venerdì 25 aprile 2014

ZEN - La via buddista verso la scoperta di se stessi (The Buddhist way toward self-discovery)


ZEN

La via buddista verso la scoperta di se stessi

La forma giapponese del buddismo, nota come Zen, è un metodo di meditazioneuna continua autodisciplina che aspira alla trasformazione totale dell'esperienza quotidiana dei suoi seguaci attraverso l'insegnamento dell'intuizione e dell'autoconsapevolezza.
II buddismo, nato in India nel VI secolo a.C., fu portato in Cina nel 520 d.C. da un monaco, chiamato Bodhidharma. Il genere di meditazione che egli insegnava divenne noto in Cina come ch'an
Nel XII secolo fu introdotto in Giappone, dove ebbe un periodo di grande diffusione con il nome di Zen.
Attraverso la meditazione Zen, si cerca di raggiungere I'intuizione interiore, a un livello così profondo da non poter essere espressa a parole: l''ultimo stadio viene chiamato illuminazione
Come altre forme di buddismo, anche Io Zen insegna che I'infelicità e I'insoddisfazione derivano dal desiderio di voler vedere le cose diversamente da come sono in realtà e che accettare il mondo reale è un passo importante sulla strada dell'illuminazione.
Nel buddismo, l'idea di una precisa identità personale rappresenta la più forte illusione ed è vista come un ostacolo sulla via verso l'illuminazione. In genere, si crede che l'io o la personalità con cui ci si identifica sia di carattere permanente, mentre il buddismo, che rifiuta quest'idea di stabilità, ritiene che tutto e quindi anche noi stessi sia in continua evoluzione e cambiamento.
Nel centri d'insegnamento Zen si impara a vedere I'essere umano come parte di un infinito processo di cambiamento e a staccare l'individuo dall'immagine di sé che si è costruita nel tempo.

Quando può essere utile - La meditazione e la pratica Zen possono giovare a tutti coloro che avvertono l'esigenza di raggiungere un più profondo livello di intuizione e di autoconsapevolezza nella vita di tutti i giorni o che sono insoddisfatti del materialistico, egocentrico modo di vivere tipico delle società occidentali. Le teorie insegnate nello Zen e I'effetto delle tecniche che ne fanno parte, come la meditazione, possono anche, in una prospettiva più limitata, essere utili per problemi come lo stress, I'ansia e la depressione, che spesso accompagnano la vita quotidiana di molti occidentali.

Trovare un insegnante - Lo Zen viene appreso attraverso un tirocinio, in cui ogni allievo riceve un'istruzione sotto la guida di un insegnante, che ha il compito di guidarlo, seguirlo, incoraggiarlo e, se necessario, correggerlo.

L'incontro con l'insegnante - Lo Zen cerca di sviluppare una comprensione di tipo immediato, basata sull'intuizione e sul superamento del pensiero e del ragionamento logico. 
Si usano tre tecniche principali: la pratica della vita quotidiana, la meditazione e l'utilizzo di particolari aneddoti, enigmi e rompicapo che hanno lo scopo di portare il pensiero oltre i limiti dell'intelletto razionale.

Pratica nella vita quotidiana - Lo scopo è di applicare il principio buddista della consapevolezza in ogni momento della vita. Ciò significa essere continuamente consci delle proprie reazioni e dedicarsi completamente a ogni attività o azione, mentre la si compie, piuttosto che desiderare di essere da qualche altra parte, pensare ad altre situazioni oppure dire: -Vorrei...,. o ..Se magari.....
La difficoltà, non semplice da affrontare, consiste nel superamento del comune desiderio e bisogno di attaccarsi alle proprie illusioni e desideri, anche se questi spesso sono fonte di rabbia, frustrazione e delusione.
Lo Zen insegna che, prendendo questi aspetti negativi per quello che sono e accettando di viverli fino in fondo, è possibile controllare il lato più esigente e ostinato della personalità. In queste condizioni, la felicità e la fortuna sono senza dubbio bene accette, ma con la consapevolezza del loro carattere transitorio e, quindi, dell'inutilità di aggrapparvisi in modo morboso e tenace.

Meditazione - Nata come za-zen (letteralmente "meditazione in seduta'), è una forma molto particolare di esercizio quotidiano. 
Occorre sedersi a gambe incrociate su un cuscino, con il peso distribuito egualmente su natiche e ginocchia, la colonna vertebrale eretta e il capo mantenuto in posizione equilibrata e senza sforzo.
Nella prima fase, s'impara a meditare contando in silenzio i propri respiri, da uno a dieci. All'insorgere di altri pensieri, I'allievo dovrà imparare ad accantonarli senza soffermare I'attenzione su di essi e ricominciare a seguire il ritmo della respirazione.
Questa pratica risulta spesso sia fisicamente sia mentalmente scomoda.
Mantenere la stessa posizione per ore può provocare dolori e la meditazione costringe l'individuo a controllare il turbine dei suoi pensieri.
Attraverso l'esercizio continuo e costante si riesce a lasciare libero il flusso dei pensieri senza giudicarli e infine si raggiunge uno stato di consapevolezza in cui, in realtà, non esiste più nessuna "consapevolezza personale dell'io".
Lo Za-zen si pratica tutti i giorni, da soli o in gruppo. Di quando in quando ci sono periodi di meditazione, chiamati sesshin, che possono prolungarsi per ore o persino per giorni.

Aneddoti, enigmi e rompicapi - Nello Zen esistono un'infinità di storielle, indovinelli, parabole e paradossi che hanno la funzione di "intrappolare" o "scuotere" la mente razionale, aprendo all'allievo la possibilità di un nuovo modo di pensare. 
Una di queste storie, per esempio, racconta di due monaci che, vedendo una bandiera agitarsi al vento, discutono tra loro e uno dice: "E la bandiera che si muove"... e l'altro ribatte: "No, è il vento che si muove". Un terzo maestro, di passaggio in quel momento, li apostrofa così: "Sono le vostre menti che si muovono". 
Ma, secondo gli esperti, neppure questa è I'ultima parola. Agli allievi che hanno raggiunto un livello più avanzato viene qualche volta assegnato dal maestro un koan da meditare, ossia una specie di enigma che non può essere compreso o risolto con la ragione.
Ecco due esempi: "Qual è il suono di una mano che batte""... e "Mostrami la tua faccia originaria, prima della nascita".  In tal modo si stimola l'intelletto con provocazioni che nessun ragionamento logico può risolvere. E possibile, invece, che l'intuizione irrompa in una forma "immediata", come un sorriso, un grido o la vista delle gocce di pioggia che scivolano lungo il vetro della finestra. La risposta, paradossalmente, viene trovata nella rinuncia alla risposta logica; in altre parole, "il problema" consiste proprio nel fatto che esso viene chiamato "problema".

Lo Zen insegna che, in ogni momento di intuizione, il controllo paralizzante dell'io sul modo di pensare dell'allievo si allenta per lasciare spazio alla crescita di una nuova dimensione di comprensione più profonda, che comporta la capacità di vivere bene il presente, indipendentemente dalle circostanze, e la sensazione di "procedere leggeri", senza attaccamento (a persone o cose) nella vita di tutti i giorni.


Il parere della medicina tradizionale

Esiste il pericolo che la grande estraneità del pensiero Zen lo renda particolarmente attraente per coloro che vivono "ai margini" della realtà o che hanno subìto gravi traumi nella vita. In ogni caso, lo Zen non è una forma di psicoterapia e non fornisce facili rimedi ai problemi psichici o emotivi. Lo sforzo continuo di confrontarsi con se stessi può, al contrario, rappresentare un pericolo per le persone con deboli difese psicologiche.
Lo Zen racchiude un approccio alla vita e al "vivere" basato sulla visione orientale dell'universo. Molti degli esercizi e dei metodi praticati dai monaci Zen sono stati introdotti in programmi di riduzione dello stress in Occidente, ma, poiché impadronirsi dei metodi Zen non è possibile senza abbracciare la filosofia buddista che ne è alla base, gli effetti di questi programmi sono piuttosto scarsi e decisamente inferiori a quelli ottenibili con metodi che non impongono cambiamenti cosi radicali del modo di vivere e di pensare.


