mercoledì 29 ottobre 2014

CURARSI CON LA MALVA (Curing with mallow)





LA MALVA

La natura ci offre dei fiori di infinita dolcezza ma ce ne da anche di amari e crudeli. Mentre I'assenzio è il simbolo dell'amarezza, le erbe venefiche (colchico, cicuta, aconito, ecc.) della crudeltà, la malva è I'incarnazione della dolcezza. 
Non è scintillante né clamorosa, poveretta, anzi è tutta rivestita di umiltà e di tenui mezze tinte. Questa veste dimessa non rattrista, anzi, sotto i caldi raggi del sole primaverile offre tutte le speranze e fa ben presagire per la nuova stagione. 
C'erano tempi in cui si ''andava a malva'' per fare il minestrone; si tornava a casa con dei bei panieri colmi e se ne facevano bollire delle gran marmitte. La zuppa era particolarmente indicata per bambini e anziani. Le foglie di malva erano molto apprezzate in cucina come contorno alla carne, preparate come gli spinaci. Le malve - precisiamo subito che ne esistono diverse specie e varietà tra cui mi limiterò a citare la malva crispa e la malva miniata - sono incantevoli pianticelle dai fiori lilla, rosa o violetti a 5 petali sagomati ad ala di farfalla e piccoli frutti simili a minuscole forme di formaggio (questa vaga somiglianza ha valso alla malva, in alcune regioni francesi, l'appellativo di ''erba formaggio'' o ''formaggino''. 
greci e i romani tenevano la malva in gran conto come verdura da tavola e come pianta medicinale. I seguaci di Pitagora la consideravano sacra perché ha i fiori sempre rivolti verso il sole: per questi saggi rappresentava il giusto equilibrio nelle passioni, equilibrio indispensabile a chi vuole conquistare saggezza, libertà e salute.
II grande poeta Esiodo, nel poemetto Le opere e i giornibeffeggiava gli imbecilli che ignorano i tesori racchiusi nella malva. 
Orazio proclamava ai quattro venti di nutrirsi soltanto di olive, cicoria e malva. 
Cicerone, fra un comizio e l'altro, riusciva a fare addirittura delle indigestioni di'malva...
Carlo Magno ne decretò la coltivazione in tutti gli orti imperiali. 
La brava santa Ildegarda, nel XII secolo, la prescriveva per la cura di innumerevoli malattie: dalla sonnolenza e i mali di testa persistenti fino ai disturbi renali, le emorragie, il blocco dell'apparato urinario e gli avvelenamenti. 
Arrivando poi al '500, troviamo medici che non esitano a dichiarare:
"Chiunque beve giornalmente una pozione di malva sarà salvo da qualsiasi malanno per quel giorno!". 
Questa ultima affermazione, forse, è un tantino ottimista. Sta di fatto però che la malva ha virtù rare per curare tutte le malattie infiammatorie. Come poche altre erbe è emolliente, e pertanto predispone i tessuti traumatizzati ad una pronta guarigione. 
In infusi, decotti, bagni, lozioni, impacchi, clisteri, cataplasmi o colliri, per uso interno o esterno, è calmante e facilita l'eliminazione di ogni genere di tossine. Talvolta viene prescritta in preparazioni composite con altre erbe per la cura di malattie così disparate come: irritazioni dell'apparato digerente, ingorghi del sistema respiratorio (tosse, raffreddore, angina, bronchite, pleurite, ecc.), disfunzioni genito-urinarie (calcoli, ritenzione
delle urine), infiammazioni delle mucose, sbocchi di sangue, morbillo, scarlattina, ecc.
Sono persuaso anche che la malva è un pregevole rimedio contro la stitichezza e le infiammazioni dei delicati organi femminili. 
Daremo la radice di malva da masticare ai bambini per proteggerli dalle malattie infettive e per rinforzare le gengive; questa stessa radice è un ottimo dentifricio per gli adulti e protegge dalle infezioni della bocca (afte). 
Per via esterna ci avvarremo della malva per calmare pruriti della pelle, elimnare foruncoli e ascessi, affrettare la guarigione degli attacchi di gotta e di reumatismi. 
Nulla può eguagliare la malva come detergente della pelle, per liberarla dalle impurità, prevenire l'insorgere di acne, eliminare I'antiestetica couperose e per cancellare le macchie scure che tradiscono l'eta delle persone non più giovani.
È una componente della famosa ''tisana dei 4 fiori'' (insieme con il papavero, la farfara e il piede di gatto) e un ingrediente fondamentale della non meno illustre ''tisana delle 7 erbe'' (malva, papavero, farfara, piede di gatto, violetta, tasso barbasso e altea).


Raccolta

Cercherete nei boschi, nelle siepi, nelle macchie e nei terreni incolti le varie specie di malva selvatica: hanno tutte le stesse virtù. 
Raccogliete le foglie e i fiori subito prima della fioritura completa, fra giugno e agosto; estirpate le radici in autunno; essiccate rapidamente le foglie all'ombra, in un locale ventilato. 
I fiori, seccando, acquistano un bel colore azzurro che perderanno rapidamente se esposti alla luce; attenzione anche all'umidità che Ii farebbe marcire. 
Quanto alle radici, limitatevi a spazzolarle: lavandole perderebbero il loro
principio emolliente: la mucillagine.
La malva si coltiva bene anche in giardino: basta cogliere un frutto da una pianta selvatica per avere decine di semi. 
Seminate in terreno mediamente umido, ricco di azoto e bene esposto al sole. 
Se desiderate avere due raccolti di foglie e fiori, raccogliete in giugno-Iuglio, tagliate la pianta raso terra e annaffiate: avrete un secondo raccolto a fine settembre. Il primo anno, però, vi consiglio di accontentarvi di un solo raccolto; potrete così, il secondo anno, ottenere delle grosse radici ricche di principi attivi.


Preparazione e impiego

INFUSO: mettete 15 pizzichi di fiori, o 20 di foglie, o 30 di radici pestate, o 20 di miscela delle tre parti, in un litro d'acqua. (3 o 4 tazze al giorno per calmare la tosse, il raffreddore, la bronchite.)

DECOTTO: stesse dosi di fiori, foglie o radici della precedente ricetta; ma sono soprattutto le radici che potenziano il decotto. (3 o 4 tazze al giorno, in particolare per calmare le infiammazioni dell'apparato digerente.)

BAGNI ALLE MANI E PEDILUVI: misurate una manciata di fiori e di foglie o di fiori e di radici, o meglio ancora di pianta intera per litro d'acqua. (Enteriti, coliche renali, vertigini.)

DECOTTO CONCENTRATO per tutti gli usi esterni (impacchi, lozioni, lavande vaginali, clisteri, gargarismi, disinfezione e pulizia della pelle, ecc.): mettete una buona manciata di pianta intera in un litro d'acqua. (Contro scottature, punture d'insetti, acne, orticaria, eruzioni della pelle, faringiti e vaginiti.)

POLVERE di radici: da utilizzare come dentifricio e come disinfettante della bocca.


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