venerdì 31 ottobre 2014

CURARSI CON LA MELISSA (Curing with lemon balm)



  
MELISSA

Nulla eguaglia la bellezza dei suoi fiorellini bianchi a tre lobi tubolosi e dal profumo di limone fresco. La pianta cresce in grossi ciuffi alti da 40 a 80 centimetri e fiorisce nella prima metà dell'estate. 
Proviene dalle sponde orientali del Mediterraneo ma, dopo essere stata coltivata nei giardini, ha scelto la libertà e ora si trova in tutte le ridenti contrade dell'Europa occidentale. 
Cresce lungo i vecchi muri diroccati, i cigli dei sentieri, le siepi, le vigne e sulle macerie. 
Non è appurato se gli antichi, inizialmente, abbiano coltivato la melissa per il nettare che offre alle api o per le sue virtù medicamentose. Comunque stiano le cose, non tardarono ad apprezzarne i pregi e i medici arabi si resero subito conto dei doni che poteva offrire all'umanità. Furono loro che, per primi, la definirono ''cordiale'', cioè sostenitrice del cuore (calmante delle tachicardie e dissipatrice delle ansietà), e la considerarono ''euforizzante''', cioè capace di stimolare tutte le funzioni vitali e di allontanare gli spettri angosciosi della nevrastenia, delle fissazioni, dei mali di testa di origine nervosa e delle amnesie. 
La lezione degli arabi fu ereditata dai benedettini; questi, a loro volta, la trasmisero ad altri ordini che la coltivarono e che scoprirono l'acqua di melissa (l'acqua di melissa dei carmelitani è un rimedio ancora oggi apprezzato nel mondo intero).
Mio padre I'annoverava fra le sue erbe predilette e preferiva chiamarla citronella per via del caratteristico profumo.



     
Per me è la regina delle erbe stimolanti: ai disperati, ai padri di famiglia preoccupati, alle donne assillate da problemi economici o tipicamente femminili, agli eterni sconfitti dalla vita raccomando questa erba mirifica che rimette in sesto e rende la gioia di vivere. 
Si ha successo nella cura di esaurimenti nervosi valendosi di questa pianta; in fondo, la cosa è comprensibile se riflettiamo un poco sulle sue caratteristiche: essa sconfigge proprio quei malanni che sono la causa o la conseguenza degli esaurimenti e comunque procura sempre un netto miglioramento. Questo perché è antispasmodica e quindi fa cessare le contrazioni dolorose dei vari organi: del cuore (tachicardie angosciose), del sistema circolatorio in genere (ronzii alle orecchie, vertigini), dell'apparato digerente (crampi di stomaco, d'intestino, ecc.), del sistema nervoso (insonnia, stanchezza intellettuale, emicrania, stati angosciosi, nervi a fior di pelle), del sistema respiratorio (attacchi d'asma, tosse ribelle, ecc.). 
Un buon infuso di melissa è inoltre in grado di guarire quasi tutti i dolori addominali diffusi, i dolori di denti e di orecchi, l'irregolarità delle mestruazioni e tanti altri sintomi analoghi. 
Per uso esterno (poltiglia o lozione) la pianta è rimedio sovrano contro nevralgie, dolori reumatici, contusioni e piaghe (di cui agevola la cicatrizzazione).







Raccolta

La melissa selvatica si raccoglie a san Giovanni (il 24 giugno) col tempo asciutto, di mattina e dopo la rugiada, altrimenti la pianta oltre a prendere un odore sgradevole si rivela inutilizzabile. Essiccatela intera, distesa meta all'ombra e metà al sole in luogo bene arieggiato. Conservatela in mazzetti appesi alla trave del solaio, oppure conservate solamente le foglie che sono più ricche di principi attivi.
Se volete coltivare la melissa nel vostro giardino (cosa che vi raccomando), tenete presente che si adatta a qualsiasi terreno (predilige tuttavia quello fresco e profondo). Seminatela in aprile o, sotto vetro, in maggio, per trapiantarla in settembre. 
La pianta si diffonderà poi per stoloni.


    
Preparazione e impiego

INFUSO (particolarmente contro le mestruazioni dolorose): mettete 20 pizzichi di pianta secca per litro d'acqua. (Da 2 a 4 tazze al giorno.)

DECOTTO: misurate una piccola manciata di pianta secca per litro d'acqua.  (2 tazze al giorno, contro le emicranie, le crisi di nervi, le vertigini...)


VINO: in un litro di buon vino bianco fate macerare una buona manciata di pianta a temperatura dolce (30° o 40°) per 24 or€e. (2 bicchierini al giorno.)

BAGNI ALLE MANI E PEDILUVI: misurate una manciata di pianta per litro d'acqua. (Contro le emicranie, assieme a impacchi ghiacciati.)


DECOTTO CONCENTRATO per uso esterno (lozioni, clisteri, irrigazioni vaginali, ecc.): una manciata o una manciata e mezzo di pianta per litro d'acqua.

IMPIASTRI di foglie fresche: il loro effetto è particolarmente utile contro le piaghe, le contusioni e le punture di insetti (api, vespe).


ACQUA DI MELISSA (indigestioni, anemie, perdita di memoria, superemotività, ecc.): utilizzatela sia per via esterna (impacchi, lozioni, ecc.), sia per via interna in quest'ultimo caso attenetevi alle dosi seguenti: per gli adulti un cucchiaino da caffè con dell'acqua, del latte o del miele, due volte al giorno; per .i. bambini, 15 gocce sullo zucchero, solamente una volta al giorno. 
Potete comperare l'acqua di melissa in una buona erboristeria, ma eccovene due ricette ispirate dalla celebre Acqua di melissa dei carmelitani

Ricetta n° 1 - In un litro di acquavite mettete una manciata di melissa a metà essiccata, una scorza di limone, 10 pizzichi di noce moscata, 10 pizzichi di coriandolo, 10 chiodi di garofano e 10 pizzichi di cannella; lasciate riposare all'ombra, per una settimana; filtrate e conservate il preparato in una bottiglia di vetro a chiusura ermetica. 

Ricetta n° 2 - In un litro d'alcool a 45° mettete i manciate di melissa secca, una scorza di limone e 5 pizzichi d'angelica; lasciate riposare all'ombra per una settimana e mezzo; filtrate e aggiungete al preparato un pugno di coriandolo, 10 pizzichi di noce moscata, 10 pizzichi di cannella e 3 chiodi di garofano; filtrate di nuovo dopo 48 ore e conservatela nella stessa maniera della precedente.




    

giovedì 30 ottobre 2014

CURARSI CON LA SALVIA (Curing with sage)



