mercoledì 17 febbraio 2016

OMEOPATIA (Homeopathy)


   
OMEOPATIA

In Europa I'omeopatia è una delle più diffuse pratiche mediche cosiddette "alternative". Attualmente si sta diffondendo anche in Italia. In Francia, l'omeopatia non soltanto è autorizzala dalle autorità sanitarie, ma è integrata a tutti gli effetti sia nella legislazione sanitaria sia in quella farmaceutica.
Il nome di questa dottrina deriva dalla fusione di due parole greche e significa letteralmente "simile alla malattia".
Fu fondata tra la fine del XVII secolo e gli inizi del XIX da un medico tedesco, Samuel Hahnemann (1755-1843) e in Europa rappresentò la prima forma di contestazione alla medicina ufficiale. Le intuizioni di Hahnemann sorsero quando gli fu affidata la traduzione di un famoso tratlato di medicina, scritto dallo scozzese William Cullen. Egli si chiedeva per quale ragione la corteccia di china si dimostrasse efficace nel trattamento delle febbri intermittenti.
Hahnemann rifiutò la spiegazione che ne dava Cullen, secondo il quale la corteccia di china curava la febbre migliorando le funzioni dello stomaco, e sperimentò la sostanza su se stesso, assumendo una notevole quantità di chinino per più giorni.
Egli rilevò che la corteccia di china determinava una serie di effetti che riteneva correlati con quelli indotti dalla malattia per la quale il farmaco risultava indicato.
Cercò quindi di proporre una spiegazione del fenomeno, giungendo alla conclusione che il chinino determinavi una malattia artificiale in grado di sostituirsi a quella naturale, provocando la comparsa di sintomi analoghi. Ne dedusse che qualsiasi farmaco capace di determinare sintomi specifici in una persona sana avesse la facoltà di eliminare quegli stessi sintomi in un soggetto malato. Nacque cosi il principio similia similibus curentur, ovvero: "le cose simili si curino con le cose simili", che costituisce il principio di base della dottrina dell'omeopatia.
Il secondo principio che Hahnemann formulò fu relativo alla osservazione per cui, nel trattamento di numerose malattie, tanto minore era la dose di farmaco omeopatico somministrato, tanto più sicura risultava la guarigione del paziente. L'ipotesi si basava sul fatto che, essendo il corpo malato più sensibile del corpo sano agli effetti del farmaco, era possibile ridurre al minimo la dose del farmaco stesso.

I farmaci omeopatici - L'omeopatia si differenzia da altre forme di medicina alternativa in quanto si pone, quale obiettivo, una terapia "su misura". Perciò, nella fase diagnostica, il paziente viene sottoposto a un esame completo con un approccio psicosomatico. Ai fini della diagnosi, è fondamentale per il medico valutare non soltanto i sintomi della malattia, ma anche tutto il background sociale e psicologico del paziente. Il medico omeopata non rifiuta alcuni farmaci tradizionali, come gli antibiotici, il cortisone, l'insulina, gli analgesici maggiori e gli psicofarmaci; tuttavia questi sono considerati medicinali integratori dei farmaci omeopatici.
Questi ultimi sono sostanze di estrazione vegetale, animale e minerale, oppure prodotti di sintesi opportunamente diluiti con appositi solventi. Il principio regolatore di questi farmaci è il già citato similia similibus curentur, che fa si che il farmaco, a dosi infinitesimali, stimoli le difese naturali dell'organismo senza nuocergli.
Per quanto riguarda i vegetali, che costituiscono la base di circa il 90 % delle preparazioni farmaceutiche omeopatiche, viene dedicata molta cura alla loro coltivazione, che deve essere fatta senza concimi, pesticidi o altri agenti chimici, che potrebbero alterare i principi attivi dei vegetali stessi.
Una volta raccolta, la pianta viene lasciata a macerare in una soluzione alcolica per almeno 3 settimane. La "tintura madre" cosi ottenuta viene, poi, lasciata riposare al buio per un determinato periodo di tempo e, in seguito, diluita a dosi crescenti per ottenere il preparato omeopatico.
La procedura, in ogni caso, è sempre la medesima per produrre un farmaco secondo le norme formulate da Hahnemann.
Si preleva un "grano" (unità di misura pari a 0,0648 g della sostanza base, mescolandola a 10 parti di alcol o di acqua e zucchero. Il composto viene sottoposto a scuotimento e la diluizione ottenuta viene definita di potenza 1 o potenza decimale D-1.
La diluizione successiva è di 1 a 100 e viene definita di potenza 2, oppure centesimale D-2.
Le potenze possono arrivare fino a 1 a 100.000, cioè un grano della sostanza diluita in 100.000 parti di alcol o di acqua zuccherata (preferibilmente il lattosio). Maggiore è la diluizione della sostanza base tanto più potente ne è I'effetto terapeutico nel rispetto del principio omeopatico secondo il quale più piccola è la quantità di medicamento presente nella diluizione maggiori sono i benefici.
Vi sono omeopati che hanno spinto la diluizione della sostanza base fino alla potenza 6, cioè una parte su 1.000.000 di diluente. Ne consegue, secondo la chimica moderna, che a certe diluizioni è assai improbabile trovare anche una sola molecola della sostanza base e che il medicinale, alla fine, è soltanto alcol o acqua zuccherata. Ma, secondo gli omeopati, il potere della sostanza base non risiede nella materia, bensì nella struttura del composto e quanto più la materia base viene eliminata tanto più si accresce il potere benefico della struttura. È questo I'aspetto che più fa discutere quanti sono a favore e gli oppositori delle teorie di Hahnemann.
Autorevoli scienziati si sono comunque cimentati nella verifica delle teorie biochimiche di Hahnemann senza pregiudizi di sorta, per tentare di capire il significato che lo studioso dava alla struttura. La conclusione più semplice è che il diluente che costituisce quantitativamente la parte maggiore del farmaco, anche in assenza di una sola molecola della sostanza base, ne conserverebbe la "memoria" o l"'energia".
Normalmente i medicinali omeopatici sono sempre a base di un solo principio attivo e le confezioni sono oggi realizzate in compresse, granuli, pillole, unguenti e supposte.
L'omeopatia moderna, però, sembra molto attenta all'andamento del mercato. Infatti, accanto ai medicinali tradizionali per curare le più svariate malattie, si è sviluppato, specialmente in Francia, anche un mercato di prodotti cosmetici omeopatici, dai dentifrici alle pomate antirughe o anticellulite, prodotti probabilmente non previsti da Hahnemann.
Quanto alla terapia, questa deve essere assolutamente specifica. La gamma di preparati omeopatici è molto ampia: per ogni sintomo e per ogni malattia esiste il farmaco giusto.
Durante il trattamento terapeutico, il paziente non deve fumare, bere caffè o alcolici o prendere stimolanti, poiché ciò potrebbe interagire con la dinamica del farmaco e ridurne I'efficacia.
Anche sostanze mollo aromatiche, come la canfora e la menta, interferiscono con gli effetti del farmaco omeopatico.


