mercoledì 19 agosto 2015

CURARSI CON LA BARDANA (Curing with Burdock)

  
BARDANA


Quanti anni sono passati da quando giocavo, come tutti i ragazzi che sono cresciuti in campagna, con i fiori uncinati della bardana, e quanto mi divertivo vedendola attaccarsi ai vestiti e ai capelli dei miei compagni!

La bardana ha molti nomi popolari e sono sicuro che, ovunque abitiate, ne riconoscerete qualcuno: bardana officinale, gratta-gatto, attacca-vesti, attacca-capelli, lappola, erba tignosa, orecchio d'asino, ecc. 

È biennale, della famiglia delle Composite, e può raggiungere I'altezza di 2 metri; ha enormi foglie verde scuro e fiori rosso scuro più o meno maculati di violetto alle estremità. 
Diffusissima nelle nostre contrade, si trova in gran quantità nei terreni ricchi di azoto, cioè in vicinanza di mucchi di letame e di pascoli.
È il caso, quando ci accostiamo alla fitoterapia, di usare un po' di spirito critico nei confronti di certa letteratura troppo fantasiosa, come pure di leggende che, pur essendo suggestive, non trovano riscontro nella realtà. È stato detto che le foglie di bardana guarivano i morsi di vipera: sconsiglio di farne la prova. 
Nel 1700 I'inglese J. Hill prescriveva la bardana contro la gotta: il poveretto morì... di gotta!
Un giorno un contadino coperto di foruncoli: il poveraccio sofiriva le pene dell'inferno. Venne esclusivamente con bardana per via interna a suon di decotti, per via esterna a forza di tinture e di bagni. In otto giorni la foruncolosi era debellata.




    
Il fatto è che la bardana è il sovrano dei depurativi ed è anche un buon diuretico e sudorifero. Soprattutto le malattie della pelle si arrendono davanti all'azione di questa pianta: che si tratti della brutta acne giovanile, di eruzioni cutanee, della tigna, di ulcere o scottature. 
È molto indicata contro le malattie infettive che si manifestano con eruzioni cutanee (morbillo, varicella, scarlattina, ecc.) e può giovare nella cura delle affezioni sifilitiche secondarie e terziarie; è anche molto efficace per combattere la seborrea e quindi la caduta prematura dei capelli.





  
Raccolta

Nonostante sia stata usata come surrogato del caffè macinando le grosse radici tostate, come sostituto del tabacco fumando le sue foglie, e come sostituto della bietola mangiando le sue coste, la bardana non è molto coltivata. Bisogna andare a cercarla allo stato naturale e ciò non è difficile perché si trova un po' dovunque: è importante cercare una pianta vigorosa e il più possibile lontana dall'abitato. 
Normalmente se ne utilizzano le radici e le foglie fresche; anche se le radici essiccate sono meno attive. Possono essere ugualmente utilizzate. 
La raccolta si può fare in ogni stagione anche se io propendo per la primavera, durante il secondo anno di vita della pianta. Per conservare le radici bisogna tenerle al sole per lungo tempo dopo averle pulite scrupolosamente (non si possono conservare per più di qualche mese).





    
Preparazione e impiego

INFUSO E DECOTTO di pianta fresca (uso interno contro la foruncolosi, l'acne, le eruzioni cutanee, e la cura di bellezza per la pelle): una manciata di radici affettate e foglie appena colte in un litro d'acqua. (Da 2 a 3 tazze al giorno.) 
È consigliabile far coincid€ere con questa cura applicazioni esterne, vale a dire bagni più avanti descritti.

SCIROPPO di radici fresche: in un insieme di 800 grammi di acqua, e 800 grammi di zucchero pestate due manciate di radici (un bicchiere al giorno, specialmente contro gli eczemi).

TINTURA di radici (per uso esterno): 10 grammi di radici per 50 grammi di alcool.

BAGNI: una manciata e mezzo di radici (fresche o secche) e di foglie per un litro d'acqua calda. Ripetere due o tre volte al giorno.

LOZIONE SPECIALE contro la caduta dei capelli: in un mezzo litro di rhum, pestare due manciate di radici fresche di bardana e una manciata di radici di ortica; con questo preparato massaggiare a lungo il cuoio capelluto.


sabato 15 agosto 2015

CURARSI CON L'ASSENZIO - ARTEMISIA (Curing with Wormwood)



ASSENZIO

Non avrei mai immaginato, quando mi imbattevo in quest'alta erba che sembra d'argento cesellato, lungo i cigli delle strade polverose e assolate del mio paese, che avesse ucciso Verlaine e che fosse stata, alla fine del secolo scorso, causa di un flagello sociale altrettanto terribile quale è oggi l'uso degli stupefacenti. 