    
LA SALVIA

Il suo stesso nome, derivato dal latino salvare, dice tutto. 
Nel 1300 i medici della Scuola Salernitana si domandavano: 
"Perché muore I'uomo che ha la salvia in giardino?"... e gli stessi saggi davano la risposta: 
"Perché nessuna erba è abbastanza potente da debellare la morte". 
Certo sarebbe eccessivo pretendere I'immortalità dalla salvia, però questa erba vi può consentire di trascorrere piacevolmente e in buona salute i giorni che ci sono concessi di passare su questa terra.
Il greco Dioscoride, gia ai suoi tempi, la prescriveva per la cura dei malanni più diversi come: emorragie, tagli, febbri, calcoli genito-urinari, mestruazioni irregolari. 
I Capitolari di Carlo Magno ordinavano di dare alla salvia un posto d'onore nell'orto. 
Santa Ildegarda, nel 1100, considerava la salvia una vera panacea: non mi basterebbe mezza pagina per elencare tutti i disturbi contro i quali questa brava santa la riteneva efficace. 
Al tempo della tremenda pestilenza di Tolosa, nel 1630, astuti ladri si dedicavano alla spoliazione dei cadaveri senza tema di contagio; furono arrestati e i magistrati offrirono loro salva la vita in cambio del segreto che li proteggeva dal contagio della peste; ammisero che per difendersi dall'infezione si strofinavano il corpo con aceto nel quale era stata fatta macerare della salvia con un po' di timo, di lavanda e di rosmarino. 
Un secolo dopo, in simili circostanze, furono imitati a Marsiglia da altri malfattori i quali aggiungevano alla ricetta originale dell'aglio, e da allora l'aceto dei quattro ladroni è entrato a far parte della farmacopea naturale. 
Potrete sempre ricorrervi in caso di epidemie (influenze, ecc.).
La salvia, alla quale il Boccaccio e altri poeti hanno attribuito delle complicità con il rospo, il più perfido compare del demonio, riunisce in sé tutte le virtù medicinali della famiglia delle Labiate alla quale appartiene assieme al timo, alla menta e alla melissa. 
Se ne conoscono numerose specie (salvia pratense, salvia verbena, salvia etiopica) tutte caratterizzate dalle foglie morbide, ovali, allungate e vellutate, e dagli strani fiori simili a labbra socchiuse dalle quali sporga una lingua biforcuta (il pistillo). 
Le due salvie più diffuse e più comuni sono: la salvia officinale (detta anche tè di Grecia o erba sacra) che si può benissimo coltivare in giardino e la salvia sclarea (o erba moscatella, scanderona, chiarella) che ha la stessa diffusione della vite e che, infatti, si trova spesso lungo i filari.
La salvia, di cui si utilizzano le foglie e i fiori, è prima di tutto stimolante: attiva la circolazione del sangue e favorisce egregiamente l'equilibrio del sistema nervoso. La raccomando vivamente alle persone affaticate (in particolare agli intellettuali e agli studenti sotto esami), agli anemici, ai convalescenti, agli ipernervosi, ai nevrastenici e agli esauriti.
La pianta è anche un forte tonico: calma il vomito e le diarree e, meglio di qualunque altra, agevola le funzioni dello stomaco e dell'intestino. 
Le virtù astringenti ne raccomandano I'uso per combattere emorragie, mestruazioni anormali, perdite bianche e tosse. 
Le virtù diuretiche, antispasmodiche e ricostituenti, fanno della salvia un prezioso medicamento contro malanni fastidiosi e anche gravi come la ritenzione delle urine, la disfunzione dei reni, gli edemi, la gotta, i reumatismi e le emicranie.
Non si ferma pero qui la lista delle virtù della mia cara salvia; essa è anche febbrifuga e limita l'eccessiva sudorazione notturna che si accompagna a molte malattie infettive. 
Ha un'azione molto benefica sul delicato apparato genitale femminile (tonificando I'utero, regolarizzando le mestruazioni, combattendo le perdite bianche, aiutando le giovinette a trovare il necessario equilibrio ormonale e combattendo i disagi della menopausa). 
Sono state riconosciute alla salvia proprietà antidiabetiche: il decotto riporta in breve tempo alla normalità il tasso di zucchero nel sangue. 
Per uso esterno ha forti qualità antisettiche (lo sapevano già i ''quattro ladroni'' di Tolosa e di Marsiglia). In più guarisce ferite, emorragie e agevola la cicatrizzazione; viene raccomandata pertanto in gargarismi e sciacqui (contro gengiviti, infiammazioni del palato e della gola, afte, tonsilliti dei bambini, carie e ascessi dei denti); la consiglio in lozioni, in impacchi e in bagni per curare piaghe, ascessi, ulcerazioni, foruncoli, geloni, contusioni, storte e slogature. 
Dulcis in fundo, faccio presente che ha delle virtù di ''pianta di bellezza'' poiché, come nessun'altra, difende la salute della pelle e ritarda la caduta dei capelli con un'azione tonica e disinfettante del cuoio capelluto.



Raccolta

Sia pure in misura diversa, le salvie hanno tutte le medesime virtù. Cogliete pertanto quella che vi sarà più comodo trovare. 
Prendete le foglie e i fiori subito prima della fioritura che avviene in periodi determinati dalla località, dal clima e dall'altitudine. 
Essiccate all'ombra in un locale ben ventilato e conservate la pianta in mazzetti appesi al soffitto o in sacchetti di carta. 
Se potete coltivarla nell'orto, scegliete la specie officinale che predilige terreno asciutto, leggero, calcareo e pietroso. Potete seminarla o piantare i cespi interi, che vi sarete procurati da un orticoltore, o stoloni, talee, margotte. Sarchiate spesso e, il primo inverno, proteggetela con della paglia per difenderla dal gelo; se abitate in una regione dove gli inverni sono particolarmente rigidi, dovrete ripetere questa operazione ogni anno. 
Per tradizione, in Francia, la salvia si raccoglie, nel Mezzogiorno, il giorno di san Giovanni (24 giugno) e altrove da luglio ad agosto.