I compiti dell'omeopata - Secondo quanto Hahnemann ha scritto nel suo libro Organon, primo e unico dovere del medico è di ottenere la guarigione del paziente con il ricorso ai mezzi "più rapidi, più fidati e meno labili" che ha a disposizione.
La cultura principale del medico deve riguardare quattro campi:

* La malattia nei suoi aspetti: dal sintomo alla prognosi. A tale scopo, egli può usare tutti i mezzi che la scienza gli mette a disposizione per fare una diagnosi giusta. Quindi l'omeopata, a differenza di altri specialisti di medicine alternative, non disdegna i mezzi che la tecnologia moderna gli mette a disposizione - come la TAC o la Risonanza Magnetica Nucleare - per formulare una diagnosi precisa.

* Il potere dei medicinali. Il medico deve avere una solida cultura sulla tossicologia dei farmaci e sulla potenzialità patogena delle sostanze abitualmente impiegate nella medicina ufficiale.

* La farmacoterapia. Il medico deve essere in grado di valutare, sulla base della diagnosi, quale sia il farmaco omeopatico giusto da somministrare al paziente.

* La psicologia. Il medico deve capire quali sono le barriere che si frappongono fra il paziente e il suo stato di salute e deve adoperarsi per abbatterle.

Hahnemann distingueva anche, come la medicina ufficiale, le malattie in acute e croniche. Nel primo caso, I'organismo si indebolisce, ma può riacquistare I'equilibrio perduto con i rimedi omeopatici. Le malattie croniche sono, invece, la conseguenza di uno stato permanente di perturbazione dell'organismo.
Per esprimersi in termini omeopatici, la malattia cronica è un "miasma".
Hahnemann distingueva 5 miasmi: psicotico, sifilitico, psoriaco, cancerico e tubercolinico.
Una volta identificato il miasma o lo stato cronico del paziente,l'omeopata potrà stabilire la cura adatta. Ma prima di stilare la ricetta, l'omeopata deve consultare la "materia medica", cioè il proprio repertorio di farmaci per prescrivere il preparato di potenza minima nella dose piri ridotta capace di avere effetti curativi.
La durata di azione di un farmaco omeopatico è in genere di due mesi.
Ovviamente anche l'omeopatia, come tutte le altre medicine alternative, si presta a critiche. Tuttavia, molti medici affermano che i farmaci omeopatici hanno il vantaggio di non essere tossici rispetto a molti medicinali che contengono sostanze farmacologiche.
A favore della medicina omeopatica, bisogna aggiungere che questa non esclude, nel caso di gravi malattie infettive o degenerative, I' integrazione della terapia omeopatica coni farmaci di comune prescrizione.



La procedura per la si basa su norme ben precise. Nella foto, il composto ottenuto dalla diluizione della sostanza base in alcol o in acqua e zucchero, secondo determinati parametri, viene sottoposto a scuotimento.






Nessun commento: