lunedì 30 maggio 2016

CURARSI CON IL CASTAGNO (Curing with Chestnut)



IL CASTAGNO

Non tanto tempo fa c'erano delle regioni intere dove i contadini campavano per mesi di castagne. Andavano a raccoglierle con grandi ceste di vimini in autunno e le cucinavano sotto la cenere. Era un mangiare prelibato e abbastanza nutriente.
Oggi, ahimè, trascuriamo sempre più questi cibi naturali. Vorrei tanto poter contribuire a riportarli in auge.
Non mi sembra il caso di dar qui una descrizione dettagliata del castagno, maestoso cugino della quercia e del faggio, che fa tanto per abbellire le foreste delle zone a terreno siliceo con le sue grandi foglie dentate e che in autunno cosparge i sentieri silvestri di ricci contenenti una o due castagne color mogano. 
I frutti del castagno, che non confonderemo con quelli tossici dell'ippocastano dei nostri parchi cittadini, sono ricchi di amido, grassi e vitamine (B e C) che resistono bene alla cottura grazie alla protezione offerta loro dalla spessa buccia.
Sono decisamente da raccomandare per gli organismi indeboliti, per i bambini, i convalescenti e gli anziani; sono una delizia cucinate sulla brace del caminetto. 
In fitoterapia potremo sfruttare le infiorescenze, il legno e la corteccia. 
Le infiorescenze sono attive contro le diarree (anche delle bestie), il legno pestato e la corteccia del tronco o dei rami giovani hanno proprietà astringenti: agiscono sui vasi sanguigni superficiali, arrestano le emorragie e facilitano la rapida cicatrizzazione delle ferite.




Raccolta

Cogliete le infiorescenze in primavera, appena si saranno schiuse; fatele essiccare all'ombra. Il legno e la corteccia si otterranno dai rami giovani, colti in primavera durante la risalita della linfa, e potranno, in autunno, essere egregiamente sostituiti dai ricci (involucri verdi e spinosi dei frutti).





  
Preparazione e impiego

SEMICUPI di infiorescenze (contro la diarrea): misurate 2 manciate di infiorescenze fresche, o secche, per litro d'acqua. (2 semicupi al giorno.)

DECOTTO di infiorescenze (contro la diarrea): una piccola manciata di infiorescenze essiccate per litro di acqua fredda; far bollire per 2 minuti. (Da 2 a 3 tazze al giorno.)

DECOTTO di legno e corteccia (come astringente): una manciata di legno e corteccia pestati per litro d'acqua, (2 tazze al giorno.)

DECOTTO di legno e corteccia (come astringente, per uso esterno su piaghe, contusioni, ecc..)  o per bagni alle mani e pediluvi: 2 manciate per litro d'acqua.



     
NOTA: In alcune regioni si ricorre alle foglie del castagno per curare la pertosse e la tosse, e anch'io ho avuto occasione di constatarne la validità. Misurate una manciata di foglie fresche (raccolte in estate), o una mezza manciata di foglie essiccate per litro d'acqua; lasciate a lungo in infusione e somministrate la tisana per via orale (3 tazze al giorno), per gargarismi o per bagni alla gola molto caldi.





    
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venerdì 27 maggio 2016

CURARSI CON LA CAROTA COLTIVATA (Curing with cultivated Carrott)



   
LA CAROTA COLTIVATA

Si dice che renda affabile chi se ne ciba, il che in fondo non deve sorprendere perché una delle premesse dell'affabilità è di godere buona salute. Si dice anche che faccia diventare belle le donne e in particolare che dia loro delle belle cosce, "delle cosce da ninfa silvestre"... I bambini, in generale, I'adorano, preferendola spesso cruda, e questo è un bene perché nessuna altra pianta agisce meglio della carota per calmare il vomito e le diarree dei lattanti.
Non sto a descrivere questo ortaggio tanto comune, dalla grossa radice fusiforme di colore arancione o giallo che si presenta in diverse forme (lunga, corta, sottile, tozza, conica, cilindrica, quasi sferica, ecc.). Vediamone piuttosto le virtù alimentari e terapeutiche.