Preparazione e impiego

In cucina usate salvia in abbondanza: sulle carni arrostite, nelle salse, nella zuppa al pesto, ecc. Più ne mangerete e meglio ai sentirete.

INFUSO di foglie e di fiori: mettete una mezza manciata di miscela essiccata in un litro d'acqua. (Una tazza dopo i pasti, come tonico, digestivo e stimolante; una tazza prima di dormire, contro I'insonnia, le angosce e i sudori freddi)

DECOTTO di foglie e di fiori (per uso esterno: lozioni, frizioni, shampooings, impacchi, irrigazioni vaginali, clisteri, ecc.): mettete una manciata e mezzo di salvia in un litro d'acqua.

BAGNI ALLE MANI E PEDILUVI: stesse proporzioni del decotto precedente.

VINO (fortificante, ricostituente, ecc.): su due manciate di salvia versate un litro di vino rosso bollente; lasciate in infusione per 1/4 d'ora; passate e zuccherate a volontà. (Un bicchierino ai pasti, un altro prima di dormire.) 
Altra ricetta: lasciate macerare 3 o 4 manciate di salvia in un litro di buon vino bianco o rosso, per una settimana. (Un bicchierino ai pasti.)

VINO per uso esterno (sulle piaghe): lasciate macerare una manciata di salvia in 1/4 di litro di vino, per tre giorni.

LIQUORE: si può preparare un ottimo liquore, profumato e ricco di virtù medicinali, lasciando macerare per una settimana una manciata di salvia in 1/2 litro d'acquavite. 
(Un cucchiaino da caffè al giorno, per via interna. Si usa anche per uso esterno in frizioni sulle parti doloranti.)

TINTURA: fate macerare per due settimane una manciata di foglie della pianta in 1/4 di litro d'alcool a 90°; filtrate (uso esterno: contro i dolori, in frizioni per accelerare la circolazione del sangue, ecc.).






     
NOTA

Anche se la salvia possiede mille virtù, ciò non toglie che questa sia controindicata per gli individui dal temperamento sanguigno (molto esuberanti, dal viso rosso, ecc.); in pratica non farebbe che aumentare il loro ''eccesso di sangue''. 
I biliosi, i malinconici, gli apatici vi troveranno invece ciò che manca loro per riacquistare un giusto equilibrio. 
Alle persone che soffrono di arterite raccomando un infuso di salvia e di menta (un pizzico di ognuna per ciotola), e a coloro che soffrono di disturbi di circolazione consiglio di aggiungere all'infuso precedente un pizzico d'anice, un pizzico di basilico e un pizzico di verbena.


VEDI ANCHE . . .
LA SALVIA - La panacea di tutti i mali


ERBE MEDICINALI - FITOTERAPIA
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INDICE DELLE MALATTIE E DELLE PIANTE INDICATE PER CURARLE
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mercoledì 29 ottobre 2014

CURARSI CON LA MALVA (Curing with mallow)





