mercoledì 17 dicembre 2014

CURARSI CON LA CELIDONIA (Curing with celandine)


    
LA CELIDONIA

Per mio padre la celidonia (chelidonium majus) era la fata delle erbe e per me, fin da quei giorni lontani, resta una pianta portafortuna.
Se vogliamo prestar fede alla leggenda, la celidonia fa piangere I'uomo che sta per morire e ridere l'uomo che è in via di guarigione. È vero, non è una bellezza e ha anche una certa aria dimessa. Ci potrà anche sembrare un po' gracilina e forse le troveremo un aspetto impotente...
Ma osservatela bene questa falsa debole, come vegeta lungo le pareti sassose e i cigli delle strade: essa resiste dove le altre muoiono. Dobbiamo ammettere che la celidonia è un vero esplosivo vegetale. Nei villaggi, non esita a crescere rigogliosamente al piede dei muri delle case, ostentando le sue foglie lobate che giureremmo rubate alla maestosa quercia e, da maggio a luglio, i suoi fiori gialli a 4 petali. 
Vedendola così semplice, penseremmo mai che racchiuda tante virtù? 
Che debba questa sua energia al lattice giallo arancione che scorre abbondante dal gambo quando lo si rompe? 
Ma siamo cauti perché è una traditrice e non dovremo mangiarne; guardate gli animali della fattoria: si guardano dal toccarla e voltano la testa altrove quando la scorgono. 
È comunque una vicina parente del temibile Papaver somniferum che secerne I'oppio e del gentile rosolaccio (famiglia delle Papaveracee). 
Tanti sono i nomi volgari che le sono stati affibbiati: erba da porri, erba nocca, celidonia maggiore, erba di santa Chiara, erba delle rondini.
Gli alchimisti si servivano della celidonia nella ricerca della pietra filosofale e le dettero il nome di coeli donum, "dono del cielo".
Paracelso la considerava, secondo il concetto della "medicina delle segnature", un'erba "insanguinata", cioè un'erba atta a curare i disturbi circolatori, e un'erba "gialla" per curare l'itterizia e altri malanni del fegato. 
Alberto Magno pretendeva che "se qualcuno la porta addosso insieme al cuore di una talpa, egli sarà superiore ai suoi nemici e vincerà tutte le sue cause". 
Questo dovrebbe rendere l'idea del culto di cui godeva la celidonia.





    
L'ho scoperta da bambino sotto la guida di mio padre. Soleva dire che era la più benigna o la più crudele fra tutte le erbe. Lui la chiamava erba delle rondini, e mi fece vedere un giorno una rondine che con il becco prendeva una goccia di lattice e lo portava ai rondinini nel nido per proteggerli contro la cecità.
Solamente molto tempo dopo ho appreso che kelidon in greco significa proprio rondine, e mi sono detto che è fantastico come l'umile esperienza di un contadino friulano lo possa accomunare alla sapienza millenaria di un popolo di altissima civiltà...

Come tutte le più efficaci piante medicinali amiche dell'uomo, la celidonia a dosi massicce può essere pericolosamente tossica. Si può bere la tisana di celidonia in dosi omeopatiche, ovvero a debolissima concentrazione; per conto mio la raccomando unicamente per uso esterno e, già in questa forma, possiede innumerevoli virtù.

La celidonia è diuretica e purgativa: da raccomandare dunque ai reumatici, ai gottosi, ai sofferenti di coliche renali.
È un farmaco specifico per il fegato: I'itterizia, le infiammazioni di questo organo, vera fabbrica di prodotti chimici dell'organismo, gli ingorghi della cistifellea non resisteranno all'azione terapeutica della pianta. 
È calmante, concilia il sonno e combatte gli spasmi organici; la raccomando a quanti hanno il sonno difficile, ai sofferenti di angosce, agli asmatici, agli ipernervosi, ai bronchitici cronici, ai sofferenti da allergie gravi, agli infelici minacciati dall'arteriosclerosi e a quanti vanno incontro all'angina pectoris. 
Il russo Denissenko è arrivato ad attribuire alla celidonia virtù curative per certi tipi di  cancro; per parte mia non ci credo, credo però che lenisca certi dolori lancinanti occasionati da questa malattia. 
L'azione della celidonia è spettacolare anche in altri campi: guarisce le oftalmie croniche e le affezioni degli occhi in generale (ricordate le rondini); guarisce le dermatosi, cura la tigna, fa scomparire le verruche, i duroni e i calli e facilita la cicatrizzazione delle ulcere. 
Applicata in impacchi sull'addome, è il miglior vermifugo. 
In pediluvi regolarizza i cicli delle donne e ripristina le mestruazioni interrotte.