La carota è ricca di zuccheri (sostanza energetica fondamentale, alimento essenziale per bambini, malati e vecchi) e di vitamine (8, C, D, E), il che la fa consigliare in tutti i
casi di debolezza, anemia e nelle malattie da carenza vitaminica (scorbuto, rachitismo, ecc.). È preferibile mangiarla cruda dato che le vitamine resistono male al calore, e senza raschiarla perché è sulla parte esterna che si concentra la maggior parte di esse. Se avete delle belle carote in giardino che non siano state concimate chimicamente, fate come faceva mia madre: limitatevi a dar loro una bella spazzolata e a lavarle.
La carota abbonda soprattutto di carotene, il pigmento arancione che le conferisce il colore caratteristico ed è il precursore della vitamina A, la vitamina per gli occhi. Non solo gli aviatori e i marinai che hanno bisogno di una vista perfetta, ma anche tutti gli automobilisti dovrebbero fare un grande consumo di questa verdura. I miopi, specialmente i bambini, ne trarranno un grande giovamento.
La carota, inoltre, è diuretica, emolliente, fortemente vermifuga (ragione di più per darne in abbondanza ai bambini) e potremo sempre ricorrervi quando il fegato fa i capricci. La polpa fresca esercita un'azione lenitiva e cicatrizzante su ulcere, scottature, eczemi, piaghe, ascessi. Non buttate via le foglie e i gambi: sono ricchissimi di sali minerali e aumentano notevolmente il valore nutritivo delle minestre. Il decotto, per via interna, e gli sciacqui hanno una forte azione antisettica contro le afte.






Raccolta

Tutte le varietà di questa specie godono delle stesse virtù; è chiaro che si dovranno evitare le carote coltivate industrialmente a suon di pesticidi e mantenute "fresche" con dei conservanti chimici. Se avete un orto, fate crescere le vostre carote nel modo più naturale. Bando agli insetticidi: perderete un poco in quantità ma guadagnerete moltissimo in qualità e salute.




Preparazione e impiego

Non mi dilungherò sull'aspetto culinario: vi ricorderò semplicemente che la carota cruda (grattugiata o mangiata intera) ha più virtù della carota cotta. Questa però, passata e salata leggermente, è molto efficace contro le diarree dei lattanti: bisogna per un po' di tempo rimpiazzare completamente il latte dei poppatoi con questo passato di carota per poi tornare progressivamente all'alimentazione lattea.


SUCCO FRESCO ricostituente, diuretico e vermifugo: bevetene uno o due bicchieri al giorno. Con un po' di miele o qualche goccia di limone è un ottimo rimedio contro i mali di gola e, più che altro, quando ci si sente "giù di forma". (La mattina a digiuno o prima dei pasti.)

DECOTTO: due carote grattugiate in un litro d'acqua e dolcificate con miele. (Da 2 a 3 tazze al giorno prima dei pasti.)

SCIROPPO: misurate un bicchiere di succo fresco per 2 bicchieri d'acqua e 4 di zucchero in polvere. (Un bicchierino da liquore al giorno.)

IMPIASTRI contro ulcerazioni, scottature, eczemi, ecc.: schiacciate la quantità, necessaria di polpa e applicatela a diretto contatto con la parte lesa sotto una pezza di tela. Ripetete le applicazioni diverse volte al giorno.

BAGNI ALLE MANI E PEDILUVI: stesse indicazioni come per gli impiastri. Mettete la polpa fresca di 3 carote ridotte in poltiglia in un litro d'acqua. Diluite bene. (2  o 3 volte al giorno.)




