martedì 22 settembre 2015

CURARSI CON IL CAVOLO (Verza) - (Curing with cabbage)



  
IL CAVOLO

La grande perizia che ho quale "stiratore di cavoli" ha spesso suscitato I'ilarità di molti miei amici. Provate a immaginare un poveraccio tormentato dalla lombaggine, dalla sciatica, dai reumatismi o dalla gotta che assiste allo spettacolo del medico che srotola il filo del ferro da stiro e, dopo aver eliminato la costa centrale di una bella foglia di cavolo; si mette a stirarla fino a darle la morbidezza del velluto. Che razza di cura! direbbe. Ebbene, è efficacissima.
Il cavolo? Guardatelo bene questo pancione paludato di verde o di rosso negli orti coperti dalle prime nevi. Si direbbe che abbia la sfericità della terra o la rotondezza delle guance di un bambino paffuto. Pensereste mai che è una pianta medicinale di prim'ordine? 
Il cavolo, sovrano degli orti, ha tutta la generosità di un re; nella stagione fredda la minestra che ci offre farebbe risuscitare un morto. 
In Guascogna vige I'usanza nelle campagne di salutarsi di primo mattino con la frase: 
"Adichats, as dejunat?", che vuol dire letteralmente:
"Hai mangiato una buona minestra per colazione?". 
Per fortificare le virtù della zuppa di cavolo al mattino c'è chi vi aggiunge un bicchiere di buon vino rosso...



    
La varietà selvatica la troveremo sugli strapiombi battuti dal mare, dove l'aria odora di salsedine ed è piena dei gridi dei gabbiani. È una pianta imponente, di color verde-azzurro, dalle larghe foglie ricurve e un grande lobo terminale ondeggiante al vento. Il gambo, forte e coriaceo, mostra le indelebili cicatrici lasciate dalle foglie staccate e porta, nella parte terminale, i fiori gialli a quattro petali e quattro sepali. 
Il cavolo selvatico che cresce sulle rocce a picco sull'Atlantico è l'antenato di quasi tutti i cavoli coltivati. Gli incroci, le selezioni, le manipolazioni genetiche ci hanno dato innumerevoli varietà: cavolo bianco, cavolo rosso, cavolo verza, cavolfiore, cavolino di Bruxelles, cavolo rapa. 
Mangiatene a sazietà in tutte le sue varianti e cucinato in qualsiasi modo: ne trarrete sicuramente grandi benefici.

Gli antichi adoperavano il cavolo solamente come pianta medicinale. 
II greco Crisippo, oscuro medico dell'antichità, gli dedicò un trattato; il filosofo e scienziato Pitagora ne lodò le virtù e il grande Ippocrate lo prescriveva per curare coliche e dissenteria. 
A Roma, Catone il Vecchio non si stancava di ripetere che i latini avevano potuto fare a meno di medici per secoli grazie al cavolo. 
L'autore Floridius Macer ne ha decantato le proprietà vermifughe nel poemetto De herbarum virtutibus.




                     
Spesso il cavolo viene definito "il medico dei poveri". Io stesso ho avuto modo di verificare virtù già conosciute nell'antichità e scoprirne di nuove. 
Il cavolo è vermifugo, per uso esterno è un disinfettante e un cicatrizzante contro scottature, ulcerazioni, piaghe, e un ottimo rimedio contro punture di insetti (vespe, api, ragni). 
È un buon lenitivo per reumatismi, gotta, dolori intercostali e sciatica (applicate la foglia sulla parte dolorante dopo averla ammorbidita con una passata di ferro da stiro). 
Libera le vie respiratorie, sia sotto forma di gargarismi (angine e abbassamenti di voce) che per via interna (bronchiti, pleuriti). 
Una signora di una cinquantina d'anni, vittima di una bronchite cronica, andò dal medico erborista, che le prescrisse grandi quantità di cavolo in minestre e in insalata: in due mesi era guarita. 
Ha azione antiscorbutica grazie all'alto contenuto di vitamina C, è un valido antidoto contro la dissenteria e offre all'organismo un elemento indispensabile: Io zolfo. 
Il decotto, soprattutto, lo considero il migliore dei depurativi; con questo preparato, ogni primavera, mi sottopongo io stesso a una vera cura di disintossicazione. 
Il cavolo infine è un potentissimo calmante contro il nervosismo e l'insonnia: gli ansiosi,
coloro che affrontano apprensivamente gli esami, i depressi, i nevrastenici, i "sempre stanchi" farebbero bene a sfruttarne al massimo le virtù.










