamenti che incontrerete con maggior calma e serenità. Evitate gli stimoli eccessivi come troppa televisione e musica ad alto volume.
Cercate l'armonia tra corpo e anima attraverso esercizi di meditazione e di yoga. Passeggiate molto all'aria aperta e nel verde.

Il Walnut per i bambini - Il Walnut aiuta i bambini il cui sviluppo è bloccato in un particolare stadio o che soffrono molto a causa di un cambiamento. Come per gli adulti questo fiore di Bach aiuta a vivere bene i momenti di transizione che la vita presenta come, per esempio, la dentizione, il passaggio dalla pubertà all'adolescenza oppure il trasferimento in un'altra città o in una diversa scuola.




Per superare tutte le opposizioni e i dubbi 
che impediscono di raggiungere i propri obiettivi

Miscela di fiori di Bach

La seguente miscela di Walnut e di Mimulus è indicata per le donne incinte che temono complicazioni durante il parto e di non essere in grado di reagire alla nuova situazione: mettete in una bottiglietta con 30 ml d'acqua minerale naturale 3 gocce di Walnut e 3 gocce di Mimulus. Assumetene 4 gocce  volte al giorno.


IL POTERE DEI FIORI

Sintomi di blocco mentale

* lnsicurezza
* Indecisione e incapacità di agire
* Situazione generale di blocco perché adagiati nelle abitudini e nelle tradizioni
lnfluenzabilità
  * Legame emozionale con il partner precedente


Sintomi di miglioramento

* Apertura alla novità e al cambiamento
* Scelta di un obiettivo da raggiungere
* Fiducia in se stessi
* Libertà da precedenti legami, da ruoli e da abitudini passate



CONSIGLIO UTILE

Il Walnut è un ottimo rimedio di supporto in caso di terapie naturali, per esempio durante trattamenti omeopatici ad alte potenze oppure durante cure disintossicanti da alcol, fumo o droga.


Infiorescenze maschili