   
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giovedì 26 maggio 2016

CURARSI CON LA BORSA DEL PASTORE (Curing with shepherd's purse)



LA BORSA DEL PASTORE

Che nome bizzarro da dare a questa umile cugina del cavolo e della colza, conosciuta anche come capsella, borsacchina, erba raperina ed erba di Giuda! Le cose si chiariranno quando avremo detto che non ha pretese di parentela con il grande Pasteur, padre della microbiologia e del vaccino contro la rabbia; si tratta proprio del semplice pastore, l'umile accompagnatore delle pecore al pascolo. Ma perché poi "borsa"?
Per la forma dei frutti che evocano la bisaccia del pastore o del monaco questuante.
Già nel Medio Evo veniva chiamata "sanguinaria", perché le si riconoscevano virtù emostatiche eccezionali, virtù, del resto, riconosciutele anche dai farmacologi moderni. La si impiega per curare ferire, piaghe aperte e sbocchi di sangue; è insuperabile come medicazione di primo intervento e gli emofiliaci farebbero bene ad averne sempre una scorta sottomano. 
La considero il rimedio sovrano contro mestruazioni troppo prolungate o eccessive: per le giovinette vittime di emorragie improvvise all'epoca della pubertà come per le madri durante la menopausa. Sono molte le donne che ringraziano questa pianta per aver ottenuto la normalizzazione del ciclo mestruale, o per aver doppiato senza troppa difficoltà il capo della sua cessazione definitiva.




Raccolta

La borsa del pastore, originaria delle contrade mediterranee, ha seguito l'uomo nella sua conquista del mondo; ama i campi coltivati e ben concimati; oggi si trova ovunque dal livello del mare a più di 3000 metri di altezza e in tutti i continenti (solo la Polinesia ne è ancora priva); conviene raccoglierla in estate o in autunno, preferibilmente quando una buona parte dei frutti sono già formati ma rimane ancora in cima al gambo un piccolo pennacchio di fiori non ancora fecondati.


BORSA DEL PASTORE
Capsella bursa-pastoris L. (Moench)
Famiglia delle Crocifere
Fiori bianchi

Preparazione e impiego

INFUSO  contro tutte le emorragie: mettete due manciate di pianta fresca o una manciata di pianta secca per litro d'acqua; lasciate in infusione per un'ora, e mezzo. (Da 4 a 5 tazze al giorno: trattamento d'attacco contro le emorragie uterine e le mestruazioni troppo abbondanti.)

DECOTTO contro persistenti emorragie al naso: una piccola manciata di pianta secca in un litro d'acqua. (Da 3 a 4 tazze al giorno. Per i bambini 1 tazza. O anche, più, semplicemente, inzuppare un tampone nel decotto e metterlo nel naso.)

SUCCO di pianta fresca: spremetene un bicchiere che berrete a piccoli sorsi ogni ora, con un po' di miele. (Trattamento d'attacco contro le emorragie.) 
Contro emorragie al naso, potete anche mettere nelle narici, qualche goccia di succo.

SEMICUPIO per le donne che soffrono di mestruazioni troppo abbondanti: misurate una manciata di pianta secca o una manciata e mezzo di pianta fresca per litro d'acqua.

BAGNI ALLE MANI E PEDILUVI COMPLETI: misurate una manciata di pianta per litro d'acqua.





   
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CURARSI CON IL BOSSO (Curing with Buxus)



  
IL BOSSO

In Francia, sono i rami del bosso che si fanno benedire la domenica delle Palme.
Conosciamo tutti questo arbusto dalle foglie sempreverdi, che cresce in macchie nelle zone aride e nel sottobosco; ogni pianta può arrivare a 5 o 6 metri di altezza e vivere sei o settecento anni. II bosso, che viene spesso piantato come recinzione, ha un legno durissimo, corteccia liscia, grigiastra, foglie ovali, coriacee, lucide e piccoli fiori verdastri. I frutti, a capsule ovoidali a tre lobi, sono caratteristici.