Raccolta

Tutte le varietà del cavolo sono efficaci; se ne trova praticamente in tutte le stagioni - dal cavolfiore primaverile ed estivo alla verza e al cavolo rosso che svernano sotto la neve.


Preparazione e impiego

SUCCO (vermifugo): spremete il succo del cavolo attraverso una tela fine. (Bambini: 3 cucchiai da minestra al giorno. Adulti: doppia dose.)

SCIROPPO contro le angine (in gargarismi), l'abbassamento di voce (da bere caldo con del miele) e i disturbi delle vie respiratorie: spremete il succo del cavolo come sopra; fatelo cuocere con un peso uguale di miele o di zucchero; lasciate raffreddare. (Da 6 a 7 cucchiai da minestra al giorno.)

DECOTTO di cavolo verde (cirrosi epatica, dissenteria, malattie intestinali): mettete due grandi foglie fresche in un litro d'acqua. (Da 2 a 3 tazze al giorno, come depurativo.
Per una cura primaverile aumentare la dose fino a 5 tazze al giorno per una settimana. 
Prendetene anche una tazza alla sera., come tisana, se andate soggetti a incubi.)

DECOTTO per uso esterno (applicazioni al ventre contro i mali di fegato e d'intestino, sul basso ventre contro i dolori dell'apparato genitale, sul petto contro la tosse e la bronchite, sulle tempie contro I'emicrania): 4 foglie fresche per litro d'acqua.

IMPACCHI di foglie di cavolo: ricoprite completamente la piaga, la scottatura o l'ulcera di foglie molto fresche, molto lisce e molto pulite; rinnovate 2 volte al giorno. 
Potete anche ammorbidire l'impacco lasciandolo macerare per un'ora nelI'olio d'oliva: avrà tutta la delicatezza voluta.

IMPIASTRI contro la gotta, i reumatismi, la sciatica, i dolori muscolari, le varici, le ulcere, le emorroidi: scaldate leggermente le foglie di cavolo (col ferro da stiro) prima di applicarne diversi strati sulla parte dolente; ripetete due volte al giorno. 
Vi consiglio anche le foglie di cavolo calde sul fegato (in caso di dolori), sul ventre (dolori intestinali, diarree, dissenteria, mestruazioni dolorose), sulla fronte (emicranie), sul petto e la gola (raffreddore, asma).

BAGNI ALLE MANI E PEDILUVI: misurate 100 grammi di belle foglie per litro d'acqua.

A TAVOLA: mangiate tutto il cavolo che volete; si digerisce molto più facilmente di quanto si creda, specialmente i crauti, che contengono fermenti lattici e disinfettano l'intestino; la componente indigesta in questo piatto sono i salumi che eventualmente lo accompagnano.


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IL CAVOLO VERZA 2


mercoledì 2 settembre 2015

CURARSI CON IL PRUGNOLO E IL PRUGNO (Curing with Blackthorn and Plum)

  
 IL PRUGNOLO E IL PRUGNO

Come esiste in natura una spina bianca, ne esiste anche una nera: la prima è quella del biancospino, la seconda quella del prugnolo. È dibattuta la questione se il prugnolo sia la forma selvatica del prugno coltivato. I botanici non hanno ancora risolto il dilemma. 
Come è bello questo grosso arbusto cespuglioso, irto di spine scure, quando fiorisce all'inizio della primavera: ci appare come una chiazza di neve non ancora disciolta dal sole. 
Il prugnolo raggiunge a malapena i 2 metri di altezza e da dei piccoli frutti nero-bluastri terribilmente aspri. 
Volgarmente è conosciuto anche come vegro, pruno selvatico, susino di macchia, susino selvatico, mora prugnola. Cresce al limitare dei boschi e nelle radure, in cespugli compatti e in mezzo alle siepi. 
Il suo grande cugino "addomesticato", il vero prugno, detto anche susino, è stato selezionato in numerose varieta che ci offrono frutti deliziosi (mirabella, regina Claudia ecc.); ai tempi di Luigi XIV se ne conoscevano gia 180 varietà e oggi ne contiamo diverse centinaia.
  