Raccolta

Ho piantato qualche cespo di celidonia a casa mia, nei pressi di un mulino fra il pietrame che predilige. Vi esorto a fare altrettanto perché è il miglior "investimento-salute" e non vi costerà niente.
Coglierete la celidonia durante la bella stagione e sceglierete delle piantine che stanno per fiorire. Tutte le parti di questa erba sono ricche di principi attivi: stelo, fiori, foglie, frutti e, soprattutto, radici. 
Estirpate la pianta con molta cautela, facendo attenzione che non si rompa per non perdere la preziosa linfa arancione che concentra in sé quasi tutte le sue virtù terapeutiche. 
Le radici saranno tenere al contatto dell'unghia e mai fragili al punto da rompersi, i fiori avranno ancora la loro fragranza. 
Fate essiccare all'ombra. 
Della celidonia fresca non utilizzerete che il succo che spremerete facilmente con le mani. Questo succo si conserva molto bene: al riparo dall'umidità, in un flacone di vetro, tende a coagularsi, prende un colore brunastro ed è solubile, sia pure con una certa difficoltà, nell'acqua tiepida.








     
Preparazione e impiego

Essendo un potente veleno, vi raccomando di utilizzare la celidonia solamente per uso esterno. Anche in questo caso, però, bisogna assolutamente rispettare le dosi prescritte.

INFUSO E DECOTTO di foglie (per uso esterno, impacchi, lozioni, ecc.): mettete una mezza manciata di foglie secche in un litro d'acqua.

DECOTTO di radici secche: 3 radici per litro d'acqua. (uso esterno: bagni locali, frizioni...)

SUCCO FRESCO: è il latte giallo della pianta; aggiungetene un cucchiaino da caffè a un infuso di tiglio o di borragine. (Uso esterno: per applicazioni 2 o 3 volte al giorno su verruche, calli, duroni, prendendo la precauzione di proteggere le parti della pelle sana all'intorno.)

POMATA (depurativo e vermifugo): in un tuorlo d'uovo con un po' d'acqua e zucchero mettete un cucchiaino da caffè di succo fresco e mescolate fino a ottenere un liquido omogeneo. (Uso esterno: come unguento sul ventre, mattina e sera.)

VINO (depurativo e calmante): fate macerare per 12 ore 3 radici secche in un litro di buon vino bianco dolce. (uso esterno: per massaggi e frizioni.)

IRRIGAZIONI VAGINALI per le irregolarità delle mestruazioni, la sterilità., la frigidità, le metriti: stesse dosi della preparazione precedente.

COLLIRIO contro le affezioni degli occhi: 2 cucchiaini da caffè di succo fresco o 1 cucchiaino da caffè di succo disseccato in un bicchiere d'acqua o d'acqua di rose.

LINIMENTO contro le verruche e i calli: spennellate queste sgraziate o dolorose escrescenze cutanee con un bicchiere d'acqua nella quale avrete fatto macerare una foglia di celidonia (come pure due foglie di bardana e qualche fiore di ieracia, di fumaria, di piantaggine e di agrimonia).

BAGNI ALLE MANI E PEDILUVI: una piccola manciata di foglie e gambi secchi per litro d'acqua (due volte al giorno) per curare allergie, artrite, arteriosclerosi, infarto, cellulite, orticaria, dolori di stomaco, disturbi di fegato, ed infine reumatismi.
Per curare invece acne, dermatosi, eczemi, erpete, ipertensione, emicranie, nevralgie facciali, sciatiche, uremia, o le malattie della prostata, utilizzate solo le foglie.