Questo arbusto è un valido aiuto del fitoterapeuta, ma va trattato con una certa prudenza dato che contiene in tutte le sue parti un temibile veleno: la buxina. 
Quando vi servirete di questa pianta è importante che rispettiate scrupolosamente i dosaggi indicati.




   
Fin dal XII secolo, il bosso viene impiegato in tutte le sue parti (legno, corteccia e foglie) come depurativo, sudorifero e febbrifugo. Lo raccomando in maniera particolare negli attacchi di malaria, quando il chinino non agisce, e in tutte le febbri ostinate. Il bosso, non solo cura i sintomi combattendo la febbre, ma, per la sua attività depurativa, cura l'origine del male. Ridà tono al malato e rinforza le difese naturali contro i germi patogeni.





  
Raccolta

Tagliate il legno, prendete la corteccia e raccogliete le foglie del bosso subito prima della fioritura, vale a dire in marzo-aprile, secondo le regioni. Se non le utilizzate immediatamente, fatele essiccare all'ombra. Per la vostra raccolta sceglierete gli arbusti lontani dai centri abitati, vale a dire il più lontano possibile dalle fonti di inquinamento della nostra civiltà.




Preparazione e impiego

INFUSO  di corteccia, di foglie e di legno (depurativo): 5 pizzichi di pianta in un litro d'acqua. (Una tazza al giorno per 3 giorni.)

DECOTTO (sudorifero e febbrifugo) di corteccia e d foglie: stesse proporzioni e stesse dosi.

POLVERE di foglie secche (solamente in caso di febbre molto alta): un piccolo pizzico con un po' di miele.

BAGNI ALLE MANI E PEDILUVI  di raschiatura di legno, o di foglie (depurativo, sudorifero, febbrifugo): una piccola manciata di pianta per litro d'acqua (vi raccomando particolarmente questa ricetta perchè i suoi effetti sono rapidi, e perchè non si corrono rischi sbagliando dose).

NOTA -  Se i bagni alle mani e i pediluvi non offrono che vantaggi, altrettanto non si può dire delle tre preparazioni precedenti, che sono difficilmente sopportate dallo stomaco. Vi consiglio di ricorrervi con grande prudenza, a meno di essere consigliati da persona competente.


Siepe di bosso





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mercoledì 25 maggio 2016

CURARSI CON LA CAROTA SELVATICA (Curing with Wild Carrot)



LA CAROTA SELVATICA

Per tanto tempo ci siamo illusi che la carota coltivata fosse una discendente di quella selvatica, la più difiusa nei nostri prati, il Daucus carota. Non è vero: i più smaliziati ibridatori
non sono mai riusciti a ottenere dalla radice acre, legnosa e maleodorante della carota selvatica un legume minimamente commestibile. 
Comunque, la carota selvatica ci offre delle virtù medicinali, ma attenti a non fare confusione: la tremenda cicuta maculata, I'avvelenatrice di Socrate, le somiglia moltissimo. 
Dovremo essere cauti nella raccolta, ma non è difficile: basta un po' di attenzione. La cicuta acquatica - talvolta galleggiante - crea meno problemi perché non cresce nello stesso ambiente della carota selvatica che predilige terreni meno umidi. Ma è dalla grande cicuta maculata, altrettanto pericolosa, che dovremo guardarci; questa infatti è assai diffusa e, come la carota selvatica, cresce nei prati asciutti, nei terreni abbandonati e sul ciglio delle srrade. 
Una prima distinzione la si può fare strofinando la pianta fra le dita: la cicuta emana un lezzo sgradevole, mentre la carota selvatica lascerà le vostre dita impregnate di un piacevole odore. Inoltre, dovrete imparare a distinguere le due piante dall'aspetto esteriore, e per questo sarà bene aspettare che la carota sia giunta a completa fioritura. La carota selvatica infatti si fa riconoscere fra tutte le altre piante della stessa famiglia dai fiorellini bianchi, raccolti in ombrelle somiglianti a nidi d'uccello, aventi alla base false foglie (brattee) molto lunghe e seghettate con, al centro, un fiore sterile più grande, di color porpora tendente al nero.
I frutti poi sono assai caratteristici, ovoidali e irti di molteplici spine corte, ordinate su diverse costole sporgenti. 
In Italia la carota selvatica è conosciuta sotto i nomi di: virga pastoris, carota, cepo bianco, gallinaccio, pastinaca, pasticciona.
Ha le stesse virtù diuretiche e vermifughe della cugina coltivata; la radice è altrettanto ricca di vitamine e le foglie e i frutti hanno qualità toniche e ricostituenti.