LA MALVA

La natura ci offre dei fiori di infinita dolcezza ma ce ne da anche di amari e crudeli. Mentre I'assenzio è il simbolo dell'amarezza, le erbe venefiche (colchico, cicuta, aconito, ecc.) della crudeltà, la malva è I'incarnazione della dolcezza. 
Non è scintillante né clamorosa, poveretta, anzi è tutta rivestita di umiltà e di tenui mezze tinte. Questa veste dimessa non rattrista, anzi, sotto i caldi raggi del sole primaverile offre tutte le speranze e fa ben presagire per la nuova stagione. 
C'erano tempi in cui si ''andava a malva'' per fare il minestrone; si tornava a casa con dei bei panieri colmi e se ne facevano bollire delle gran marmitte. La zuppa era particolarmente indicata per bambini e anziani. Le foglie di malva erano molto apprezzate in cucina come contorno alla carne, preparate come gli spinaci. Le malve - precisiamo subito che ne esistono diverse specie e varietà tra cui mi limiterò a citare la malva crispa e la malva miniata - sono incantevoli pianticelle dai fiori lilla, rosa o violetti a 5 petali sagomati ad ala di farfalla e piccoli frutti simili a minuscole forme di formaggio (questa vaga somiglianza ha valso alla malva, in alcune regioni francesi, l'appellativo di ''erba formaggio'' o ''formaggino''. 
greci e i romani tenevano la malva in gran conto come verdura da tavola e come pianta medicinale. I seguaci di Pitagora la consideravano sacra perché ha i fiori sempre rivolti verso il sole: per questi saggi rappresentava il giusto equilibrio nelle passioni, equilibrio indispensabile a chi vuole conquistare saggezza, libertà e salute.
II grande poeta Esiodo, nel poemetto Le opere e i giornibeffeggiava gli imbecilli che ignorano i tesori racchiusi nella malva. 
Orazio proclamava ai quattro venti di nutrirsi soltanto di olive, cicoria e malva. 
Cicerone, fra un comizio e l'altro, riusciva a fare addirittura delle indigestioni di'malva...
Carlo Magno ne decretò la coltivazione in tutti gli orti imperiali. 
La brava santa Ildegarda, nel XII secolo, la prescriveva per la cura di innumerevoli malattie: dalla sonnolenza e i mali di testa persistenti fino ai disturbi renali, le emorragie, il blocco dell'apparato urinario e gli avvelenamenti. 
Arrivando poi al '500, troviamo medici che non esitano a dichiarare:
"Chiunque beve giornalmente una pozione di malva sarà salvo da qualsiasi malanno per quel giorno!". 
Questa ultima affermazione, forse, è un tantino ottimista. Sta di fatto però che la malva ha virtù rare per curare tutte le malattie infiammatorie. Come poche altre erbe è emolliente, e pertanto predispone i tessuti traumatizzati ad una pronta guarigione. 
In infusi, decotti, bagni, lozioni, impacchi, clisteri, cataplasmi o colliri, per uso interno o esterno, è calmante e facilita l'eliminazione di ogni genere di tossine. Talvolta viene prescritta in preparazioni composite con altre erbe per la cura di malattie così disparate come: irritazioni dell'apparato digerente, ingorghi del sistema respiratorio (tosse, raffreddore, angina, bronchite, pleurite, ecc.), disfunzioni genito-urinarie (calcoli, ritenzione
delle urine), infiammazioni delle mucose, sbocchi di sangue, morbillo, scarlattina, ecc.
Sono persuaso anche che la malva è un pregevole rimedio contro la stitichezza e le infiammazioni dei delicati organi femminili. 
Daremo la radice di malva da masticare ai bambini per proteggerli dalle malattie infettive e per rinforzare le gengive; questa stessa radice è un ottimo dentifricio per gli adulti e protegge dalle infezioni della bocca (afte). 
Per via esterna ci avvarremo della malva per calmare pruriti della pelle, elimnare foruncoli e ascessi, affrettare la guarigione degli attacchi di gotta e di reumatismi. 
Nulla può eguagliare la malva come detergente della pelle, per liberarla dalle impurità, prevenire l'insorgere di acne, eliminare I'antiestetica couperose e per cancellare le macchie scure che tradiscono l'eta delle persone non più giovani.
È una componente della famosa ''tisana dei 4 fiori'' (insieme con il papavero, la farfara e il piede di gatto) e un ingrediente fondamentale della non meno illustre ''tisana delle 7 erbe'' (malva, papavero, farfara, piede di gatto, violetta, tasso barbasso e altea).