Questo concentrato d'amarezza che nelle Sacre Scritture simbolizza i dolori della nostra vita terrena, contiene un terribile veleno. 
A piccole dosi si usa, come l'anice e il finocchio, per stimolare I'appetito; a forti dosi diventa una droga che non perdona. Aggredisce il sistema nervoso nel suo insieme, provoca piacevoli allucinazioni, poi torpore generale, inebetimento, paralisi e infine la morte...

II grande assenzio, chiamato anche assenzio romano, assenzio maggiore, erba santa, artemisia amata, erba contro i vermi, si riconosce facilmente dalle foglie lanuginose, argentate e frastagliate in piccole lamelle, dai minuscoli fiori riuniti in affascinanti capolini giallo pallido e soprattutto dal forte aroma che emana quando si strofina fra le dita.

Già celebre presso gli egiziani, i greci e i celti, in grado di stimolare I'appetito secondo I'arabo Avicenna e di combattere il mal di mare secondo la Scuola di Salerno, è stato utilizzato indifierentemente contro i reumatismi, la peste, il colera, l'itterizia, I'angina, la paralisi, lo scorbuto, gli orecchioni, I'otite e il mal di denti. 
S'impiegava inoltre per allontanare i tarli e le mosche, come topicida e, diceva un autore del Medio Evo, per "ammansire le donne bisbetiche".

È chiaro che non tutto ciò è rigorosamente vero: io ho controllato I'effetto dell'assenzio per combattere i parassiti e soprattutto i vermi. Se non fosse per il pessimo sapore della polvere, della macerazione con la birra o dell'infuso di foglie, lo raccomanderei più spesso ai bambini. Per gli adulti il sapore è più tollerabile.
L'assenzio, soprattutto, è un ottimo tonico generale; stimola l'appetito e le funzioni digestive. È grazie all'assenzio che ho ridato a una giovane ragazza affetta da nevrastenia, che rifiutava qualsiasi tipo di nutrimento, la gioia di vivere. 
È  ottimo p€r curare l'insufficenza epatica e l'itterizia ed è un efficace rimedio per i convalescenti dall'epatite virale. 
È usato con successo anche come febbrifugo; i nostri antenati ne facevano largo uso prima che fose scoperto il chinino. 
È raccomandabile per regolarizzare o provocare le mestruazioni. 
Si può usare come antisettico ed è un ottimo rimedio contro la diarrea.

Vi raccomando di essere cauti usando quest'erba così efficace (chiamata anche "erba di Diana"), e scrupolosissimi nel rispettare i dosaggi. Ogni eccesso vi esporrebbe a disturbi assai gravi (mali di testa, vertigini, infiammazione della congiuntiva, ecc.). 
Sconsiglio nella maniera piu assoluta I'uso di quest'erba alle donne incinte, a quelle che allattano e a tutti quanti soffrono di emorragie allo stomaco o all'intestino.





  
Raccolta

Raccogliete Ie foglie e i fiori in luglio-agosto, prima della fioritura completa. Cercate di scegliere piante cresciute lontano dai tubi di scappamento delle macchine: I'assenzio, di solito, tende a crescere lungo i bordi delle strade.
Utilizzate la pianta fresca o dopo averla fatta essiccare all'ombra.




Preparazione e impiego

POLVERE: riducete in polvere 2 pizzichi di foglie essiccate; mescolatele a 2 pizzichi di polvere di liquirizia e a un mezzo pizzico di polvere di anice. (Come tonico da 1 a 2 pizzichi unito a polpa di prugna secca. Come vermifugo, da 2 a 3 pizzichi, preso a digiuno per 5 giorni, sempre unito a polpa di prugna secca.)

INFUSO: da 5 a 20 pizzichi di foglie in un litro d'acqua, calda o fredda; zuccherate abbondantemente. (2 tazze al giorno al massimo per 3 o 4 giorni.)