IL PRUGNOLO



La fitoterapia si avvale soprattutto del prugnolo per ricavarne i suoi rimedi e vi illustrerò le virtù del prugno coltivato dopo avervi descritto quelle della corteccia, dei fiori, delle foglie e dei frutti della pianta selvatica. 
Le foglie del prugnolo, in infuso o decotto, sono depurative. 
I frutti (dai quali si distilla anche un'acquavite) hanno virtù astringenti dovute alla loro asprezza: in altri termini, restringono i vasi capillari (questo ci aiuterà a curare piaghe ed emorragie) e attivano i muscoli motorii dell'intestino e delle vie urinarie (sono dunque benefici nella cura delle diarree, dell'incontinenza delle urine, ecc.). 
I fiori sono diuretici, depurativi e lassativi (ho sempre sostenuto che sono iI lassativo più economico), aiutano Ia guarigione dei crampi di stomaco, delle diarree, delle coliche, della tosse, dei malanni polmonari e della leucorrea. 
La corteccia del prugnolo, astringente come i frutti, è febbrifuga e, in polvere, è un ottimo dentifricio.






Raccolta

Cogliete i fiori del prugnolo al principio della primavera, prima della fioritura, e fateli essiccare stendendoli al sole. Un po' più avanti nella stagione, raccogliete le foglie e la corteccia della pianta. I frutti li potrete cogliere solamente in inverno.


  
Preparazione e impiego

INFUSO E DECOTTO di  foglie: mettete una mezza manciata di foglie fresche o secche in un litro d'acqua. (2 tazze al giorno.)

INFUSO E DECOTTO di fiori: mettete una mezza manciata di fiori secchi in un litro d'acqua. (Da 3 a 4 tazze al giorno.)

DECOTTO di corteccia: mettete una manciata di corteccia pestata in un litro d'acqua. (2 tazze al giorno.)

DECOTTO di frutti: mettete una mezza manciata di prugnoli maturi in un litro d'acqua (per uso interno, contro la diarrea, le emorragie, I'incontinenza d'urina, ecc.: 2 tazze al giorno).
Mettete una manciata e mezzo di prugnoli in un litro d'acqua (per uso esterno in impacchi sul ventre o sul basso ventre: contro le diarree e le infezioni delle vie urinarie, per gargarismi contro i mali di gola e le infiammazioni della bocca).

POLVERE di corteccia: come dentifricio, direttamente sullo spazzolino.

BAGNI ALLE MANI E PEDILUVI: misurate una manciata di frutti per litro d'acqua.


 IL PRUGNO

  
Il prugno coltivato ha senz'altro conservato qualche virtù della specie selvatica, però le sue virtù si concentrano nei frutti color oro, smeraldo o ametista. Sono nato nel paese delle prugne e pertanto mi inorgoglisco vedendo che stanno tornando di moda; sono delle prelibatezze traboccanti d'energia sia fresche che secche, sia colte dalla pianta e mangiate subito, che preparate in squisite conserve.
Le prugne fresche le raccomando in particolar modo ai reumatici, ai gottosi, ai sofferenti di calcoli delle vie urinarie, agli arteriosclerotici, agli stitici e ai sofferenti di fegato. 
Crude, può capitare che non siano ben accette agli stomaci delicati, ma cotte sono proficue per tutti. 
La mandorla racchiusa nel nocciolo, come quella della pesca, è tossica.

Le prugne secche, fin dal tempo degli antichi romani, sono apprezzate per il loro valore energetico, per l'azione favorevole al fegato e per il potere di combattere la stitichezza: se i fiori del prugnolo sono il lassativo più economico, le prugne secche sono indubbiamente il più dolce. 
La loro attività non è strettamente limitata nel tempo: si prolunga e non causa un aggravamento del malessere come troppo spesso avviene con alcuni medicamenti chimici. Indubbiamente è più piacevole mangiare le prugne secche, deliziose e sature di zucchero o il loro succo, risultante da una lunga permanenza sotto i raggi benefici del sole, ma alcuni puristi, e non a torto, sostengono che è in primo luogo la cellulosa contenuta nei frutti che favorisce lo svuotamento dell'intestino: di conseguenza consigliano di far cuocere tre volte i frutti in tre acque differenti col risultato d'ingerirne solo la pappa insipida che ne resta.