Raccolta

Cercherete nei boschi, nelle siepi, nelle macchie e nei terreni incolti le varie specie di malva selvatica: hanno tutte le stesse virtù. 
Raccogliete le foglie e i fiori subito prima della fioritura completa, fra giugno e agosto; estirpate le radici in autunno; essiccate rapidamente le foglie all'ombra, in un locale ventilato. 
I fiori, seccando, acquistano un bel colore azzurro che perderanno rapidamente se esposti alla luce; attenzione anche all'umidità che Ii farebbe marcire. 
Quanto alle radici, limitatevi a spazzolarle: lavandole perderebbero il loro
principio emolliente: la mucillagine.
La malva si coltiva bene anche in giardino: basta cogliere un frutto da una pianta selvatica per avere decine di semi. 
Seminate in terreno mediamente umido, ricco di azoto e bene esposto al sole. 
Se desiderate avere due raccolti di foglie e fiori, raccogliete in giugno-Iuglio, tagliate la pianta raso terra e annaffiate: avrete un secondo raccolto a fine settembre. Il primo anno, però, vi consiglio di accontentarvi di un solo raccolto; potrete così, il secondo anno, ottenere delle grosse radici ricche di principi attivi.


Preparazione e impiego

INFUSO: mettete 15 pizzichi di fiori, o 20 di foglie, o 30 di radici pestate, o 20 di miscela delle tre parti, in un litro d'acqua. (3 o 4 tazze al giorno per calmare la tosse, il raffreddore, la bronchite.)

DECOTTO: stesse dosi di fiori, foglie o radici della precedente ricetta; ma sono soprattutto le radici che potenziano il decotto. (3 o 4 tazze al giorno, in particolare per calmare le infiammazioni dell'apparato digerente.)

BAGNI ALLE MANI E PEDILUVI: misurate una manciata di fiori e di foglie o di fiori e di radici, o meglio ancora di pianta intera per litro d'acqua. (Enteriti, coliche renali, vertigini.)

DECOTTO CONCENTRATO per tutti gli usi esterni (impacchi, lozioni, lavande vaginali, clisteri, gargarismi, disinfezione e pulizia della pelle, ecc.): mettete una buona manciata di pianta intera in un litro d'acqua. (Contro scottature, punture d'insetti, acne, orticaria, eruzioni della pelle, faringiti e vaginiti.)

POLVERE di radici: da utilizzare come dentifricio e come disinfettante della bocca.


martedì 28 ottobre 2014

CURARSI CON LA BETULLA (Curing with birch)


LA BETULLA

La betulla, slanciata, dalla corteccia bianca e setosa, è l'orpello segreto dei boschi umidi e delle torbiere dove la nebbia si dissolve col nascere del sole. È un albero magico in India, è un albero magico in Siberia e lo è anche per gli indiani d'America. È l'albero della saggezza (gli insegnanti, nel Medio Evo, ne avevano sempre a portata di mano una frasca per disciplinare gli scolari svogliati); è anche conosciuta come betula o bidollo e la si riconosce facilmente per la corteccia immacolata, talvolta delicatamente sfumata di rosa o verdolino, che si sfalda in strisce scoprendo in qualche punto delle splendide corone colore dell'antracite. 
Le foglie ovali e seghettate, in autunno assumono il colore dell'oro. In primavera gli amenti più corti portano i fiori femminili; gli amenti maschili, giallastri e penduli, spargono al vento delle vere nuvole di polline.

Sino dal 1100, la gran dama della fitoterapia, santa Ildegarda, prescriveva i fiori della betulla per curare ulcere e piaghe ribelli. L'italiano Mattioli nel 1500 fu il primo a scoprire le straordinarie proprietà di questa specie nel combattere i calcoli renali e della vescica: battezzò la betulla "I'albero antinefritico d'Europa".

Questa pianta viene usata come diuretico per guarire calcolosi, coliche renali, reumatismi, gotta, albuminuria e cellulite; le foglie, le gemme, la corteccia e la linfa dell'albero sono attive sia prese sotto forma di tisane per uso interno, che in applicazioni esterne (bagni, lozioni, impacchi). La betulla stimola la digestione, combatte il raffreddore ed è febbrifuga, disinfetta le piaghe, cura gran parte delle malattie della pelle, protegge il cuoio capelluto rallentando la caduta dei capelli e dà l'incarnato della rosa al viso delle fanciulle.







