sabato 7 febbraio 2015

CURARSI CON LA VIOLA MAMMOLA (Curing with the violets)



   
LA VIOLA MAMMOLA

Se c'e un fiorellino vezzoso ed umile a un tempo, se esiste un fiore che amo, è questo: la viola mammola o violetta (per la verità amo tutti i fiori). 
Nessun fiore è più timido e nessuno è più deliziosamente profumato. Un ricordo che serbo di mio padre è il profumo di violetta che emanava sempre da lui; era il suo profumo preferito. 
Sarei pronto a scommettere che molti adulti sofisticati, rotti alla crudeltà della nostra epoca e liberi da eccessive sensibilità, hanno un balzo al cuore vedendo, all'alba, una piccola pianta di violetta ai piedi di un muro. Non permettiamoci di deridere questa "debolezza", piuttosto rallegriamocene, perché ci ricorda che fra uomo e natura esistono ancora dei legami di solidarietà. Andiamo anche noi a deliziarci gli occhi e l'olfatto vicino alle siepi abbellite dall'ametista delle violette.

Gli antichi consideravano la viola un fiore sacro: se ne cingevano la fronte per celebrare il dio Saturno e la consacravano a Pan, l'eccentrica divinità onnipotente sulle forze della natura e della vita stessa. 
Queste belle qualità mistiche e poetiche della viola non trattenevano però i nostri antenati greci e romani dall'apprezzarne le qualità taumaturgiche. Lo stesso padre della medicina, il vecchio Ippocrate, ne vantava le virtù per guarire i mali di testa, i disturbi conseguenti ai fumi dell'alcool e i malanni della vista. Fu sempre lui a prescrivere la viola per guarire la malinconia, gli eccessi di bile e le infiammazioni delle vie respiratorie. 
NeI Medio Evo si arrivò al punto di attribuirle la facoltà di poter guarire il cancro. 
Il grande saggio arabo Meshué era più cauto perché la riteneva solo lassativa, guaritrice dell'angina, lievemente ipnotica e attiva per curare i malanni del fegato. 
Con l'andare del tempo la viola ha vissuto alterne vicende: esaltata da alcuni e denigrata da altri. Resta il fatto che tutti si sono trovati d'accordo nel considerarla un componente essenziale della farmacopea vegetale. 

Esistono diverse specie di viole che, per semplicità, suddivido in due gruppi: quelle a due petali superiori e tre inferiori (come la viola mammola o violetta) e quelle che hanno quattro petali superiori e uno inferiore (come la viola del pensiero). 
Le più diffuse sono le prime, che troviamo in numerose varietà fra le quali troneggia la viola mammola. 
Il secondo gruppo comprende la viola del pensiero, la viola tricolore, la viola del pensiero gialla e altre, abbastanza diffuse allo stato selvatico nei nostri prati.




Nessuna pianta eguaglia in virtù salutari le viole. Soprattutto in infusi, ma non meno in decotti, sciroppi o nelle varie preparazioni di confetteria per le quali Tolosa - città della violetta - è giustamente famosa, come caramelle, marmellate, pasta di fiori, cioccolatini, tutte benefiche per alleviare i più svariati acciacchi. 

Nella famosa "tisana delle 7 erbe", sedativa delle infiammazioni dell'apparato respiratorio, la viola mammola costituisce uno degli ingredienti fondamentali con il papavero, la malva, I'altea, la farfara, il tasso barbasso e il piede di gatto per curare e guarire raffreddori, angine, bronchiti, polmoniti, tossi convulse e altri malanni similari. 
Le viole hanno la caratteristica di essere bechiche, cioè calmanti della tosse.
In senso più generale si rivelano calmanti e toniche, e il principio dolce (mucillagine) secreto dalle foglie lenisce tutte le infiammazioni (interne o esterne), i disturbi agli occhi e le irritazioni dello stomaco e dell'intestino. 
Semi e rizomi sono emetici (in casi di avvelenamento) e purgativi (per combattere malanni da autointossicazione: stitichezza cronica, ecc.).
Giustamente si sostiene che la piantina nel suo insieme è lassativa. A puro titolo di informazione riferisco che negli annali della medicina ufficiale si annovera il caso di un uomo colpito da cancro alla gola che è perfettamente guarito in seguito a una cura massiccia di infusi e compresse di viola. Comunque siano effettivamente andate le cose, non dubito che il fiore della viola abbia aiutato il poveretto a guarire rinforzando le sue difese naturali.




Raccolta

Secondo la stagione e il luogo dove abitate, cogliete la viola mammola o la viola del pensiero selvatica. Usate I'accorgimento di coglierle di buon mattino, con tempo asciutto, subito dopo la rugiada. Evitate di ammonticchiare le piantine; utilizzate i fiori e le foglie o, se ve la sentite, estirpate le radici e raccogliete i semi quando saranno maturi. Essiccate i fiori all'ombra perché mantengano il colore e il profumo. 
La pianta, la conserverete in sacchetti di carta, al riparo dall'umidità, o appesa al soffitto in mazzetti.





  
Preparazione e impiego

INFUSO E DECOTTO di fiori (raffreddori, bronchiti): mettete una mezza manciata di fiori freschi o secchi in un litro d'acqua. (4 tazze al giorno.)

INFUSO E DECOTTO di pianta intera (come armonizzatore delle vie respiratorie e digestive): mettete una mezza manciata di pianta in un litro d'acqua. (Da 2 a 3 tazze al giorno.)

DECOTTO di radici, fortemente purgativo ed emetico: misurate mezza manciata di radici per litro d'acqua; fate bollire per 15 minuti. (Una tazza al giorno.)

INFUSO di foglie (leggermente lassativo): misurate mezza manciata di foglie per litro d'acqua (2 tazze al giorno.)

SCIROPPO di viola mammola: mettete in infusione per mezza giornata 3 manciate di fiori freschi in un litro d'acqua e un chilo di zucchero. Fate ridurre per un'ora a bagno-maria e mettete in bottiglie. (3 cucchiai da minestra al giorno. Per gargarismi contro le angine, i raffreddori, le bronchiti.)

SUCCO di foglie fresche: 3 o 4 cucchiai da minestra al giorno (purgativo).

POLVERE di radici: 2 o 3 pizzichi al giorno: nel miele o nel latte.

TISANA di fiori (uso esterno: impacchi, lozioni, ecc.): misurate una manciata di fiori freschi o secchi per litro d'acqua.

BAGNI ALLE MANI E PEDILUVI: stesse proporzioni della tisana precedente.