VINO: mettete mezza manciata di foglie in un litro di vino bianco o birra e lasciate riposare per due settimane. Altrimenti: mezza manciata di foglie nell'alcool per 24 ore e, solo dopo, aggiungere il vino o la birra. Lasciare riposare 10 giorni e filtrare. (Non più di un bicchiere da liquore al giorno per 3 o 4 giorni, prima dei pasti, servirà a stimolare I'appetito; dopo i pasti, a facilitare la digestione; al mattino a digiuno, contro i vermi,)

SCIROPPO: in un litro di buon vino bianco mescolate due manciate di cime fiorite d'assenzio essiccate, una mezza manciata di petali essiccati di rosa rossa, sei pizzichi, di cannella e 400 grammi di miele; lasciate per 24 ore su una fonte di calore molto lieve o per una settimana a temperatura ambiente; filtrare. (Un bicchiere da liquore prima dei pasti per tre giorni, come digestivo o vermifugo.)


NOTA BENE: Le donne che allattano si devono assolutamente astenere dall'assenzio, come pure quelli che hanno un temperamento bilioso e sanguigno. Lo stesso vale per coloro che soffrono di stomaco o d'intestino.


giovedì 13 agosto 2015

CURARSI CON L'ASPARAGO (Curing with Asparagus)



ASPARAGIO

Il termine asparago o asparagio (dal greco aspharagos, che è dal persiano asparag, ossia germoglio) può designare sia l'intera pianta che i germogli della pianta Asparagus officinalis L. Appartiene alla famiglia delle Liliaceae, un'angiosperma monocotiledone. L'asparago possiede particolari proprietà diuretiche, viene apprezzato dai buongustai e ha alle spalle una storia millenaria.

La parte che mangiamo di questa pianta delicata e tentatrice dei buongustai, non è che un giovane germoglio primaverile.
Nel suo insieme, la pianta ha rizomi e steli aerei irti di rametti a pennacchio. 
I fiori sono minuscoli e verdolini con una vaga somiglianza alle campanule del mughetto con sei petali; infatti, come quest'ultimo, l'asparagio è una liliacea. 
Due varietà dell'asparagio sono importanti: I'asparagio coltivato e quello selvatico o a foglie appuntite; quest'ultimo non si trova che in località aride e rocciose delle regioni mediterranee. 
Gli egiziani coltivavano l'asparagio ed è tramite i greci che è arrivato nel meridione dell'Italia e della Francia. I germogli che mangiamo hanno la stessa attività medicinale, sia pure in minor misura, dei rizomi. 
Questa specie è fortemente diuretica: sappiamo tutti che, mangiandone, le urine acquistano
un odore particolare.
Lo raccomando a tutti quelli che hanno dei reni pigri, salvo in caso di infiammazione delle vie urinarie, a quelli che hanno disturbi alla vescica, al fegato, al cuore e ai gottosi. 
L'asparagio ha un'efficacia tutta particolare contro l'insufficenza epatica, agisce come sedativo delle palpitazioni meglio di qualunque altro semplice e lo raccomando in modo particolare agli intellettuali che devono sottoporsi a notevoli sforzi.
L'asparagio contiene in abbondanza l'asparagina che è un indispensabile ricostituente delle cellule del corpo.





  
Raccolta

Data la difficoltà nel riconoscere l'asparagio selvatico e anche la difficoltà di coltivare in giardino la varieta domestica, a scanso di errori che possono essere pericolosi, vi consiglio vivamente di procurarvi le radici presso un erborista che vi dia la massima garanzia di non rifilarvi delle radici coltivate in terreni che abbiano subito trattamenti chimici. Nel caso riusciste a coltivarli, cogliete le radici e i rizomi in autunno, quando il loro contenuto di principi attivi è maggiore.




   
Preparazione e impiego

INFUSO E DECOTTO - mezza manciata o una manciata intera di radici fresche per litro d'acqua. (2 tazze al giorno.)

VERDURA -  mangiatene quanta ne vorrete, a meno che non soffriate di infiammazione delle vie urinarie o di reumatismi articolari acuti (gli afflitti da reumatismi cronici li tollerano bene).

BAGNI ALLE MANI E PEDILUVI - una manciata di radici e qual-
che punta d'asparagio schiacciate in un li'tro d'acqua. (Con-
tro le insufficenze epatiche e le palpitazioni.)


martedì 11 agosto 2015

CURARSI CON L'ARANCIO (Curing with Orange)



ARANCIO

Niente è piu bello del bianco immacolato dei fiori d'arancio, un tempo simbolo di verginità; confrontatelo al rosso dorato dei generosi frutti invernali e avrete il più delicato e meraviglioso accostamento di colori che un pittore possa immaginare... 