  
Raccolta

In primavera, quando la terra si risveglia dal torpore invernale, raccogliete della betulla i germogli, le foglie, la linfa, i fiori e la corteccia; scegliete i germogli più prosperosi e le foglie più tenere; incidete il tronco per ricavarne la linfa; cogliete gli amenti il più presto possibile prima che i fiori maschi abbiano perduto il loro polline e prima che i fiori femmina siano stati fecondati; staccate la corteccia in maniera naturale: in strisce circolari. Per raccogliere la linfa della betulla si sega un ramo dell'albero in primavera. Se è grosso può dare anche 4 o 5 litri di linfa al giorno.






    
Preparazione e impiego

INFUSO diuretico di foglie: una piccola manciata di foglie fresche in un litro d'acqua (3 tazze al giorno).

DECOTTO concentrato di gemme (diuretico): 4 manciate di gemme in un litro d'acqua, fate ridurre della metà.(2 o 3 tazze al giorno).

DECOTTO di foglie e di gemme (contro la cellulite): una manciata in un litro d'acqua (3 tazze al giorno).

DECOTTO di corteccia (contro la febbre): mezza manciata di corteccia in un litro d'acqua (da 2 a 3 tazze al giorno. Questo preparato è ugualmente efficace nei casi di digestione difficile).

BAGNI COMPLETI (per dimagrire): mezza manciata di foglie fresche per litro d'acqua.

BAGNI ALLE MANI E PEDILUVI contro i reumatismi, la gotta, ecc.: da 4 a 6 manciate di, corteccia in un catino d'acqua; lasciare riposare per mezz'ora; riscaldare (2 volte al giorno).

TISANA contro I'influenza: 15 pizzichi di foglie di betulla e 10 pizzichi di una miscela di fiori di viola del pensiero selvatica e di tiglio in un litro d'acqua (3 o 4 tazze al giorno).

IMPACCHI di foglie fresche contro le affezioni della pelle e le piaghe: da ripetere diverse volte al giorno.

LOZIONE contro la caduta dei capelli: preparate un decotto di corteccia e aggiungetevi qualche goccia di linfa fresca; massaggiate a lungo il cuoio capelluto.

ACQUA DA TOILETTE: preparate un decotto di foglie e di gemme e filtrate accuratamente; servitevi del liquido ottenuto per detergere la pelle che poi laverete con acqua distillata o, meglio ancora, con acqua di rose.








LA BETULLA (Birch)




La betulla è un arbusto originario dei paesi del Nord, considerato dalle popolazioni indogermaniche l'albero della vita e della felicità.
Secondo una credenza popolare essa protegge dai demoni e dalle streghe e, se piantata vicino all'abitazione o alla stalla, tiene lontana i fulmini.

La betulla appartiene alla famiglia delle Betullacee, può raggiungere un'altezza di 30 metri ed è facilmente riconoscibile dalla sua corteccia argentea.
Quest'ultima e le foglie hanno un gusto leggermente amaro e svolgono un'azione astringente.

La betulla cresce in tutta Europa e nelle zone temperate dell'Asia. Mentre la Betulla pendula è più comune nelle foreste di sempreverdi e dal terreno sassoso, la Betulla pubescens è presente in zone umide.
Per scopo terapeutico si utilizzano soprattutto le foglie giovani e la linfa che si estrae dal tronco.
Tramite la distillazione a secco dei rami e della corteccia si ricava il catrame di betulla.
Le foglie contengono i flavonoidi, dall'effetto diuretico, i tannini, dall'azione antinfiammatoria, i saponini e molta vitamina C. La linfa contiene zucchero, proteine e acido tannico.
Nella corteccia si trova la betulalbina, una sostanza resinosa.

Grazie ai flavonoidi presenti, le foglie di betulla hanno proprietà diuretiche: incrementano la minzione senza danneggiare i reni.
Per questo, una buona tisana di betulla è indicata nella cura delle infezioni alle vie urinarie e per prevenire i calcoli renali.
La medicina popolare consiglia l'utilizzo del catrame di betulla per curare gli ascessi, i reumatismi e la gotta (ma attenzione, questo preparato può risultare irritante per le pelli sensibili).