Raccolta

Se siete sicurissimi del fatto vostro, cogliete le foglie della carota selvatica subito prima della fioritura della pianta che inizia in giugno-luglio, secondo le contrade e le condizioni climatiche, altrimenti aspettate che le ombrelle siano giunte a fioritura completa. Cogliete i frutti in agosto-settembre e, alla stessa epoca, estirpate le radici.


Preparazione e impiego

SUCCO DI RADICI (vermifugo e diuretico): bevetene mezzo bicchiere al giorno con del miele.

DECOTTO di foglie e di semi (vermifugo, diuretico e tonico): una piccola manciata di foglie e semi per litro d'acqua. Bevetene 2 tazze al giorno.

BAGNO di semi (tonico): una manciata di semi freschi o secchi per litro d'acqua. (Di tanto in tanto.)

POLPA SCHIACCIATA di radici mista a miele (molto ricca di vitamine): da 5 a 6 cucchiai, da minestra, prima dei pasti.







  
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mercoledì 18 maggio 2016

CURARSI CON LA BORRAGINE (Curing with Borage)



  
LA BORRAGINE

La borragine può dire, e ciò non è bugia: io ti conforto il cuore e genero allegria.

Questi due versi della Scuola Salernitana riassumono tutti gli attributi che gli antichi davano alla borragine: la virtù di scacciare la malinconia.
Ma vediamo com'è questa gaia pianticella. Ha fiori di un azzurro stupendo, in cima a grossi steli ispidi di peli pungenti. La borragine è detta anche borrana e buglossa vera; il suo nome deriverebbe dal latino burra "stoffa ruvida", o dall'arabo abou rash che vuol dire letteralmente "padre del sudore". Questa ultima etimologia è un po' forzata, tuttavia ha il merito di sottolineare le virtù sudorifere della pianta.
La specie proviene probabilmente dall'Africa del Nord e si trova in tutta l'Europa e le Americhe, sia coltivata che allo stato selvatico. Si riconosce facilmente per le foglie spesse e pelose, per i fiori a cinque petali a forma di stelle azzurre dai grossi stami bruno-scuri raggruppati a becco d'uccello.
Già nel Medio Evo Alberto Magno la definiva "generatrice di buon sangue"; nel '500, in Italia, Mattioli la prescriveva contro i collassi cardiaci, per rinfrescare i febbricitanti e per calmare il loro delirio.
Mio padre la chiamava "la dolcissima" ed effettivamente dà una deliziosa sensazione di conforto agli afflitti da bronchiti, catarri, infezioni delle membrane interne (pleura e peritoneo), congestioni o reumatismi. Per parte mia ho avuto le più grandi soddisfazioni utilizzandola in pediluvi contro il raffreddore e in cataplasmi contro scottature e attacchi di gotta.




Raccolta

La borragine si coltiva molto facilmente in giardino, richiede una terra grassa, ben concimata ed esposta al sole. Seminatela a spaglio, in autunno o in aprile; diradatela dopo quindici giorni; avrete presto dei bellissimi germogli (le formiche operose, gli anni seguenti, provvederanno a propagare la specie). 
Cogliete subito prima della completa fioritura, sia la pianta intera che le sommità fiorite o i singoli fiori. Nei due primi casi fate essiccare in mazzetti sospesi a un filo. Per conservare ai fiori il loro azzurro stupendo, vi consiglio di farli seccare rapidamente in un luogo asciutto e ventilato.