Ai miei occhi l'arancio ha sempre evocato il frutto della festa: questo bel frutto maturato sotto il sole d'Italia, di Spagna e del Marocco, è sempre stato associato, nella mia immaginazione, a regali, cioccolata, caramelle e alle risate gioiose di bambini felici. Io, che non ero un bambino viziato, devo confessare, per parafrasare la canzone di Gilbert Becaud,
di aver "rubato l'arancio del mercante" sulle bancarelle.
La meravigliosa dolcezza del succo acquistava allora il sapore tutto particolare del "peccato" e della cosa proibita... 
Fortunatamente però, nessuno aveva la crudeltà di infierire su un bambino povero che si concedeva una sana gioia. Quando avevo dieci anni l'arancio era veramente una gioia salutare; disgraziatamente le cose sono cambiate. Un antico detto popolare pretende che il succo dell'arancio sia oro al mattino, argento amezzogiorno e piombo alla sera. 
La saggezza dei nostri vecchi ignorava però tutto sugli insetticidi di cui oggi si abusa al punto da irrorare le piante fin dalla prima apparizione delle gemme a primavera. Erano ignari, anche, dei conservanti come il difenile, falsamente ritenuto innocuo, col quale si cospargono abbondantemente gli agrumi (quando addirittura non viene iniettato nei frutti) dopo il raccolto. L'inquinamento chimico degli aranceti al giorno d'oggi è tale che tutto quello che mi accingo a dire sulle favolose virtù di questa pianta è seriamente compromesso dalla follia degli uomini: I'avida follia della ricerca del rendimento immediato e il demenziale sforzo di piegare la natura (alla quale la mia anima di contadino è invece portata a piegarsi).

Numerose sono le specie di aranci, tutte utili, sia per i frutti che per le virtù medicinali; oltre all'arancio dolce detto anche melarancio e portogallo, ricorderemo I'arancio amaro conosciuto anche come cedrangolo o melangolo, il bergamotto dai frutti giallo pallido amarissimi e il pompelmo, dai frutti enormi, gialli, bianchi, rosa o rossi. 
Tutte queste specie hannodelle virtu analoghe: se ne utilizzano le foglie, i fiori, i frutti, i succhi e la corteccia. 
Sconsiglio di procurarsi questi ingredienti nelle erboristerie che si riforniscono da piantagioni troppo soggette a irrorazioni di insetticidi (non esito a dichiarare che il fiore d'arancio che si trova in commercio oggigiorno, è addirittura un veleno), provate piuttosto, se il clima nella vostra zona ve lo consente, di piantare un arancio nel vostro giardino. Avrete una pianta decorativa e vi assicurerete un rifornimento di frutti, sempre che il sole acconsenta a portarli a maturazione.




Le foglie d'arancio (che dovrebbero essere quelle di arancio amaro, ma guardatevi dal comperarle dall'erborista che spesso e volentieri vi rifilerà un miscuglio di foglie d'arancio o di foglie di limone appestate da prodotti chimici) sono le più ricche di principi attivi ed hanno virtù calmanti e antispasmodiche. 
Soggetti nervosi, vittime di angosce, asmatici, sofferenti di emicranie di origine nervosa, nevrastenici, insonni, isterici ed epilettici ne traranno grande beneficio. Le foglie dell'arancio amaro sono anche febbrifughe (indicate contro il tifo, ecc.), sudorifere, vermifughe e agevolano le funzioni dello stomaco. Sono anche toniche.

I fiori d'arancio (quelli dell'arancio amaro sono i piu attivi) hanno 5 petati bianchi immacolati rivestiti di minuscole ghiandole che secernono un soave profumo. Da questi fiori si ricava un'acqua che ha poteri calmanti e antispasmodici. Direi persino che è il migllor calmante che io conosco. Gli ansiosi, gli angosciati, tutti coloro il cui cuore si sconvolge per Ia minima emozione, quelli che non riescono a prendere sonno, gli ipernervosi, gli isterici e gli agitati, trarranno sollievo dal fiore d'arancio. 
L'essenza del fiore dell'arancio amaro, conosciuta anche come neroli, è largamente usata in profumeria. Deve il suo nome alla moglie di Flavio Orsini, principe di Nerola, che ne faceva un uso smodato e che la introdusse in Italia nel '6oo.