Per favorire la crescita dei capelli e combattere la forfora sono d'aiuto shampoo contenenti i principi attivi della pianta (una volta risolvevo il problema col fai da me).


Ci sono molte farmacie ondine a cui potete rivolgervi per risolvere i vostri disturbi quali ....
RITENZIONE IDRICA..., EDEMI..., GOTTA..., CALCOLI RENALI...

CURARSI CON L'ALBICOCCO (Curing with apricot)




   
ALBICOCCO

Lo considero uno degli alberi più cari al mio cuore, un vero donatore di salute. Non mi vergogno al ricordo delle mie razzie nei frutteti di Crauglio, quando la mia preda erano gli stupendi frutti gialli, dolci, e allo stesso tempo aciduli, di questo albero stupendo. Scrivendone, a distanza di anni, mi par di sentire ancora il loro sublime sapore.

I botanici hanno delle strane abitudini: ogni tanto ci fanno la sorpresa di classificare le piante in generi che ci sono, per lo meno, inattesi. Per esempio - secondo la loro scienza - l'albicocco non è altro che un susino, sia pure con I'attenuante di essere armeno, ma sempre un susino. 
In realtà I'albicocco non ha niente da spartire con l'Armenia. Proviene dall'Asia centrale dove, allo stato naturale, cresce tra la Grande Muraglia e Pechino. Furono i romani, seguiti dagli arabi, che lo portarono nel Sud dell'Europa.
Quando ebbi la possibilità di mettermi a leggere, dopo aver fatto tutti i mestieri per sopravvivere, non mi sorprese affatto di scoprire (ahimè, noi uomini abbiamo speso millenni per imparare a guarire con le piante per poi ripudiare tutta questa saggezza) che il sommo medico arabo Meshué curava con l'albicocca i mali di orecchi, i dolori del naso e le emorroidi. 
Santo cielo, mio padre faceva precisamente la stessa cosa! 
Quando è a giusta maturazione e non è stata violentata da insetticidi, I'albicocca è una delizia prodiga di vitamine A e C che non mi stancherò mai di raccomandare ai bambini, alle vittime di anemie, agli intellettuali e ai malati degli occhi, ma che sconsiglio ai sofferenti di stomaco e di fegato.
I sofferenti di reumatismi ne trarranno sicuro beneficio se mangeranno i frutti cotti, come depurativo consiglio le albicocche fresche, per controbattere le diarree le raccomando bollite nell'olio. La piccola mandorla contenuta nel nocciolo ha lo stesso uso in fitoterapia delle mandorle amare e delle mandorle dolci: ha virtù vermifughe, ma ci impone di farne uso in dosi molto limitate per il potente veleno che contiene, l'acido prussico o cianidrico.






Raccolta

Fate del vostro meglio per avere almeno un albicocco tutto vostro, nell'orto o nel frutteto, perché vi delizierà esteticamente, vi porterà sicuramente il canto degli uccellini che lo apprezzeranno, e sarà - anche questo - tanta salute ritrovata.
Se non vi fosse proprio possibile, fate di tutto per ottenere le albicocche più fresche e meno inquinate. A fini curativi questi mirifici frutti che avrete acquistato li utilizzerete solamente durante la loro stagione (giugno); quelli che vi saranno offerti fuori stagione - a prescindere dal prezzo esorbitante - saranno inesorabilmente avvelenati da mille diavolerie chimiche.






   
Preparazione e impiego

Mangiate a sazietà albicocche fresche, in marmellate, cotte o bollite nell'olio.

DECOTTO: misurate 100 grammi di polpa di frutta fresca per litro d'acqua. È utile, in compresse, per curare i malanni delle orecchie e del naso.

SEMICUPI: la stessa preparazione sopra descritta. Molto benefici in casi di emorroidi.

BAGNI COMPLETI, BAGNI ALLE MANI E PEDILUVI a base di succo di albicocca. Per un bagno completo, in una normale vasca da bagno, occorre un litro di succo. Per bagni alle mani e pediluvi basta un bicchiere di succo per bacinella. Questi bagni ridonano bellezza alla pelle. (Eventualmente si potrà, ricorrere ai sali, di albicocca che si trovano in commercio.)