    
Preparazione e impiego

In molte regioni, si mangiano le foglie della borragine al posto degli spinaci e se ne usano i fiori per decorare le insalate. Quest'usanza ha tutta la mia approvazione.

INFUSO di pianta o di fiori essiccati: (sudorifero e calmante): una piccola manciata in un litro d'acqua; lasciare in infusione molto poco altrimenti la tisana prenderebbe il suo bel colore azzurro. (3 o 4 tazze al giorno.)

DECOTTO (emolliente): stesse proporzioni e stesse dosi.

BAGNI ALLE MANI E PEDILUVI: mezza manciata di pianta fresca o essiccata per litro d'acqua. (2 bagni al giorno.)

CATAPLASMI: applicate, sulle scottature, un trito di pianta fresca; sulle articolazioni dolenti dei gottosi, che sono ipersensibili, mettete solamente una tela leggera imbevuta di un decotto molto concentrato di fiori e di foglie (nella dose di 2 manciate per litro d'acqua).

SUCCO (diuretico): spremete con una tela il succo della pianta accuratamente pulita. (Bevetene mezzo bicchiere al giorno, in due volte, diluito nel latte.)




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lunedì 16 maggio 2016

CURARSI CON IL CARDO (Curing with Thistle)



IL CARDO

I "somari" pretendono che il cardo sia destinato solamente agli asini: starebbero meglio in salute se ne facessero uso più spesso. Potremmo anche dire che gli asini, che prediligono il
cardo, dimostrano di avere più buon senso degli uomini che lo trascurano. La morale del discorso è che chi si affida alle piante per mantenersi in buona salute farebbe bene a imparare anche dagli animali più umili. (Un ricordo di Davanti a San Guido di Carducci).

Il nome di cardo viene attribuito a decine di specie di Composite e anche a specie appartenenti ad altre famiglie botaniche come il cardo azzurro e il cardo rolando che appartengono alla famiglia delle Ombrellifere come la carota e Io spondilio. Nella famiglia delle Composite, il cardo stellato è del genere Centaurea, il cardo deflorato appartiene al genere Carduus e il cardo degli asini è del genere Carlina.
I cardi propriamente detti comprendono due altri generi botanici e, in tutto, più di una quarantina di specie che hanno tutte virtù febbrifughe, diuretiche e stimolanti dell'appetito.

I due tesori naturali di cui mi occuperò in particolare, fanno parte di altri generi: uno del genere Cnicus, il cardo benedetto o cardo santo e l'altro del genere Silybum, il cardo della Madonna, anche conosciuto come cardo mariano o cardo macchiato.


IL CARDO BENEDETTO



Il cardo benedetto, battezzato anche cnico benedetto o cnico santo, nel '500 godeva fama di essere un toccasana e un rimedio universale. È una pianta diffusa su quasi tutta la superficie della terra, cresce allo stato selvatico nei terreni aridi e sabbiosi delle nostre contrade mediterranee e viene anche coltivata a scopo ornamentale. 
Si distingue per avere delle foglie mollicce, lievemente pungenti, larghe, con seghettature irregolari che ricordano molto un pezzo di stoffa lacerata. I piccoli capolini di fiori gialli sono circondati da foglie. 
Il cardo benedetto è una pianta annua, fiorisce fra aprile e agosto e non supera i 40-50 centimetri di altezza.
Come tutti i cardi è un eccellente rimedio contro la febbre, un efficace diuretico e un ottimo amico del nostro sistema digestivo (stimola I'appetito e cura i disturbi dello stomaco). A queste doti si aggiungono quelle di arrestare le emorragie e di avere azione vermifuga. 
Spesso lo si prescrive in semicupio contro le emorroidi, e più di una volta ho constatato di persona questa sua virtù. 
Per uso esterno è un buon antisettico per ripulire piaghe aperte e ulcerazioni, essendo anche un buon cicatrizzante. 
Preso per via interna, oltre alle proprietà succitate, agisce da potente tonico, ma conviene non abusarne perché a forti dosi provoca il vomito (per questa sua azione si raccomanda in tutti i casi di avvelenamento per svuotare lo stomaco a persone intossicate o avvelenate).