L'arancio stesso, splendido frutto, nel quale si è voluto identificare il pomo aureo del giardino delle Esperidi che dava l'immortalità e che Ercole, con Ia sua undicesima fatica, rubò alle ninfe, ha gli effetti piu benefici sul nostro organismo.
Sbucciato a regola d'arte per eliminare la scorza imbevuta di veleni chimici, regala al nostro organismo un alto contenuto di vitamine C e B. 
Lo raccomando a bambini, adolescenti, malati ed anziani. II limitato contenuto zuccherino lo rende accettabile anche ai diabetici.
Il succo, bevuto puro o sotto forma di aranciata, contiene tutti i principi attivi tonici e antinfettivi dell'arancio. Viene somministrato a forti dosi in tutti i casi di influenza, deperimento organico, febbri, mali di gola, disturbi dell'apparato digestivo e genito-urinario. La polpa del frutto, cotta, dà ottimi risultati se applicata in impiastri su ulcerazioni e ascessi.
La scorza di arancio, preferibilmente di arancio amaro, ma spesso sostituita da quella di arancio dolce, è tonica, stimolante ed eccitante; ha un'azione favorevole al funzionamento dello stomaco e agisce da carminativo nei casi di stitichezza; è anche febbrifuga e vermifuga.

L'essenza ottenuta dalla scorza di arancio dolce è un ottimo disinfettante e un valido calmante del mal di denti. 
Serve nella preparazione dell'acqua di Colonia ed è, pertanto, una essenza cosmetica. 
L'essenza di bergamotto è un notevole disinfettante per ferite, ascessi, ulcerazioni e scottature; può servire anche per rimpiazzare la tintura di jodio.




Raccolta

Per le vostre preparazioni medicinali a base di arancio fidatevi solo delle piante del vostro giardino, se abitate in un clima abbastanza caldo, altrimenti solo di piante provenienti da fonti che vi diano la certezza assoluta di non aver subito trattamenti chimici. 
Cogliete le foglie dalla pianta di buon mattino dopo Ia rugiada. Fatele essiccare all'ombra perché mantengano iI bel colore verde, conservatele poi in un locale asciutto e al riparo dalla luce. 
I fiori, Ii coglierete ancora in boccio, dopo Ia rugiada, e li farete essiccare al buio in luogo asciutto. 
Per i frutti, mi rimetto al vostro buon senso. Ma per carità, non preparate niente a base di scorza o di essenza d'arancio usando, frutta di provenienza commerciale: rischiereste di avvelenarvi




Preparazione e impiego

INFUSO E DECOTTO di foglie: mezza manciata di foglie secche in un litro d'acqua. Da 2 a 3 tazze al giorno come calmante.

DECOTTO CONCENTRATO di foglie: 3 manciate di foglie secche in un litro d'acqua. 3 tazze al giorno in casi gravi di crisi nervose, come isterismo o epilessia.

BAGNI ALLE MANI E PEDILUVI di foglie: 1 manciata di foglie secche per litro d'acqua.

TISANA di fiori: mezza manciata di fiori secchi per litro d'acqua. Una tazza, alla sera, prima di coricarsi.

BAGNI di fiori: una manciata di fiori secchi per litro d'acqua.

CATAPLASMI di polpa di arancio cotta: raccomandati per curare ulcere e ascessi.

RATAFIÀ (tonico per lo stomaco e l'apparato digerente): mescolate 100 grammi di scorza d'arancio e 100 grammi di scorza di limone a un litro d'alcool a 80°; lasciate macerare per una settimana; dolcificate con 1/2 chilo di zucchero di canna. (Un cucchiaio da minestra, all'ora dell'aperitivo, a giorni alterni.)

TINTURA di scorza: fate macerare per una settimana 100 grammi di scorza d'arancio in 1/2 litro di acquavite; filtrate. (Un cucchiaino da caffè, prima dei pasti, come stimolante dello stomaco e dell'intestino.)



sabato 8 agosto 2015

CURARSI CON L'ANICE (Curing with anise)




ANICE

Ritengo l'anice uno dei più validi amici del nostro apparato digerente. A questo proposito non temo di essere smentito dagli innumerevoli bevitori di aperitivi a base di anice. 
Dobbiamo però saper distinguere: almeno tre specie vegetali, molto diverse fra di loro, sono chiamate anice. 
L'anice stellato o badiana che proviene dalla Cina e che va adoperato con molta prudenza; l'anice dei Vosgi; e la nostra pimpinella, il solo anice che io ritengo eccellente (appartiene alla stessa famiglia botanica della carota, le Ombrellifere), noto anche con i nomi popolari di piccolo anice, anice officinaìe e anice europeo. 