Il giardino Zen 

Lo scopo del giardino Zen è di creare un ambiente esterno ideale in cui praticare correttamente la meditazione che, per i buddisti Zen, rappresenta la base della loro religione e la via per raggiungere l'illuminazione
Tradizionalmente il giardino si concentra intorno a un masso o a un gruppo di massi, che hanno il compito di allontanare l'individuo dall'immediato mondo quotidiano, introducendolo in uno stato d'animo in cui i pensieri possono fluire liberamente.
I massi sono sistemati in uno scenario che li separa e Ii distingue dall'ambiente che li circonda, per esempio un piccolo cortile interno o un angolo di giardino.
Le dimensioni e la natura del luogo sono comunque irrilevanti. L'importante è che la disposizione dell'ambiente sia tale da attirare l'occhio dello spettatore verso il "santuario".

Nella sua versione più semplice, il giardino Zen può consistere in tre o quattro sassi, posizionati in punti strategici, con un primo piano di ghiaia accuratamente rastrellata o di erba rasata. Se possedete un giardino appartato, tutto quello che dovete fare è collocarvi il vostro santuario, con un po' di ghiaia o una striscia di erba tagliata all'inglese.
Disponendo di spazio, si può invece creare un giardino più sofisticato, con linee convergenti di aiuole fiorite che si innalzano a poco a poco verso il fondo, formando un tumulo dietro ai massi. Come sfondo, si possono scegliere piante che si accompagnino bene con i massi, esaltandone la forma e le dimensioni.
L'immagine può essere incorniciata da un albero che svetta alto sull'insieme e, infine, lo scenario dovrebbe essere racchiuso da un muro, uno steccato o una fitta siepe di sempreverde, per escludere il mondo esterno. 
L'idea di intimità è essenziale per rendere possibile il liberarsi dalle continue associazioni di pensieri o dai richiami della vita quotidiana.

Non esistono due giardini Zen uguali e un giardino ben progettato dovrebbe riflettere il senso estetico e artistico del suo creatore. In particolare, si raccomanda un'attenta riflessione sulle proporzioni degli elementi che lo costituiscono.
Le dimensioni del "santuario" devono essere proporzionate a quelle del giardino: non deve essere troppo grande da dominare la scena, né così piccolo da sfuggire a una prima occhiata. 
Ma bisogna prendere in considerazione anche altri elementi, come la quantità di terra per il tumulo e le aiuole laterali, una giusta dimensione dello spazio in primo piano (anche in questo caso non deve essere né eccessivo, né scarso), I'altezza e il volume delle piante che devono creare l'intimità del giardino.
L'equilibrio tra questi elementi è lasciato al singolo. Se Io desiderate, l'aspetto finale può formare un complesso armonico di forme, colori e strutture, un insieme semplice, ma ricco di dettagli stimolanti. D'altronde, l'aspetto finale può risultare essenziale.


Il giardino Zen del tempio di Daitoku-ji a Kyoto è molto celebre.
La sua caratteristica è la semplicità e il "santuario" di rocce
grige è circondato, nella parte anteriore, dalla ghiaia rastrellata
e sul retro da arbusti e conifere.
Il giardino è custodito dai monaci e ammirato dai visitatori.

Tuttavia, sono da tenere in considerazione due aspetti importanti. In primo luogo, la posizione dei massi deve essere decentrata, in modo che non creino un'armonia troppo scontata con i muri che li circondano. In secondo luogo, per raggiungere il massimo risultato, bisogna sistemare i massi nel modo più semplice e naturale possibile, in modo che le loro forme e dimensioni creino un disegno piacevole, ma irregolare.
L'intensità di tale semplicità grafica si nota nei giardini dei templi Zen di Daito-ku-ji e Ryoan-ji, nella periferia della ex capitale imperiale del Giappone, Kyoto.
Realizzato alla fine del XV secolo, il giardino di Ryoan-ji consiste di 15 grandi sassi, disposti su una distesa di ghiaia bianco-grigia, che viene rastrellata ogni giorno. A eccezione di un po' di muschio, non ci sono altre piante. Nonostante ciò, la semplice e pura bellezza dei massi e I'ambiente circostante ispirano visitatori da tutto il mondo.
Tuttavia qualunque giardino si scelga quello complesso o quello semplice - deve rappresentare un ambiente perfetto per suscitare pensieri profondi, improntati alla contemplazione.



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