CURARSI CON LA GENZIANA (Curing with gentian)

Gentiana lutea

LA GENZIANA

Questi fiori meravigliosi devono il loro nome a Genzio, re delI'Illiria, che per primo scoprì le loro virtù medicinali. In Francia ne esistono 22 specie, fra cui la stupenda Gentiana acaulis color zaffiro (la genzianella) e la genziana asclepiadea, dai fiori azzurri picchiettati di nero; qui vi parlerò solamente della genziana maggiore o genziana gialla (Gentiana Lutea), la più grossa, la più fiera e la più maestosa.
Questa splendida pianta cresce solo in montagna, supera spesso il metro di altezza, ha grandi foglie ovali alla base e fiori color dell'oro a cinque petali, raggruppati sotto le ascelle delle foglie superiori. 
Mi raccomando: non la confondete con il suo vicino degli alpeggi, il mortale elleboro bianco, che ha lo stesso portamento della genziana ma che si riconosce dalle foglie che sono alterne ed hanno la pagina inferiore villosa.



Gentiana Lutea

Il mortale elleboro bianco

Tutti sanno che la radice della genziana è un ingrediente fondamentale nella preparazione di ottimi liquori (malgrado che un incosciente abbia dichiarato che la genziana protegge dall'ubriachezza!). Per questa sua qualità alcuni raccoglitori si danno a un vero e proprio saccheggio: non seguitene I'esempio. 
Una radice grossa come un pugno vi basterà per un anno e sappiate che la genziana impiega da 10 a 15 anni per raggiungere la fioritura: non distruggete dunque una specie che
potrà un giorno guarire i vostri figli. Perché li guarirà! 
Già gli antichi la somministravano, credendo che guarisse i morsi dei serpenti (non ci credo), per curare disturbi del fegato e dell'intestino (sono completamente d'accordo), contro parassiti di ogni genere (è certo), come stimolante generale delle funzioni digestive (l'ho verificato io stesso), come febbrifugo e come diuretico (ve lo garantisco).

Noi moderni abbiamo aggiunto a questo elenco di virtù quella di aumentare la secrezione salivaria (il che ne fa un ottimo aperitivo), di tonificare l'insieme dell'organismo (come tutte le piante amare), e di aumentare i globuli bianchi, validi difensori contro tutti i germi infettivi.






Raccolta

Se non abitate in montagna, potere acquistare la radice della genziana in una buona erboristeria. In caso contrario, estirpate la radice in autunno (munitevi di una zappa perché la radice si sviluppa molto in profondità): dopo averla accuratamente lavata, lasciatela per due settimane esposta alle intemperie, quindi fatela essiccare in un capannone o in granaio;
una bella radice di genziana può raggiungere un metro di lunghezza. 
Se vi trovate in montagna in luglio-agosto, non tralasciate di cogliere anche qualche fiore, che farete essiccare all'ombra o nel forno.





Preparazione e impiego

INFUSO o DECOTTO di fiori (sudorifico, anti-infettivo): mettete 10 pizzichi di fiori secchi in un litro d'acqua. (Una tazza ogni 3 ore, solamente durante gli accessi di febbre.)

DECOTTO di radice: fate bollire 5 minuti un pezzetto di radice grosso come una noce per tazza d'acqua. (Una tazza la mattina a digiuno.)

MACERAZIONE di radice: misurate da 15 a 20 grammi di radice per litro d'acqua o vino bianco; lasciate riposare una notte. (Una tazza la mattina a digiuno.)

POLVERE di radice: da 1 a 3 pizzichi al giorno, nel miele, per una settimana (come tonico). 10 pizzichi, sempre col miele, da prendere in due volte, in casi di accessi di febbre.

DECOTTO CONCENTRATO (per uso esterno, come tonico dell'apparato digestivo): misurate 100 grammi di radice per litro d'acqua; applicate questo liquido in impacchi sull'addome.

BAGNI ALLE MANI E PEDILUVI: I'equivalente di, due noci di radice tritata per litro d'acqua.





Nota: Non abusate della genziana per uso interno perché può ostacolare la digestione e provocare il vomito.