È probabilmente di origine orientale e, malgrado uno dei suoi appellativi popolari, si trova in Europa solo allo stato coltivato. 
Lo stelo, striato, porta alla base delle foglie arrotondate ed intere che via via si frastagliano sempre più fino a trasformarsi, nella parte superiore della pianta, in innumerevoli lamelle. 
I fiori, raggruppati in ''ombrelli'', danno piccoli frutti in forma di piccolissime uova divise in due grani vellutati. 
Questa ultima caratteristica è di fondamentale importanza perché consente, insieme al tipico profumo che esala, di non confonderla con la temibile cicuta con la quale Socrate si avvelenò.




L'anice è una delle piante fondamentali dell'antica medicina cinese e indiana. In Europa si comincia a parlarne nelI'VIII secolo e Alberto Magno la raccomanda nel XIII. Ai nostri tempi se ne conoscono alcune varieta: l'anice di Touraine di colore verde intenso e molto dolce, I'anice russo quasi nerastro, l'anice di Albi biancastro e I'anice di Spagna di color cinerino, il più rinomato di tutti.

I frutti dell'anice sono degli stimolanti di tutto l'organismo, attivano le secrezioni, sostengono il muscolo cardiaco, favoriscono I'attività respiratoria, proteggono contro le infezioni e
accrescono le funzioni delle cellule nervose, in particolare quelle del cervello e del midollo spinale. L'essenza di questi frutti, in sé e per sé, è un vero stupefacente: è questa stessa essenza che entra nella preparazione degli aperitivi aromatizzati all'anice che si trovano in commercio. 
Attenti dunque ...ai bicchierini prima dei pasti!!

Raccomando soprattutto di ricorrere all'anice ogni volta che si voglia stimolare I'apparato digerente e rimediare ai disturbi dovuti a digestioni difficili (emicranie, capogiri, areofagie), sempre che non vi siano presenti irritazioni della bocca, dell'esofago e dell'intestino. 
L'anice è anche portentoso nel combattere la tosse, I'asma, la bronchite e i disturbi circolatori. 
Ha successo per bagni locali a donne che soffrono di mestruazioni dolorose e ad altre donne che hanno difficoltà ad allattare.




Raccolta

Non vi sarà possibile procurarvi dell'anice allo stato selvatico nelle nostre campagne, ma potrete facilmente coltivarlo nel vostro giardino purché abitiate in una regione dove non vi siano grandi sbalzi di temperatura. 
Scegliete un lerreno leggero, caldo, permeabile ed esposto a Sud. Seminatelo in file dopo gli ultimi geli. 
Raccogliete i grappoli dei frutti in agosto-settembre, quando cominciano a scurirsi. Fatelo quando c'è ancora la rugiada del mattino per evitare che si sgranino prernaturamente. 
Lasciateli seccare al sole o all'ombra, sgr"nateli e conservateli in un locale asciutto.




Preparazione e impiego

INFUSO E DECOTTO: da 5 a 10 pizzichi di frutti per litro d'acqua (da 1 a 2 tazze al giorno, come stimolante, contro digestioni difficili e mestruazioni dolorose).

POLVERE: pestate molto finemenfe da 2 a 3 pizzichi di semi che prenderete con del miele, dello zucchero, dell'acqua, o con una tisana qualsiasi, prima dei pasti principali. 
(Una sola dose al giorno.)

DECOTTO per uso esterno (specialmente per impacchi, sui seni per facilitare il flusso del latte): da 15 a 20 pizzichi di frutti per litro d'acqua.

BAGNI ALLE MANI E PEDILUVI: mettete un cucchiaio da minestra di semi per litro d'acqua.

ALTRI USI: pur evitando i liquori e gli aperitivi aromatizzati all'anice, potrete avalervi delle qualità benefiche di questo frutto unendolo ai vostri dolci, alle vostre marmellate, ecc.
Esistono, nelle buone erboristerie, delle pastiglie d'anice che, profumando la bocca, favoriscono la digestione.

INFUSO COMPOSTO per tutti quelli che hanno la digestione difficile o flatulenza: 2 pizzichi d'anice, 2 pizzichi di finocchio, 2 pizzichi di salvia e 2 pizzichi di menta per litro d'acqua.

PER LA BELLEZZA contro la pelle grassa, bevete alternandole: una sera una tisana d'anice (2 pizzichi per tazza), l'indomani una tisana così composta: un pizzico di fiori d'arancio, un pizzico di tiglio e un pizzico di rosmarino (per tazza).