mercoledì 2 settembre 2015

CURARSI CON IL PRUGNOLO E IL PRUGNO (Curing with Blackthorn and Plum)

  
 IL PRUGNOLO E IL PRUGNO

Come esiste in natura una spina bianca, ne esiste anche una nera: la prima è quella del biancospino, la seconda quella del prugnolo. È dibattuta la questione se il prugnolo sia la forma selvatica del prugno coltivato. I botanici non hanno ancora risolto il dilemma. 
Come è bello questo grosso arbusto cespuglioso, irto di spine scure, quando fiorisce all'inizio della primavera: ci appare come una chiazza di neve non ancora disciolta dal sole. 
Il prugnolo raggiunge a malapena i 2 metri di altezza e da dei piccoli frutti nero-bluastri terribilmente aspri. 
Volgarmente è conosciuto anche come vegro, pruno selvatico, susino di macchia, susino selvatico, mora prugnola. Cresce al limitare dei boschi e nelle radure, in cespugli compatti e in mezzo alle siepi. 
Il suo grande cugino "addomesticato", il vero prugno, detto anche susino, è stato selezionato in numerose varieta che ci offrono frutti deliziosi (mirabella, regina Claudia ecc.); ai tempi di Luigi XIV se ne conoscevano gia 180 varietà e oggi ne contiamo diverse centinaia.
  
IL PRUGNOLO



La fitoterapia si avvale soprattutto del prugnolo per ricavarne i suoi rimedi e vi illustrerò le virtù del prugno coltivato dopo avervi descritto quelle della corteccia, dei fiori, delle foglie e dei frutti della pianta selvatica. 
Le foglie del prugnolo, in infuso o decotto, sono depurative. 
I frutti (dai quali si distilla anche un'acquavite) hanno virtù astringenti dovute alla loro asprezza: in altri termini, restringono i vasi capillari (questo ci aiuterà a curare piaghe ed emorragie) e attivano i muscoli motorii dell'intestino e delle vie urinarie (sono dunque benefici nella cura delle diarree, dell'incontinenza delle urine, ecc.). 
I fiori sono diuretici, depurativi e lassativi (ho sempre sostenuto che sono iI lassativo più economico), aiutano Ia guarigione dei crampi di stomaco, delle diarree, delle coliche, della tosse, dei malanni polmonari e della leucorrea. 
La corteccia del prugnolo, astringente come i frutti, è febbrifuga e, in polvere, è un ottimo dentifricio.






Raccolta

Cogliete i fiori del prugnolo al principio della primavera, prima della fioritura, e fateli essiccare stendendoli al sole. Un po' più avanti nella stagione, raccogliete le foglie e la corteccia della pianta. I frutti li potrete cogliere solamente in inverno.


  
Preparazione e impiego

INFUSO E DECOTTO di  foglie: mettete una mezza manciata di foglie fresche o secche in un litro d'acqua. (2 tazze al giorno.)

INFUSO E DECOTTO di fiori: mettete una mezza manciata di fiori secchi in un litro d'acqua. (Da 3 a 4 tazze al giorno.)

DECOTTO di corteccia: mettete una manciata di corteccia pestata in un litro d'acqua. (2 tazze al giorno.)

DECOTTO di frutti: mettete una mezza manciata di prugnoli maturi in un litro d'acqua (per uso interno, contro la diarrea, le emorragie, I'incontinenza d'urina, ecc.: 2 tazze al giorno).
Mettete una manciata e mezzo di prugnoli in un litro d'acqua (per uso esterno in impacchi sul ventre o sul basso ventre: contro le diarree e le infezioni delle vie urinarie, per gargarismi contro i mali di gola e le infiammazioni della bocca).

POLVERE di corteccia: come dentifricio, direttamente sullo spazzolino.

BAGNI ALLE MANI E PEDILUVI: misurate una manciata di frutti per litro d'acqua.


 IL PRUGNO

  
Il prugno coltivato ha senz'altro conservato qualche virtù della specie selvatica, però le sue virtù si concentrano nei frutti color oro, smeraldo o ametista. Sono nato nel paese delle prugne e pertanto mi inorgoglisco vedendo che stanno tornando di moda; sono delle prelibatezze traboccanti d'energia sia fresche che secche, sia colte dalla pianta e mangiate subito, che preparate in squisite conserve.
Le prugne fresche le raccomando in particolar modo ai reumatici, ai gottosi, ai sofferenti di calcoli delle vie urinarie, agli arteriosclerotici, agli stitici e ai sofferenti di fegato. 
Crude, può capitare che non siano ben accette agli stomaci delicati, ma cotte sono proficue per tutti. 
La mandorla racchiusa nel nocciolo, come quella della pesca, è tossica.

Le prugne secche, fin dal tempo degli antichi romani, sono apprezzate per il loro valore energetico, per l'azione favorevole al fegato e per il potere di combattere la stitichezza: se i fiori del prugnolo sono il lassativo più economico, le prugne secche sono indubbiamente il più dolce. 
La loro attività non è strettamente limitata nel tempo: si prolunga e non causa un aggravamento del malessere come troppo spesso avviene con alcuni medicamenti chimici. Indubbiamente è più piacevole mangiare le prugne secche, deliziose e sature di zucchero o il loro succo, risultante da una lunga permanenza sotto i raggi benefici del sole, ma alcuni puristi, e non a torto, sostengono che è in primo luogo la cellulosa contenuta nei frutti che favorisce lo svuotamento dell'intestino: di conseguenza consigliano di far cuocere tre volte i frutti in tre acque differenti col risultato d'ingerirne solo la pappa insipida che ne resta.