Raccolta

Raccogliete le foglie a maggio e i semi in agosto-settembre.


Preparazione e impiego

INFUSO o DECOTTO di foglie (tonico, stimolante dell'appetito, diuretico e febbrifugo): misurate una manciata di foglie fresche (mezza manciata di foglie secche) per litro d'acqua. (Da 2 a 3 tazze al giorno, prima dei pasti.)

TINTURA (stesse indicazioni): mescolate una parte di foglie secche pestate a una parte l'alcool e a 8 parti di acqua. (Un bicchierino da liquore prima del pasto principale.)

DECOTTO di foglie (uso esterno, per le emorragie, per pulire le piaghe, ecc.): una grossa manciata di foglie fresche o secche per litro d'acqua.

SEMICUPI (contro le emorroidi): stesse proporzioni. (2 semicupi al giorno.)


IL CARDO DELLA MADONNA



Il cardo della Madonna, o silibo, o cardo mariano, o cardo macchiato, si riconosce dalle sue foglie caratteristiche, macchiate di bianco e spinose. Un tempo si attribuivano le macchie bianche a gocce di latte della Vergine. Le spine acuminate sono giallastre, i fiori di color rosso. 
La specie è biennale, raggiunge 1 metro e mezzo di altezza e fiorisce da giugno ad agosto. È piuttosto diffuso nei terreni rocciosi e nei prati incolti delle contrade mediterranee, ma si è acclimatato bene anche in Inghilterra e in America.
La pianta intera (radici, foglie e fiori) è meravigliosamente tonica, stimolante dell'appetito e febbrifuga. È particolarmente efficace nei casi di stitichezza cronica e delle malattie del fegato (itterizia, calcoli biliari, epatiti, ecc.). 
È ancora più efficace quando lo si usa per curare disturbi dell'apparato circolatorio: è emostatico (ve ne servirete per combattere emorragie dal naso, tagli, mestruazioni troppo abbondanti) e tonifica i vasi sanguigni. 
La maggioranza dei disturbi causati da disfunzioni temporanee del sistema circolatorio e del cuore (emicranie, vertigini, pressione bassa, "fiacchezza generale"), si arrendono di fronte alla sua azione. 
Il cardo della Madonna, e ho avuto mille occasioni di rendermene personalmente conto, è infine efficacissimo contro tutte le allergie, il mal di mare, il mal d'aereo, il mal d'auto, la febbre da fieno, gli attacchi d'orticaria o d'asma.


Raccolta

Raccogliete le foglie o i capolini in giugno, le radici e i semi al principio dell'autunno.


Preparazione e impiego

INFUSO o DECOTTO di foglie, di radici pestate o di frutti (tonico, stimolante dell'appetito, febbrifugo, contro le malattie di fegato e i disturbi circolatori): mettete una foglia, una piccola radice o tre pizzichi di frutto in un litro d|acqua. (Da 2 a 3 tazze al giorno.)

DECOTTO di foglie (uso esterno contro le infezioni, per accelerare la cicatrizzazione delle piaghe, delle ulcere, ecc.): da 10 a 20 pizzichi di foglie fresche o secche per litro d'acqua.

DECOTTO di semi (antiallergico): 2 o 3 pizzichi di semi per litro d'acqua. (Un cucchiaio da minestra ogni ora, per 5-6 ore.)

BAGNI ALLE MANIE PEDILUVI contro le emicranie,le vertigini, la pressione troppo bassa: 10 pizzichi di foglie secche o di semi per litro d'acqua.

TISANA contro il mal di mare e i disturbi da viaggi in generale: mettete in infusione una foglia, un pizzico di semi e un piccolo frammento di radice in un litro d'acqua; aggiungeteci del miele. (Una tazza prima d'iniziare il viaggio.)




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CURARSI CON IL CARCIOFO (Curing with Artichoke)



IL CARCIOFO


Non perderò tempo a descrivervi dettagliatamente questo gigantesco cugino del cardo e della margherita (appartengono infatti tutti e tre alla famiglia delle Composite). Di questo nobile personaggio vegetale non mangiamo che il "cuore" e la parte inferiore delle "foglie", cioè il ricettacolo che contiene i fiori, che chiamiamo "barbe", e le false foglie o brattee che le contornano.
Io del carciofo adopero tutto. Il carciofo comune, del quale sono state selezionate numerose varietà dagli orticoltori, è probabilmente un discendente del cardo selvatico. Gli egizi ne iniziarono la coltivazione ed è grazie agli arabi che la Spagna e l'Italia nel '400, e quindi la Francia e l'Inghilterra nel '500, lo hanno conosciuto.
Di questa pianta la parte meno attiva è, disgraziatamente, quella che mangiamo. Le altre parti sono amarissime e di conseguenza particolarmente atte a provocare la secrezione della bile e l'eliminazione dell'urea. II carciofo è da prescriversi come primo rimedio in tutti i casi di insufficienza epatica o renale, coliche epatiche o renali, itterizia, gotta, obesità, orticaria, reumatismi, asma ed eczemi. Favorisce inoltre la circolazione in quanto previene la maggior parte dei disturbi dovuti al colesterolo: arteriosclerosi, angina pectoris, infarto e congestioni cerebrali.




Raccolta

Se la temperatura invernale dalle vostre parti non scende sotto i -10° potete tranquillamente piantare carciofi nell'orto o anche in giardino. Siccome considero questa pianta il miglior preventivo contro i disturbi della "cinquantina" (ma ne trarranno giovamento anche i giovani che la nostra folle civiltà rende sempre più fragili) vi esorto vivamente a coltivarli. Se proprio non potete, sceglietevi un fornitore fidato in grado di darvi il vostro fabbisogno annuale di foglie e radici che saranno state colte allo stesso tempo del legume. Soprattutto assicuratevi che i carciofi siano stati coltivati "biologicamente" (senza insetticidi e pesticidi).
Scegliete per la vostra coltivazione un luogo fresco e secco, piantateli profondamente, e in autunno provvedete a proteggerli dal gelo. Raccogliete foglie e radici durante l'estate.




Preparazione e impiego

INFUSO E DECOTTO di foglie e (o) radici: mezza manciata di vegetale in un litro d'acqua; dolcificate abbondantemente con miele perché questi preparati sono estremamente amari. (3 tazze al giorno prima dei pasti)

SUCCO fresco di foglie: 3 o 4 cucchiai da minestra al giorno nel miele, nel latte, nel vino bianco o nel madera per poterne attenuare il sapore amaro.

BAGNI ALLE MANIE PEDILUVI: misurate una generosa manciata di foglie e di radici per un litro d|acqua. (Contro I'acne, le dermatiti, gli eczemi, i disturbi epatici, le emicranie epatiche, la stitichezza e le coliche epatiche.)

TINTURA: lasciate macerare per una o due settimane da 400 a 500 grammi di foglie in un litro d'alcool: filtrate. (Un cucchiaio da minestra al giorno.)


Nota: Nonostante le limitate virtù terapeutiche della parte commestibile del carciofo, continuate a mangiarne in abbondanza perché la quantità arriva quasi a compensare la minore attività.




ERBE MEDICINALI - FITOTERAPIA

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